lunedì 28 aprile 2014

FUSILLI CON PESTO DI POMODORI SECCHI, RICOTTA E NOCI

Una cena programmata. Oppure degli ospiti inattesi, all'improvviso.
E una sola domanda.
 
Che cosa cucino?? 
Ci viene in aiuto la nostra tradizione, con un piatto versatile all'inverosimile, che piace proprio a tutti, e mette, una volta tanto - e almeno a tavola - tutti d'accordo.
La pasta.
 
Meraviglioso alimento. Ne vado pazza sin da bambina, in qualsiasi modo essa sia condita, riesco a spazzolare tutto il piatto in men che non si dica!
La folgorazione per questo piatto l'ho avuta un mesetto fa, quando siamo andati a fare una "gita fuoriporta" al Lago di Campotosto, un posto meraviglioso, che non potete assolutamente perdervi se vi trovate a passare dalle parti de L'Aquila.

Un negozietto lungo la strada, un caseificio/macelleria, con prodotti tipici e a km 0: due vaschette di ricotta di pecora di giornata dal profumo e dal sapore fantastico. E uscire da li solo con quella è stata una dura battaglia!

Oggi vi consiglio un piatto di pasta con cui stupire gli ospiti o per coccolare la famiglia. Un primo piatto sfizioso, avvolgente, dal sapore deciso, leggermente affumicato e sapido, con il tocco croccante delle noci che gli danno quel je ne sais quoi.
 
Fusilli con pesto di pomodori secchi, ricotta e noci


per 4 persone

320g di fusilli trafilati al bronzo
200g di ricotta di pecora
5 pomodorini secchi
50g di noci tritate grossolamente
pepe q.b.

Mettete a bollire l'acqua e quando sarà il momento buttate la pasta.

Nel frattempo che la pasta cuoce, mettete nella ciotola del mixer con le lame la ricotta, i pomodorini secchi, un mestolo d'acqua di cottura e frullate fino ad ottenere una crema.
Scolate la pasta al dente (tenendo da parte l'acqua di cottura) e conditela con la crema, aggiungendo, se necessario acqua di cottura.

Aggiungete una spruzzata di pepe e guarnite con le noci tritate grossolamente

Accompagnate con un buon vino rosso e gustate la pasta calda.

martedì 22 aprile 2014

PLUMCAKE ANTIOSSIDANTE ALLE PRUGNE CON OLIO D'OLIVA

Ma quanto sono buoni i dolci con l'olio d'oliva??
Personalmente quando posso fare la sostituzione, la opero senza remore.
Qualche tempo fa una giovane mamma che portava uno dei suoi bimbi al nido, appassionata come me di cucina, mi ha segnalato questo articolo (Grazie mille Giovanna!) della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, in cui si esaltano i benefici dell'uso dell'olio d'oliva rispetto al burro, specie nei dolci, e che segnala i benefici di altri ingredienti dalle conclamate proprietà antiossidanti, come anche la frutta secca.
 
L'olio d'oliva non ha colesterolo, ed è ricco di grassi monoinsaturi preziosissimi per l'organismo in quanto favoriscono la sostituzione del colesterolo (cattivo) LDL presente nel sangue, causa di infarti e di ostruzioni vascolari, con colesterolo (buono) HDL, che non rappresenta invece una fonte di pericolo per l'organismo.
 
Parlando di frutta secca, posso dirvi che mi piace un sacco. A partire dall'uvetta, passando per le albicocche secche, fino le prugne che ho utilizzato in questo dolce e che potete quindi liberamente sostituire con altri tipi di frutta secca.

Oggi, quindi, vi propongo un plum cake "antiossidante" alle prugne, ottimo per la colazione e per la merenda di grandi e piccini.
 
Plum cake alle prugne con olio d'oliva
 
 
2 uova medie
180g di farina
100g di zucchero
8g di lievito per dolci
100g di latte
90g di prugne denocciolate
1g di estratto di vaniglia naturale
60g di olio d’oliva
1 pizzico di sale

Iniziate mettendo in ammollo le prugne denocciolate con il latte per circa 20 minuti, trascorsi i quali scolate tenendo da parte il latte e tagliando a pezzetti le prugne. Quindi montate le uova con lo zucchero con lo sbattitore elettrico; quando saranno ben gonfie aggiungete l’olio, la vanillina, il sale e il lievito.
Aggiungete, sempre mescolando, un cucchiaio di farina alla volta, alternandola con il latte, e continuando fino ad esaurimento di entrambi gli ingredienti. Incorporate le prugne a pezzi nel composto e trasferite l’impasto in uno stampo da plum cake, di 22 cm di lunghezza, imburrato e infarinato (per uno stampo più grande vi sarà sufficiente raddoppiare le dosi).

Cuocete in forno già caldo a 180° per 35 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare

venerdì 18 aprile 2014

CESTINI BISCOTTOSI CON CREMA DIPLOMATICA E FRAGOLE.. E TANTI AUGURI DI BUONA PASQUA!

E' arrivata la Pasqua, tempo di scampagnate, di pic nic, di grigliate all'aperto (o arrostate, come si chiamano qui da noi), e soprattutto, tempo di cioccolato!

Quante uova e ovetti di cioccolato avete in casa??

Io e Ale quest'anno eravamo intenzionati ad averne il meno possibile, perché siamo solo in due e avere della cioccolata in casa è una vera tentazione.... Così, quando siamo andati a prendere il nostro uovo di Pasqua, in una fabbrica di cioccolato della zona, ne abbiamo scelto uno da 2 kg di cioccolato al latte.
Poi ne sono arrivati altri due, da parte dei genitori di Ale.
Ieri altri due, da parte del fratello di Ale.
E vuoi che mia madre non ci porti almeno un altro uovo di Pasqua domenica?
 
E ora, con tutto questo cioccolato, che cosa ci faccio??

Ma è chiaro, lo sfrutterò per farne taaaanti dolci! Ho iniziato, infatti, ad accumulare ricette cioccolatose che si prestano bene anche al riciclo del cioccolato.
Questa in particolare è tratta da una ricetta delle Pellegrine Artusi, che ho modificato nelle proporzioni, utilizzando la mia ricetta di crema pasticcera preferita, quella che ho scoperto lo scorso anno come ripieno per i pasticciotti leccesi.
 
Semplicissima da fare, veloce e, ve lo assicuro, vi farà fare un figurone al pranzo di Pasqua, e anche a Pasquetta.
 
