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martedì 8 novembre 2016

IL RIMEDIO GIUSTO PER IL FREDDO: CROSTATA SBRICIOLATA ALLE MELE

Non so voi, ma quando fa queste brutte giornate di pioggia, vento, freddo pungente - e stamattina anche una bella spolverata di neve sulle montagne circostanti - mi viene una voglia irrefrenabile di accendere il forno e gustarmi la cucina che si riempie di odori familiari, che ti danno subito un senso di calore e di "famiglia".

La torta di mele, e non è un segreto, è sicuramente uno dei miei dolci preferiti di sempre.
E quindi non avrete difficoltà a credermi quando vi dico che quando qualche mese fa, dopo un pranzo di famiglia, mia zia mi ha detto di avere una ricetta stracollaudata per fare una crostata sbriciolata alle mele, io ero già li pronta con carta e penna in mano per scrivere il tutto e portare a casa con me la preziosa ricetta.

Ancora più preziosa perché dettata da quella zia, autrice della crostata sbriciolata di ricotta e gocce di cioccolato che fa furore con chiunque la assaggi, anche con la suocera che detesta i latticini e i formaggi in generale.
La sbriciolata che vi propongo oggi invece è delicatissima, ottima per accompagnare un tè nero con una fettina di limone: croccante fuori e umida e burrosa dentro manderà in festa le pupille gustative.

Crostata sbriciolata alle mele


per la frolla

400g di farina
100g di zucchero semolato
100g di burro freddo
2 uova medie
8g di lievito per dolci
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

un pizzico di sale

per il ripieno

4 mele
50g di zucchero di canna
1 cucchiaino di cannella
2 cucchiai rasi di fecola di patate o di amido di mais

Come prima cosa sbucciate le mele, tagliatele a spicchi e quindi tagliate a fettine ogni spicchio; mescolate i pezzetti così ottenuti delle mele con lo zucchero, la cannella e la fecola (o l'amido) e cuocetele in padella per una decina di minuti a fuoco medio girandole spesso.

Nel frattempo preparate la frolla lavorando il burro freddo con la farina, il lievito, il sale, lo zucchero e le uova leggermene sbattute. Impastate a mano sbriciolando il composto con i polpastrelli per qualche minuto fino ad ottenere delle briciole di medie dimensioni. In alternativa potete lavorare la frolla con la planetaria, utilizzando la foglia.

Cuocete in forno già caldo per 30-40 minuti, finchè la superficie della crostata risulterà ben dorata.
Lasciar raffreddare completamente, sformare e servire.

Un piccolo trucco: se la crostata sembra essersi attaccata alla teglia e non ne vuole sapere di uscire, scaldate leggermente i lati e il fondo della teglia passandoli sul fornello piccolo, al minimo della sua potenza, dopo pochi secondi, provate nuovamente a sformare e... voilà!



martedì 18 agosto 2015

COOKIES AMERICANI CON CIOCCOLATO BIANCO E FONDENTE

E così è passato anche ferragosto.
Avete fatto la classica scampagnata o siete stati, come me, al mare?
 
Sarà una mia sensazione, ma l'estate mi sembra davvero volata in un batter d'occhio. Il tempo da spendere davanti al pc a scrivere è pochissimo, ma ogni tanto mi piazzo davanti al forno - e quindi poi davanti al pc - per provare qualcosa di nuovo, o cucinare qualcosa che non preparavo da un po'.
Questi cookies, nel dettaglio, erano nella mia lista dei "to do" da molto troppo tempo.
La ricetta è di Marcella Orsi, alias Minù, di cui avevo già provato la torta di carote, la dark chocolate cake con mousse ai lamponi  e i macarons.. quindi sono andata ad occhi chiusi.
 
E andate anche voi ad occhi chiusi. Soprattutto se anche da voi inizia a fare freschino, questi cookies saranno un vero e proprio "confort food" per alleviare il dispiacere dell'estate che è agli sgoccioli!
 
Cookies con cioccolato bianco e fondente
ricetta di Minù de Il goloso mondo di Minù

 
Per 25 cookies

250g di farina 00 
125g di zucchero semolato
125g di zucchero di canna fino
125g di burro a temperatura ambiente
1 uovo grande
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pizzico generoso di sale
200g di cioccolato tagliato a pezzettoni (io 100g di cioccolato fondente e 100g di cioccolato bianco)

In planetaria con la frusta K (foglia) ammorbidire il burro fino a farlo diventare cremoso, quindi aggiungere i due zuccheri e far mixare per almeno 2 minuti, fino ad ottenere una crema spumosa.
Aggiungere l'uovo  e la vaniglia, quindi mixare ulteriormente.
 
In un contenitore a parte setacciare la farina, il sale e il bicarbonato, quindi aggiungerli al composto e mixare a bassa velocità giusto il tempo che tutto l'impasto si amalgami bene.
Infine aggiungere il cioccolato e mixare giusto il tempo di amalgamarli.
Se l'impasto dovesse risultare troppo morbido metterlo in frigo per 30 minuti.
 
Foderare delle teglie con carta forno, e aiutandosi con 2 cucchiai formare delle palline distanziandole parecchio tra loro.
Non c'è bisogno di appiattire le palline, dato che in cottura si appiattiranno e allargheranno parecchio.
Cuocere a 180° per circa 14 minuti, o finchè i bordi dei biscotti risulteranno belli dorati.
 
Fateli freddare completamente, posizionandoli su una gratella. Si possono conservare fino a 7-10 giorni in un contenitore a chiusura ermetica - sempre che ci arrivino!
 