Cestini biscottosi con crema diplomatica e fragole
 

per 10 cestini

200g di cioccolato fondente
150g di biscotti secchi tritati

per la crema diplomatica

1 tuorlo
40g di zucchero
20g di farina
250 ml di latte
200g di panna fresca da montare

per decorare

10 fragole di uguali dimensioni
gelatina lucidante (io Fresca Frutta Gelée Fabbri)
 
Per prima cosa si prepara la crema pasticcera, che dovrà essere ben fredda prima di essere utilizzata. Nella planetaria (o con la frusta a mano) sbattiamo i tuorli con lo zucchero, aggiungiamo la farina setacciata e aggiungiamo un po' di latte. Amalgamiamo bene il tutto versiamo il composto nel latte rimasto (a temperatura ambiente). Accendiamo a fiamma bassissima e mescoliamo fino a raggiungere il bollore. Per far in modo che la farina si cuocia bene e la crema abbia un gusto vellutato la cottura dovrà essere molto lenta! Appena giunge a bollore spegniamo il fuoco, trasferiamo la crema in una ciotola di vetro per farla intiepidire poi e successivamente trasferiamola in frigorifero coperta da pellicola a contatto.
 
Adesso mettete a sciogliere il cioccolato a bagnomaria e tritate al mixer i biscotti, che dovranno risultare fini, ma non come fossero una farina.
 
Una volta che il cioccolato è fuso, toglietelo dal bagnomaria e fatelo intiepidire. Aggiungetevi i biscotti tritati, mescolate, e riempite con questo composto 10 cavità di una teglia da muffin in silicone (che faciliterà l'estrazione) facendolo aderire ai lati e lasciandolo cavo al centro.
Mettete a rassodare in frigorifero per 1 ora.
 
Quando la crema sarà fredda e i cestini rassodati, sformateli con molta delicatezza facendo pressione dal basso; sistemateli su un vassoio e riponeteli nuovamente in frigo per 10 minuti.
 
Montate la panna, che dovrà essere ben fredda, e aggiungetela alla crema pasticcera preparata in precendeza. Trasferite in una sac à poche la crema diplomatica così ottenuta (se non l'avete potete farlo con un cucchiaio) e riempitevi i cestini guarnendo poi ogni cestino con una fragola che potete lasciare intera, o tagliarla a ventaglio come ho fatto io.
Lucidate i cestini nella parte superiore con la gelatina e riponete in frigo fino al momento di servire.
 

Buona Pasqua a tutti! :)

martedì 15 aprile 2014

CARROT CAKE ALLA CANNELLA CON CHEESECREAM LEGGERA

Ho fatto questa torta un mese e mezzo fa per il compleanno della mia mamma. All'inizio avrei voluto regalarle una torta piena di rose di gum paste, ma il tempo, come sempre tiranno, non me l'ha permesso... avevo infatti iniziato a formare le rose, ma poi ho dovuto lasciarle li, come opera incompiuta.
Adoro le torte di carote, perché sono sane, leggere e stra-buone!
La classica torta di carote è nel mio ricettario da anni, la torta camilla, ci è entrata da poco tempo. Mi mancava la versione d'oltreoceano, alta, umida.. per certi versi, un'americanata, ma caspita se è buona!!
Non è eccessivamente dolce, umida, soffice e golosa; le noci tritate aggiunte all'impasto danno quel tocco di croccantezza in più e la cheesecream leggera è una vera scoperta: spumosa, morbida e leggera come una nuvola, con tutta la bontà dei sapori di casa nostra in una consistenza nuova.
La base si presta inoltre anche ad essere cotta negli stampi da muffin o da plumcake diventando un'ottima torta da colazione o merenda.
La ricetta, sapevo che non mi avrebbe deluso, è di Minù, de Il goloso mondo di Minù, alla quale avevo rubato anche la ricetta per la mia ultima torta di compleanno, la Dark Chocolate cake con mascarpone cream ai lamponi e ganache al cioccolato.
Carrot cake alla cannella con cheesecream leggera
4 uova grandi
100g di zucchero semolato
150g di zucchero di canna integrale
350g di carote pelate e grattugiate finemente
100grdi noci tritate grossolanamente (io 60g)
260g di farina 00
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1/2 cucchiaino di sale
8g lievito per dolci
3 cucchiaini di cannella in polvere (ma potete aumentare o diminuire la dose a vostro gusto)
250 ml di olio di semi leggero
1 cucchiaino di estratto puro di vaniglia
per la cheesecream leggera
200g di  philadelphia yo

300g di panna fresca da montare

120g di zucchero a velo (60g se si usa panna vegetale dolcificata)

1 cucchiaino di estratto puro di vaniglia (o altro aroma)

In planetaria, con la frusta K, montare le uova per circa 1 minuto (devono solo schiumare), aggiungere lo zucchero e montare per 1 altro minuto, quindi versare a filo l'olio di semi e la vaniglia, quindi lasciar montare l'impasto per un paio di minuti.
A parte, mescolare e setacciare la farina, con il lievito, il sale, il bicarbonato e la cannella e aggiungerli al composto in planetaria facendo mixare giusto il tempo che tutta la farina sia ben incorporata (non mixare di più).

A mano con la spatola aggiungere noci e carote.
Dividere il composto in 3 stampi* di 20 cm (io li ho rivestiti con carta forno) e cuocere a 180° per 25-30 minuti (finchè lo stecchino uscirà pulito).
* Se non si riescono ad infornare i 3 stampi contemporaneamente, mentre il primo disco di torta cuoce conservare il restante impasto in frigorifero coperto da pellicola, in modo da bloccare la lievitazione.
Prepariamo ora la cheesecream leggera. Nella planetaria, con la frusta K, far ammorbidire il philadelphia, quindi aggiungere lo zucchero a velo setacciato e l’aroma e far montare a media velocità fino ad ottenere un composto cremoso.
A questo punto cambiare la frusta alla planetaria e utilizzare la frusta a filo.
Con la planetaria in movimento (e a massima velocità) aggiungere la panna a filo e lasciar montare il composto finché diventa ben spumoso.
Una volta che le basi della torta saranno fredde, farcite ogni strato con 1/4 della cheesecream alla cannella, procedendo in questo modo: torta, crema, torta, crema torta, crema. Vi resterà 1/4 di crema con la quale coprirete la parte esterna della torta e riuscirete a fare qualche ciuffetto sulla parte superiore.
Io ho ulteriormente decorato il girotorta con un tarocco dentellato, i 40g di noci tritate che non ho aggiunto all'impasto e dei lamponi freschi sui ciuffetti di cheesecream.

venerdì 11 aprile 2014

PER COMBATTERE GLI "ULTIMI" FREDDI: CANEDERLI IN BRODO

Anche se nella parte meridionale dello stivale e sulle isole il clima è già  primaverile, qui a L'Aquila, con i nostri 11 mesi di freddo e 1 di fresco, siamo ancora con la neve abbondante sulle montagne.
Va da sé che, se di giorno le temperature, specie se ci si piazza al sole a mo' di lucertola, sono gradevoli, e i più calorosi si possono permettere una mezza manica, la sera, ci vuole una sciarpina leggera e la giacca di mezza stagione.
 
Diciamo che siamo ancora in quel periodo di passaggio in cui alla sera una cosa calda è ancora graditissima!
 
Visti in tv dalla Paroda nazionale, e replicati dopo qualche giorno, i canederli, o knödel, detto alla trentina,  in brodo, sono un piatto tipico della gastronomia Tirolese, in particolar modo delle città di Trento e Bolzano.
 
Questo gustoso piatto è sicuramente uno dei più conosciuti ed apprezzati della cucina trentina, i canederli, non sono altro che palline di pane farcite con speck o formaggio cotte nel brodo di carne, e sono un piatto molto calorico e nutriente adatto soprattutto al periodo autunnale ed invernale.
 
Per quanto riguarda le origini di questo piatto, possiamo dire che sicuramente i canederli sono una ricetta antichissima di derivazione contadina. I contadini, infatti, preparavano questo piatto utilizzando gli avanzi di pane diventato raffermo, insieme ai prodotti che l'allevamento gli offriva: speck e formaggio appunto, che ancora risultano i capisaldi della gastronomia trentina.
Al giorno d'oggi, i canederli si sono evoluti ed infatti ne possiamo trovare di tutti i tipi con farciture sempre diverse: i classici allo speck o formaggio, con gli spinaci, con le erbette, e chi più ne ha più ne metta.
 
Canederli allo speck in brodo

 
per 4 persone

200g di pane raffermo
150 ml di latte 
2 uova 
sale
pepe 
100g di speck 
1 cipolla (io 1/2 scalogno) 
olio 
una noce di burro
prezzemolo q.b.
40g di farina ( + quella per infarinare) 
un pizzico di noce moscata

in più ci servirà

brodo di carne (circa 2 lt)
parmigiano q.b.

Spezzettate e tritate grossolanamente il pane raffermo a cubetti e ammollatelo in una ciotola con il latte, le uova, sale e pepe. Mescolare e lasciare riposare per almeno due ore coperto con della pellicola o un canovaccio pulito.

Trascorse le due ore, tritate speck e cipolla finemente e soffriggerteli nel burro; quando la cipolla sarà dorata, aggiungeteli al composto di pane, che nel frattempo si sarà ammorbidito.

Aggiungete anche farina, prezzemolo finemente tritato e un bel pizzico di noce moscata; impastare bene e infine riporre in frigo per 30 minuti, coprendo la ciotola con della pellicola in modo che l'impasto raddodi. Trascorsa la mezz'ora modellare i canederli formando delle palline di circa 8-10 cm di diametro, che poi passerete nella farina.
Per evitare che il composto si appiccichi troppo alle mani, bagnatele in una scodella d’acqua che terrete accanto.

Cuocete i canederli buttandoli tutti insieme nel brodo bollente per 15 minuti a fuoco basso; quando verranno a galla saranno pronti.
Servire spolverando con parmigiano.
 

mercoledì 9 aprile 2014

MAI PIU' SENZA: CEREALI FATTI IN CASA!

Eccomi di nuovo! Non ero sparita.....
Tra le lezioni all'università, studio, casa e qualche immancabile problema, sono stata un po' con l'acqua alla gola. Tuttavia, ho una sfilza infinita di ricette da postare sul blog, quindi, non disperate!

Inizio da questi cereali: una vera rivelazione!
Quando sono capitata per caso sul blog di Silvia, Craft Marmalade, sono rimasta esterrefatta dalle foto.. delle immagini bellissime, per ricette splendide e innovative, con composizioni e luci perfette, che sembrano estrapolate dalla più quotata rivista di settore. Più spulciavo il blog e più ero stupita..
Quando poi ho scoperto che Silvia è una ragazza poco più che diciottenne...... non ho potuto far altro che scriverle per farle i miei più sinceri complimenti: sentiremo parlare di lei, ne sono certa!

Tra l'altro abbiamo anche lavorato insieme al progetto "Unlamponelcuore" ^_^

Questa ricetta, l'ho presa da lei, e dopo i primi cinque minuti di incredulità, mi sono buttata senza remore alla preparazione dei cereali, di cui sin da piccola sono un'appassionata degustatrice: di qualunque tipo/gusto/forma.. per farla breve, li adoro!
Gustateli nel latte caldo, che ammorbidirà leggermente le palline che risultano, dopo la cottura, biscottose... ne resterete colpiti e non vorrete mai farvene mancare in dispensa!

Palline di cereali al cacao
ricetta dal blog craftmarmalade 
 

120g farina
1 albume medio/grande
85g miele
20g cacao
20g farina di mandorle (io l'ho omessa)
1 pizzico di sale
 
Mescolate tutti gli ingredienti e impastate come se dovreste fare una frolla. L'impasto risulterà un po' appiccicoso, per cui riponetelo in frigo per circa 30 minuti per poterlo lavorare meglio.
 
Spolveratevi le mani con un po' di farina e armatevi di buona voglia: formate delle palline grandi quanto mirtilli e disponetele su di una teglia ricoperta di carta da forno. 
 
Cuocete per 15-17 minuti a 160°.
A metà cottura muovete un po' la teglia in modo da cuocerli in maniera omogenea.

Sfornate a lasciate raffreddare, quindi conservate le palline di cereali in una scatola a chiusura ermetica.


 

martedì 25 marzo 2014

FOCACCIA FARCITA CON IL LIEVITO MADRE

Il mio lievito madre ha compiuto due mesi tre giorni fa, e io sono una genitrice veramente orgogliosa!
 
Questo mondo è nuovo per me e ho tantiiiiiissime cose da imparare, sicuramente qualche volta sbaglierò anche, ma ho tanta voglia di provare. Ho mangiato per 26 anni prodotti fatti con il lievito di birra che consideravo ottimi, ma quando ho provato quelli fatti con il lievito madre... non c'è paragone. E' un sapore diverso, che non capisci se non assaggi.

Mi ricorda il profumo che sentivo da bambina in un panificio vicino casa, quando la proprietaria, amica di mia madre, mi faceva entrare nel laboratorio: mi incantavo a vedere le grandissime impastatrici che lavoravano quelle masse gigantesche ed emanavano un profumo inebriante, inconfondibile. Poteva anche lasciarmi sola per qualche minuto, mi ritrovava esattamente dove mi aveva lasciato, ipnotizzata davanti ai bracci meccanici che impastavano.
La focaccia è diventata un appuntamento settimanale fisso a casa nostra, ci piace troppo! Questa volta ho provato a farla in modo diverso, mettendo una farcitura all'interno di prosciutto cotto e mozzarella passita - che ho scoperto qui a L'Aquila, e che sarebbe, se non erro, la provola non affumicata. Mi credete se vi dico che era una goduria pazzesca?
 

Focaccia farcita con il lievito madre
 
 
lievito madre rinfrescato
prosciutto cotto
mozzarella passita o provola
sale
olio evo
acqua
 
Il procedimento è lo stesso che per l'altra focaccia, semplicissimo.
Si parte con il lievito madre rinfrescato. Facciamo un rapido riepilogo su come procedere per il rinfresco.
 
Tiro fuori il mio lievito madre dal frigo qualche ora prima del rinfresco - diciamo alle 13 -, in modo che torni a temperatura ambiente e che quindi i microrganismi al suo interno si "sveglino". Voglio panificare, quindi procedo al rinfresco - sono trascorse due ore da quando l'ho tirato fuori dal frigo, quindi sono le 15 circa - facendolo su tutto il mio lm e non solo su una parte.
In una ciotola peso il mio lm che era di 800g, aggiungo la metà del suo peso di farina, quindi 400g e acqua tiepida per 1/3 del suo peso, ovvero 200g.
 
Quindi le proporzioni che ho sono queste:
 
800g di lievito madre non rinfrescato
400g di farina manitoba
200g di acqua tiepida
 
Impasto fino ad ottenere un composto omogeneo ed elastico.
 
Prelevo 400g del mio lievito madre così rinfrescato, ne faccio un panetto e lo ripongo nuovamente nel mio contenitore di vetro, coperto con un canovaccio (dopo un paio di ore  - grossomodo alle 16, meglio ancora alle 18 - chiudo con il coperchio e lo rimetto in frigo).
 
Con il lievito madre rinfrescato che mi resta andrò a fare la mia focaccia: in una teglia antiaderente leggermente unta di olio evo vado a disporre metà del mio impasto allargandolo leggermente con le mani, in modo che copra tutto il fondo della teglia. Farcisco con il cotto, la mozzarella passita tagliata a fette abbastanza sottili e copro il tutto con l'altra metà dell'impasto, sigillando bene i bordi.
 
Con la pellicola copro la mia teglia, badando che sia ben tesa e distante quindi dall'impasto per evitare che ci si appiccichi. Lascio riposare il mio impasto così coperto per 4-5 ore.
 
Trascorse le ore di riposo accendiamo il forno e prepariamo l'emulsione di olio e acqua in parti uguali. Togliamo la pellicola e cospargiamo la superficie della focaccia con l'emulsione e saliamo. Quindi cuociamo in forno preriscaldato a 180° per 25-30 minuti, ovvero fin quando sarà dorata.
 
Io ho utilizzato il cotto, ma possiamo utilizzare qualsiasi cosa: patate e broccoletti, spinaci e ricotta, speck e gorgonzola... chi più ne ha più ne metta!
 

martedì 18 marzo 2014

PANE INTEGRALE CON LA PASTA MADRE, SULLE ORME DI NONNA FEDORA

Spesso ripercorro le orme di mia nonna Fedora, arrivata in Abruzzo dalla Calabria, insieme alle sue quattro sorelle, aveva incontrato Valentino, un muratore che lavorava nei cantieri a Roma e quando tornava al paese lavorava la sua terra, dove aveva piantato ortaggi, verdure, meli, peri e noccioli.
 
Si erano sposati e avevano avuto sei figli, cinque femmine e un maschio: Anna, Luisa, Lugina, Pasquale, Marcella e Maura.
 
I miei nonni Fedora nel cerchietto a sinistra e Valentino a destra, il giorno del matrimonio della figlia maggiore, Anna
Vivevano in una casa modesta, composta di camera e cucina, in una frazione a circa 30 chilometri da L'Aquila, dove non c'era ne' la farmacia ne' l'ufficio delle poste. C'era un piccolo negozio di alimentari, una stanza adibita a scuola elementare e il forno comunale, dove una volta a settimana nonna Fedora portava a cuocere i suoi filoni di pane: impastava la mattina prestissimo, sempre prima dell'alba, da sola, perchè non voleva "i citeri" - i bambini - intorno.
Lasciava lievitare l'impasto sufficiente a fare cinque o sei filoni nella madia, coperto con un telo di cotone pulito sul quale adagiava una vecchia coperta di lana. Quando i filoni, che aveva formato e sistemato su una tavola di legno lunga quasi due metri, dopo la lievitazione erano pronti per la cottura chiedeva l'aiuto di Luigina (la mia mamma), che era la più alta delle cinque figlie, e insieme trasportavano sulla testa, da casa fino al forno, la tavola con il pane da cuocere. Alla fornaia doveva pagare qualche lira o lasciarle come pagamento uno dei filoni, ma siccome la farina era un bene prezioso, farli costava fatica e le bocche in casa erano otto, non pagava mai in "natura".

Il pane di nonna Fedora era quello scuro, fatto con la farina integrale e con il sale aggiunto all'impasto: il pane tipico de l'Aquila.
Prima di andare a casa di mia madre a trovarla, mia nonna chiamava e per telefono le diceva: "Non ti offendere, ma il pane me lo porto da casa, che lì non lo sanno proprio fare". Non che il pane a Rieti non sia buono, ma a differenza di quello abruzzese non ha sale nell'impasto, e si mantiene fresco mooolto di meno.

Quando si parla del  buon pane di una volta spesso ci sembra solo una frase fatta, ma quando si gusta la differenza tra un pane tradizionale e un pane gommoso, che secca in poche ore, ci si accorge che quella frase non è per niente retorica.

Il pane di una volta a l'Aquila era fatto con farina quasi integrale o integrale, macinata di fresco o da pochi giorni, con lievito naturale a pasta acida e quindi a lievitazione lenta, in modo tale da permettere una completa trasformazione delle proteine in aminoacidi, con lo sviluppo di alcuni acidi secondari in grado di ampliare la gamma delle sensazioni gustative e di mantenere una consistenza ed una fragranza ottimale della pasta. Poi, la cottura lenta al forno a legna e l’utilizzo di varietà di grano locali o di farine miste e cioè con cereali diversi, faceva il resto. Il risultato era un pane fragrante che ti "riempiva la bocca", morbido, sostanzioso e quindi ne bastava poco per saziare; pieno di sapore e serbevole per diverse settimane.
 
In Abruzzo esistono tante varietà di pane. Nella zona montana dell'Aquila i tipi più diffusi sono quello integrale (o scuro), semi integrale (o semi scuro) e quello con le patate. Oggi si trovano gli stessi tipi di pane di una volta, ma, quasi nessuno utilizza il lievito naturale, né le farine macinate fresche, e il prodotto ne perde.
 

Per preparare questo pane ho cercato di seguire le orme di mia nonna, la quale, come vi raccontavo anche nel post sulla focaccia con il lievito madre, utilizzava già questa "tecnica" - chiamiamola così -  di lievitazione, pur non conoscendo le caratteristiche chimiche della lievitazione acida rispetto a quella fatta con il lievito di birra. Ho utilizzato inoltre l'acqua de L'Aquila e la farina integrale. L'unica differenza, forse, rispetto a quello di nonna Fedora, è che io non sono dovuta andare a cuocerlo nel forno comunale, ma ho potuto farlo comodamente a casa. ^_^

E' stato il pranzo mio e di Ale sabato scorso, mentre eravamo andati a fare una "gita fuori porta" al lago di Campotosto: un panino con due fette di mortadella appena tagliata tra due fette di questo meraviglioso pane... poesia pura!


Pane integrale con lievito madre
adattata dal blog Pan di pane
 

per il prefermento

120g di lm solido
130g di acqua
110g di farina integrale

per il pane

300g di di prefermento (come sopra)
400g di farina integrale
200g di acqua di rubinetto fredda
1 cucchiaino di zucchero
12g di sale

Il giorno prima, rinfrescate, come d'abitudine, il vostro lievito (se volete approfondire l'argomento lievito madre e cosa si intende per rinfresco, vi rimando a questo post, dove troverete tutto).
24 ore dopo il rinfresco, prelevate la quantità che vi occorre per panificare, nel mio caso 120 grammi, quindi lasciatelo a temperatura ambiente in modo che i batteri si riattivino.


Preparare il prefermento almeno 10-12 ore prima, impastando il lm solido con l'acqua e la farina integrale, coprendo poi la ciotola con pellicola per alimenti e riponendolo in un luogo tiepido, al riparo dagli spifferi. Trascorse le 12 ore, dovreste avere un prefermento come questo, bello attivo, pronto per essere trasformato in pane. Ecco il mio dopo 15 ore.


Sciogliete nell'acqua dell'impasto lo zucchero e il prefermento. Aggiungere a pioggia la farina alla quale avrete mescolato il sale, e amalgamate per un paio di minuti, fino a che il liquido non sarà assorbito tutto completamente.


Lasciare riposare a campana (ovvero appoggiato sul piano di lavoro coprendo l'impasto con una ciotola capovolta) per circa 40 minuti.

Fare due serie di "pieghe a tre" a distanza di 30 minuti l'una dall'altra, allargando con le dita l'impasto a forma di quadrato e ripiegando i lati verso la parte centrale dell'impasto come se stessimo piegando una lettera, prima in una direzione poi nell'altra.
Lasciare riposare ancora 30 minuti e dare la forma alla pagnotta con una piega a fazzoletto ( allargare delicatamente l'impasto come fosse un quadrato, riportare i 4 angoli verso il centro, si formeranno altri 4 angoli, riportate anche quelli al centro unendoli assieme come per chiudere il fazzoletto).


 
Prendere un cestino o una ciotola, foderarli con un canovaccio, - operazione che ho dimenticato di fare - spolverare con abbondante semola e mettervi la forma a lievitare con la chiusura rivolta verso l'alto. Coprire con un canovaccio per non far asciugare l'impasto e fare riposare finché avrà raggiunto il giusto volume: dovrà raddoppiare, a quel punto sarà pronto per il forno.
Possono servire 5-7 ore dall'inizio dell'impasto. Ecco come si presentava il mio pane prima e dopo la lievitazione (dopo 5 ore dalle pieghe).


Ribaltare la ciotola con l'impasto sulla placca che avrete cosparso di semola rimacinata, massaggiate l'impasto con una mano per distribuire bene la farina rimasta attaccata in eccedenza.
Eseguire i tagli con una lametta ed infornare in forno già ben caldo a 240°C , dove avrete lasciato una teglia metallica (ormai rovente) per generare il vapore: per fare ciò gettate sopra la teglia un mezzo bicchiere d'acqua e chiudete lo sportello del forno.
La cottura totale è di un'ora.
Dopo 15-20 minuti abbassate la temperatura a 220°C.
Dopo altri 20 minuti abbassare a 200°C e a 10 minuti dalla fine create lo spiffero (bloccando lo sportello del forno con un cucchiaio di legno) per far fuori uscire il vapore e l'umidità.

Una volta sfornato far raffreddare su una gratella metallica.


 Tagliare a completo raffreddamento.
 
 

sabato 15 marzo 2014

STREET SWEET: GAUFRES DE LIEGE

Le Gaufres de Liege, localmente chiamate gaufres au sucre, sono una specialità belga, della città di Liegi.
 
Rispetto alle gaufres classiche o waffels, l'impasto per le gaufres de Liège è fatto con lievito di birra, cannella, e incorporando, prima dell'ultima lievitazione, zucchero perlato - o in granella. Tradizionalmente, nella forma, non presenta angoli, ed è cotta su un ferro a 24 buchi; si consuma fredda o tiepida se mangiata appena fatta presso uno dei tanti chioschetti che le preparano - in Belgio o in Francia, ça va sans dire.
 
In cottura, lo zucchero perlato di scioglie, caramellando e creando una splendida crosticina... una vera delizia che unisce il buono di un lievitato con l'immediatezza da street food, anzi street sweet.
Causano, dipendenza.. sappiatelo!
 
Gaufres de Liege
ricetta da Il Cavoletto di Bruxelles
 
 
300 g di farina
1 cucchiaino di lievito secco di birra (o 20 gr di lievito fresco)
60 g di burro
2 bustine di vanillina (io 1.5 g di estratto di vaniglia naturale)
2 cucchiai rasi di zucchero
1 pizzico di sale
100 g di granella di zucchero
 
Fate intiepidire un paio di cucchiai di latte e fatevi rinvenire il lievito.
Mescolare farina e il lievito sciolto, aggiungendo poi anche gli altri ingredienti secchi, tranne lo zucchero in granella. Lavorare e se necessario aggiungere un po’ di latte.
Formare una palla e far riposare mezz’ora in una ciotola coperta da pellicola alimentare.
Al termine aggiungere all’impasto il burro “ramolli mais non fondu” (quindi a temperatura ambiente e ben morbido) e rilavorare il tutto (a questo punto potreste aver bisogno di aggiungere della farina, 2-3 cucchiai, per ottenere una pasta ben lavorabile e elastica).
 
Formate dei panetti – circa 8 – e rotolateli nello zucchero in granella facendo aderire bene e magari facendo entrare qualche cristallo; quindi fate riposare coperto a lievitare per circa un’ora.
 
 
Cuocere nell’apposito ferro ben caldo fino a doratura. Mangiate! :)

martedì 11 marzo 2014

VOGLIA DI ESTATE: BOUNTY HOME MADE

Il freddo quest'anno mi ha proprio stufato.
Ecco, l'ho detto!
 
Solitamente l'inverno non mi dispiace, perché mi da la possibilità di dedicarmi alla casa, allo studio, alle mie passioni (ndr. cucinare ^_^), agli affetti, a una tazza di tè fumante mentre fuori piove, a un buon libro accoccolata sul divano sotto la copertina..

Ma quest'anno non vedo l'ora che la temperatura esterna inizi a salire, per mettere via i maglioni, le sciarpe e i cappotti.
Sarà che abbiamo in progetto di tornare in Egitto in vacanza, e quindi non vedo l'ora che arrivi l'estate, sarà che ho bisogno di una ventata d'aria nuova sotto diversi punti di vista.. non lo so.

Fortunatamente l'ingegno non mi manca, e quando qualche settimana fa ho ricevuto dei prodotti straordinari dalla Fabbri, è scattata una molla dentro la mia testa. Il tempo di prendere un ingrediente che non avevo, e via in cucina a preparare una ricetta per scacciare il freddo e attirare su di noi delle temperature più miti, anche solo con l'immaginazione.
 
Generalmente evito le schifezze, ma se è vero che si vive una volta sola, almeno non voglio andarmene senza aver provato a riprodurre questo snack che troviamo sempre nei distributori automatici a scuola, in ufficio, all'università ecc. Il Bounty è sempre stato uno dei miei preferiti: adoro il cocco. Se utilizzate poi come ho fatto io il cioccolato Kroccant, è veramente un gioco da ragazzi!
Inoltre, la farina di cocco è naturalmente senza glutine, il cioccolato Kroccant, anche, quindi questa ricetta è adatta a tutti: un motivo in più per prepararla no?
 
Bounty home made
 
 
250g di farina di cocco
120g di panna fresca
70g di zucchero
30g di burro
 
Kroccant Fabbri (oppure cioccolato fondente) q.b.
 
In una casseruola media mettete a scaldare la panna e il burro. Quando quest'ultimo sarà totalmente sciolto aggiungete lo zucchero e la farina di cocco, mescolando finchè questa avrà assorbito tutto il liquido.
 
Trasferite il composto in una terrina e lasciate raffreddare.
Quando il tutto sarà quasi freddo, formate delle palline, un po' ovali, pressandole bene, fino ad esaurimento del composto, quindi trasferitele sul un piatto e mettete in frigo per 30 minuti a raffreddare.
 
Quando le palline saranno ben fredde, potrete lavorarle più facilmente e sarete in grado di dargli una forma più "squadrata". Una volta che tutte le barrette saranno formate, mettete in freezer per una decina di minuti.
 
 
Nel frattempo preparate il cioccolato. Fate scaldare dell'acqua in un pentolino; quando sarà bollente spegnete il fuoco e adagiate sul fondo il barattolino del cioccolato Kroccant aspettando che il prodotto all'interno sia tornato liquido. Se non l'avete, potete utilizzare del cioccolato fondente sciolto a bagnomaria - indicativamente ve ne occorreranno circa 200g.
 
Quando il cioccolatò sarà pronto tirate fuori la barrette dal freezer e adagiatele su una gratella sistemata sopra una ciotola (in questo modo potrete recuperare l'eccesso di cioccolato). Colate il cioccolato su ogni barretta: il bello del Kroccant è che solidificherà all'istante reagendo con il freddo.
 
 
Una volta che la superficie è asciutta, potete bagnare anche la parte sottostante delle barrette nel cioccolato e lasciarlo rapprendere poggiandole su una teglia e trasferendo il tutto in frigo per 15 minuti.
 
Mangiate in compagnia, pregustando il sapore dell'estate che verrà!
 
 

sabato 8 marzo 2014

PAVLOVA AI LAMPONI PER UNLAMPONELCUORE

Oggi, 8 marzo, è il giorno dedicato alla festa della donna.
Si regalano mimose, fiori, piantine, cioccolatini, semplici bigliettini e piccoli cadeau.

Io, da brava foodblogger, invece, vi regalo una ricetta: una ricetta dalle donne per le donne, per rendere loro omaggio, ribadendo a chiare lettere ciò che significa essere donna, alla forza, alla determinazione, alla fragilità, alla dolcezza..
 
La mia ricetta si aggiunge a quelle di molte altre e altri, che a partire da un'iniziativa di Anna Maria Pellegrino autrice del blog "La cucina di qb", si sono uniti per dare voce a un progetto. Anna Maria, durante la sfida dello scorso mese del MTChallenge sugli strudel, ha presentato una proposta accompagnata dalla storia di un gruppo di donne della Bosnia Erzegovina che ha lasciato a tutti uno spunto su cui riflettere. Da li ad organizzarci per dare vita a un'iniziativa che ci riunisse sotto il nome di "Unlamponelcuore" il passo è stato breve.
 
 
Con questa iniziativa, i food blogger che aderiscono a Unlamponelcuore" intendono far conoscere il progetto "lamponi di pace" della Cooperativa Agricola Insieme, nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nel quale le truppe di Radko Mladic uccisero tutti i loro mariti e i loro figli maschi.
Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo circa dieci anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell'antica coltura dei lamponi e sull'organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull'aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall'inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola "ritorno" nella scelta del "restare".
 
 
Pavlova ai lamponi per "unlamponelcuore"
 

per la meringa italiana
 
185g di zucchero semolato *1
50g di acqua
110g di albumi a temperatura ambiente
35g di zucchero semolato *2
 
per la farcitura
 
500g di lamponi freschi
400g di panna fresca da montare
 
 Per preparare la meringa italiana iniziate con il mettere lo zucchero semolato (*1 - quindi i 185g) in una pentolina insieme all'acqua, mescolate per far si che tutto lo zucchero sia bagnato, quindi ponete sul fuoco medio, senza mai mescolare. Dovrete portare lo sciroppo fino alla temperatura di 121° centigradi.
 
Mentre lo sciroppo raggiunge la temperatura montate nella planetaria con la frusta montate a neve ferma gli albumi con lo zucchero semolato (*2 - ovvero 35g).

Non appena lo sciroppo di zucchero è a temperatura, con la planetaria in azione alla massima velocità, versatelo a filo negli albumi montati e lasciatelo incorporare (versate lo sciroppo sugli albumi, facendolo cadere al lato della ciotola, e non sulla frusta, poiché verrebbe "schizzato" sulle pareti della ciotola e si raffredderebbe immediatamente senza cadere quindi nella meringa).
 
Dovrete a questo punto lasciar montare la meringa finchè la ciotola della planetaria non sarà fredda (ci vorranno circa 10 minuti).
La meringa è pronta quando forma questi picchi che non si muovono:


A questo punto potete trasferire la meringa in una sac à poche in cui avrete predisposto una bocchetta tonda liscia.
Preriscaldate il forno a 110°, e preparate due teglie coprendole con della carta forno.
Se siete abbastanza in confidenza con la sac à poche potete andare a mano libera, altrimenti, sul retro di ogni foglio, tracciate con la matita dei cerchi (del diametro di un bicchiere da 250 ml) che vi faranno da linee guida, a 3 cm circa l'uno dall'altro. In alternativa, se volete fare un'unica pavlova dovrete disegnare nel retro della carta forno un cerchio del diametro di un piatto piano. 
 
Iniziate disegnando il contorno del cerchio con la meringa, quindi riempite ogni cerchio con dei cerchi concentrici fino ad avere dei dischi "pieni" (chiedo venia, ma non ho pensato a fare un passo-passo fotografico, ad ogni modo spiegarlo a parole è molto più complesso di quanto non lo sia nella realtà).
 
Quando avrete formato il disco della base, dovrete ripassare il bordo di ogni disco, creando un paio di anelli di meringa sopra di esso, sempre tenendovi solo sul bordo esterno: dovrete costruire una specie di "muretto" in grado di contenere il ripieno. 
 
Infornate e tenete lo sportello del forno socchiuso aiutandovi con il manico di un cucchiaio di legno. Cuocete per 45 minuti, quindi spegnete il forno, chiudete lo sportello e non sfornate prima che il forno sia completamente freddo (è un trucchetto che ho imparato per non far scurire le meringhe).
 
Quindi sfornate le basi e staccatele delicatissimamente dalla carta forno.
Poco prima di servire montate la panna - che vi consiglio di non zuccherare -, e lavate e tamponate delicatamente i lamponi con della carta da cucina, quindi procedete ad assemblare le vostre pavlove: riempite ogni cavità con la panna montata, quindi adagiate sopra di essa i lamponi.


Di seguito dove si possono trovare i prodotti della Cooperativa Agricola Insieme:

- sono distribuiti da Coop-Adriatica* e NordEst quindi si trovano più facilmente nel Veneto, Friuli Venezia Giulia, parte dell'Emilia e della Lombardia al confinte.
- sono distribuiti anche da Altromercato e dal commercio equosolidale e dal loro sito (altromercato.it) è possibile, tramite anche una richiesta via email, ottenere i punti vendita;
- nel milanese vengono distribuito da MioBio (http://www.mio-bio.it/), un gas molto attivo;
- Rada Zarcovick, la responsabile della cooperativa, sta prendendo accordi con le Coop che si occupano dei punti vendita della Lombardia e della Toscana per poter distribuire anche in queste zone i loro prodotti

* per quanto riguarda Coop Adriatica le confetture dei frutti della pace è in assortimento solo nel canale iper:
ADRIATICA BOLOGNA IPER BORGO
ADRIATICA BOLOGNA NOVA
ADRIATICA BOLOGNA LAME
ADRIATICA VENETO SAN DONA'
ADRIATICA VENETO SCHIO
ADRIATICA VENETO CONEGLIANO
ADRIATICA VENETO VIGONZA
ADRIATICA ROMAGNA IMOLA
ADRIATICA ROMAGNA RIMINI
ADRIATICA ROMAGNA LUGO
ADRIATICA ROMAGNA FAENZA
ADRIATICA ROMAGNA RAVENNA
ADRIATICA MARCHE PESARO
ADRIATICA MARCHE CESANO
ADRIATICA ABRUZZO SAN BENEDETTO
ADRIATICA ABRUZZO CHIETI
ADRIATICA ABRUZZO ASCOLI

Chi ne parla?

http://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/rubriche/cultura/2014/03/05/Italia-Bosnia-food-blogger-sostegno-donne-Bratunac_10185089.html

http://www.gamberorosso.it/news/item/1019237-donne-dolci-solidarieta-e-300-foodblogger-per-l-8-marzo-unlamponenelcuore-a-sostegno-della-cooperativa-agricola-insieme

http://www.cavoloverde.it/public/articoli/eventi/dettaglio_articolo.asp?id=1936

http://www.lazionauta.it/lamponi-di-pace/

http://www.argacampania.it/articolo4.asp?id=9887

http://www.santalessandro.org/2014/03/lamponi-la-bosnia/

giovedì 20 febbraio 2014

LA MIA PRIMA FOCACCIA CON IL LIEVITO MADRE, QUESTO SCONOSCIUTO..

Esattamente un mese fa è iniziata la mia seconda avventura con il lievito madre.
Sulla prima, stendiamo un velo pietoso, dal momento che, trascorso anche in quel caso, un mese e qualcosa, il mio lievitino si era tristemente suicidato..
 
Dicono che la terza seconda volta, è quella giusta!

Per dargli vita, ho seguito pedissequamente le indicazioni di Cranberry, che potete trovare qui, in un post esauriente e molto completo.
Sostanzialmente il lievito madre è un impasto di farina e acqua lasciato fermentare naturalmente o con aggiunta di zuccheri. Le nonne, come la mia, lo utilizzavano per fare il pane: ogni volta che impastavano, mettevano da parte una pagnottina di impasto che utilizzavano come "starter" per l'impasto successivo. Questo perché la pasta fermentata è ricca di batteri che favoriscono la naturale lievitazione: nel lievito di birra sono presenti i saccaromiceti (saccharomyces cerevisiae), che si cibano di zuccheri e rilasciano anidride carbonica e facendo lievitare gli impasti, nel lievito madre, invece, ci sono i lattobacilli (lactobacillus plantarum) che producono soprattutto acido lattico dalla fermentazione degli zuccheri, favorendo la lievitazione.
 
Oltre a conferire ai lievitati una maggiore digeribilità (rendendo il consumo adatto anche agli intolleranti al lievito di birra), il lievito madre conferisce un’aroma più intenso, con un sapore e  una fragranza che sono molto diversi da quelli che si otterrebbero con il lievito industriale.

Per l'innesco del lievito madre abbiamo bisogno di tre ingredienti: farina, acqua, miele (ma c'è anche chi usa un pezzetto di mela, lo yogurt, o comunque un elemento che apporti una quantità di zucchero da cui la lievitazione possa partire e del quali i batteri potranno nutrirsi).
 
Lievito madre
 
FOTO 1 - La pasta madre dopo 48 ore di riposo

200g di farina manitoba
100g di acqua tiepida
1 cucchiaio di miele

GIORNO 1
 
In una ciotola, mettete la farina, fate un buco al centro e versateci l’acqua tiepida poca per volta e il miele. Miscelate per bene, formate un panetto, fate un taglio a croce e mettete a lievitare per 48 ore in un barattolo di vetro di 1 lt di capienza (FOTO 2).
 
Il barattolo dovrà essere chiuso con un panno ( in modo tale che l’aria possa entrarci dentro) e riponetelo in dispensa o comunque in un luogo caldo la cui temperatura sia sui 20-28°.
 
FOTO 2 - La pasta madre appena nata
 
Durante le 48 ore vedrete che il vostro impasto avrà reagito. Inzieranno a formarsi delle alveolerature all’interno della pasta, aprendola sentirete un odore acidulo, fastidioso…ma non preoccupatevi, vuol dire che sta bene ed è vivo (FOTO 1).
 
GIORNO 2
 
Trascorso il tempo il lievitino sarà più alto e morbido di quando lo avrete inserito. Riprendete la pasta e pesatela: dovreste ottenere una pasta quasi del doppio in peso della precedente, diciamo sui 350g circa. In una ciotola mettete 200g di pasta  (*il resto buttatela perché in questo momento è ancora troppo acida per poter essere utilizzata per il consumo) aggiungete lo stesso quantitativo di farina manitoba, ovvero 200g e poi la metà di acqua tiepida, cioè 100g.
 
Avrete così una pasta idratata al 50 %, e avrete fatto il primo RINFRESCO.
 
Mescolate tutto e riformate il panetto, taglio a croce ,di nuovo mettete la pasta in un barattolo di vetro pulito coperto con un canovaccio e riponetelo in dispensa per altre 48 ore.
 
GIORNO 3
 
Trascorse le altre 48 ore noterete che la pasta sarà di nuovo raddoppiata di volume con delle alveolature ben più evidenti.Di nuovo, riprendete la pasta, pesatela, se tutto va bene ora dovrebbe pesare anche 400-500g, ma se dovesse pesare qualcosa in meno, non preoccupatevi.
 
Tenetene da parte 200g, il resto buttatela (per i motivi di cui sopra*). Se notate che sulla pasta si è formata una sorta di crosta, toglietela e utilizzate la pasta madre interna che è viva e appiccicosa.
 
Ai 200 gr di pasta madre aggiungete stesso peso di farina e metà peso in acqua, quindi 200g di farina e 100g di acqua tiepida, e di nuovo: mescolate, fate un panetto, mettetelo nel vaso di vetro, taglio a croce e riposto in dispensa al caldo, questa volta per 24 ore.
 
GIORNO 4
 
Passate le 24 ore riprendete la pasta, pesatela e rinfrescatela di nuovo, sempre seguendo le stesse proporzioni:
 
200g di pasta madre
200g di farina manitoba
100g di acqua tiepida
 
Dal giorno 4 in poi, questa operazione va ripetuta per altri 7 giorni (quindi dal GIORNO 4 al GIORNO 11),  dopo di che avrete ottenuto la vostra pasta madre che potrà d’ora in poi essere conservata in frigorifero nel suo barattolo che da questo momento in poi potrete chiudere con il suo coperchio, per evitare che in frigo assorba odori e/o batteri provenienti dagli altri alimenti ivi presenti.
 
Quando vorrete usare la vostra pasta madre dovrete toglierla dal frigo e rinfrescarla procedendo così: togliete la pasta madre dal frigo un paio di ore prima del rinfresco, eliminate l'eventuale crosta superiore, pesate i 200g di pasta che rinfrescherete - buttando il resto - e aggiungetevi pari peso di farina manitoba, 200g e 100g di acqua tiepida. Impastaste ottenendo il solito panetto, praticate il taglio a croce e riponete in un contenitore in vetro pulito.
Tenete la pasta così rinfrescata per qualche ora a temperatura ambiente, quindi chiudete e riponete in frigo, dove la pasta, con il passare dei giorni crescerà.
 
Dal momento in cui inizierete a conservare la vostra pasta madre o lievito madre in frigo, potrete rinfrescarla ogni 7-10 giorni.
 
Per la panificazione, il mio consiglio è quello di far maturare la pasta almeno un mese, perché nei primi giorni di vita la pasta è molto acida, e soprattutto debole, non farebbe quindi il suo dovere di far lievitare gli impasti.
Con il passare dei giorni, dei mesi e dei rinfreschi, la pasta acquista corpo e forza, e come dice Cran, dopo i primi 6 mesi, la vostra pasta madre dovrebbe essere in grado di far lievitare anche il cemento!
 
Qualche sera fa ho utilizzato il mio lm per farne una focaccia con i pomodorini.... non vi dico la soddisfazione, il gusto, il profumo, la morbidezza.....
 
Focaccia con il lievito madre
 
 
lievito madre rinfrescato
pomodorini
origano
sale grosso
olio evo
acqua
 
Il procedimento per questa focaccia è di una semplicità imbarazzante.
Si parte con il lievito madre rinfrescato. Facciamo un rapido riepilogo su come procedere per il rinfresco.
 
Tiro fuori il mio lievito madre dal frigo qualche ora prima del rinfresco - diciamo alle 13 -, in modo che torni a temperatura ambiente e che quindi i microrganismi al suo interno si "sveglino". Voglio panificare, quindi procedo al rinfresco - sono trascorse due ore da quando l'ho tirato fuori dal frigo, quindi sono le 15 circa - facendolo su tutto il mio lm e non solo su una parte.
In una ciotola peso il mio lm che era di 800g, aggiungo la metà del suo peso di farina, quindi 400g e acqua tiepida per 1/3 del suo peso, ovvero 200g.
 
Quindi le proporzioni che ho sono queste:
 
800g di lievito madre non rinfrescato
400g di farina manitoba
200g di acqua tiepida
 
Impasto fino ad ottenere un composto omogeneo ed elastico.
 
Prelevo 400g del mio lievito madre così rinfrescato, ne faccio un panetto e lo ripongo nuovamente nel mio contenitore di vetro, coperto con un canovaccio (dopo un paio di ore  - grossomodo alle 16 - chiudo con il coperchio e lo rimetto in frigo).
Con il lievito madre rinfrescato che mi resta andrò a fare la mia focaccia: in una teglia antiaderente leggermente unta di olio evo vado a disporre il lievito madre così com'è, senza aggiungere nulla, e lo allargo leggermente con le mani, in modo che copra tutto il fondo della teglia.
 
Con la pellicola copro la mia teglia, badando che sia ben tesa e distante quindi dall'impasto per evitare che ci si appiccichi. Lascio riposare il mio impasto così coperto per 4-5 ore.
 
Trascorse le ore di riposo lavo e taglio a metà i pomodorini e preparo un'emulsione con l'olio e l'acqua in parti uguali in una tazzina.
Togliamo a questo punto la pellicola e affondando i polpastrelli nell'impasto facciamo tanti buchini. Cospargiamo la superficie della focaccia con l'emulsione e disponiamo i pomodorini sull'impasto, con la buccia rivolta verso il basso. Una spolverata di origano, sale grosso quanto basta e via in forno preriscaldato a 180° per 25-30 minuti, ovvero fin quando sarà dorata.
 
 
Questa focaccia aveva un solo difetto: era poca!!! Io e Ale ce la siamo spazzolata in quattro e quattr'otto.. mi sa che mi tocca farla più spesso :)

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