 

mercoledì 25 febbraio 2015

50 SFUMATURE DI BACI

Ho divorato letteralmente i tre libri, uno dietro l'altro.
Pochi giorni fa sono andata insieme alle amiche a vedere il film.
Sto parlando della fortunata e discussa trilogia "50 sfumature", ça va sans dire.
 
La sfida di febbraio del MTC proposta da Annarita cade a fagiolo, visto che il tema è il Bacio.
Se dovessi trovare un aggettivo per descrivere i miei baci sceglierei: inaspettato.
 
La ganache bianca, dolce e burrosa, incontra la piccantezza del peperoncino Hot Lemon (15.000 - 30.000 SHU - Scoville Heat Units) privato dei semi e messo in infusione nella panna mentre questa raggiunge quasi il bollore. Alla base dei cioccolatini un dischetto di pasta frolla, croccante e friabile. Arricchiti da una mandorla tostata e ricoperti con un cioccolato fondente amaro al 72% di cacao.
 
Un insieme da perdere la testa.. proprio come per Mr. Grey.
 
Hot Kisses
 

per i dischetti di frolla

200 gr di farina 00
100 gr di zucchero
100 gr di burro a temperatura ambiente
1 uovo
1 pizzico di sale
una punta di cucchiaino di estratto di vaniglia
 
Nella planetaria, con il gancio K, inserite la farina, fate un piccolo incavo e inserite lo zucchero, il sale, l'uovo e il tuorlo e il burro morbido. Iniziate la lavorazione a velocità media, finchè l'impasto si raccoglie in una palla.
Avvolgete nella pellicola e fate riposare in frigo per almeno 30 minuti.
 
Trascorso il tempo di riposo, stendetela, a uno spessore di 3-4 mm, su un piano leggermente infarinato, facendo attenzione che non si attacchi. Con un coppapasta piccolo ricavate dei dischetti e sistemateli su una teglia rivestita di carta forno. Cuocete in forno già caldo a 180° 10 minuti circa, i bordi devono diventare appena dorati. Sfornate e lasciate raffreddare completamente.
 
per la ganache piccante al cioccolato bianco
 
1 (o 1/2 se la volete più leggera) peperoncino Hot Lemon
50g panna fresca da montare
12,5g di glucosio o miele
100g cioccolato bianco
100g panna fresca da montare (fredda di frigo)

Fate bollire i 58g di panna con il glucosio e il peperoncino. Tritate il cioccolato grossolanamente e mettetelo nel barattolo del minipimer. Eliminate il peperoncino e versate la panna calda , filtrandola con un colino a maglie strette, sul cioccolato e lasciate che si sciolga per circa 3 minuti, quindi frullate con il frullatore ad immersione e versate a filo la panna fredda rimasta, continuando a frullare. Lasciate riposare in frigo in un contenitore a chiusura ermetica almeno una notte prima di usarla. Trascorsa la notte di riposo montate con una frusta a filo facendo attenzione a non strapparla (la ganache bianca è molto delicata, basta un secondo in più con la frusta che si trasforma in una cosa grumosa e inservibile).

 
per la copertura

200g di cioccolato fondente al 72%

in più ci occorreranno

mandorle intere tostate

Per temperare il cioccolato fondente procedete in questo modo, come ci suggerisce Annarita: "Per questo tipo di temperaggio occorre avere gli strumenti giusti: 2 spatole, un piano di marmo o okite (ma va bene anche la leccarda del forno) e un termometro.
Il temperaggio non è altro che l’operazione con la quale il burro di cacao presente nel cioccolato è portato a una forma cristallina stabile. E' proprio questa a garantire la durezza, la forza di restringimento e la lucentezza del prodotto finale raffreddato. Se fate fondere il cioccolato (tra 40 e 45° C) e lo lasciate raffreddare da sé otterrete un cioccolato opaco e umidiccio al tatto. Se si tempera il cioccolato, raffreddandolo velocemente, questo diverrà lucido e croccante.
Il temperaggio consiste nel riscaldare il cioccolato, raffreddarlo velocemente e rialzare la temperatura a 31°C per il cioccolato fondente, 29°C per il cioccolato al latte e 27°C per il cioccolato bianco
Tritate il cioccolato fondente e fatelo sciogliere a bagnomaria, facendo attenzione, perché l’acqua NON DEVE entrare in contatto MAI con il cioccolato, altrimenti il cioccolato è da buttare. Consiglio di non far bollire l’acqua per evitare schizzi o sbuffi di vapore e di asciugare bene sotto il recipiente non appena si solleva dalla pentola sottostante.
Si può fondere il cioccolato anche nel forno a microonde, a potenza bassa e dando 10 secondi alla volta e mescolare, continuando fino a che tutto il cioccolato risulti fluido.
 
Versate i 2/3 del cioccolato fuso su un piano di marmo, e con due spatole di metallo allargate il cioccolato e poi riportatelo al centro, ripetendo l’operazione 2/3 volte fino a quando cambia consistenza e diventa più viscoso. La temperatura in questo modo si abbassa velocemente fino a 27°/28°C.
 
Attenzione a non formare grumi, il cioccolato alla fine deve essere liscio. Se dovesse succedere e fossero molti, fondere di nuovo. A questo punto rimettete il cioccolato nel recipiente con il restante terzo del cioccolato, che sarà ancora caldo. Mescolate bene con una spatola (non una frusta per non incorporare aria) per far risalire a temperatura di lavorazione, 31°C nel caso del cioccolato fondente. Misurate la temperatura con il termometro. Un grado in più è tollerato. Se la temperatura è ancora troppo alta si procede di nuovo a rovesciare un po’ di cioccolato, questa volta un po’ meno e si fa la stessa operazione. Se invece la temperatura fosse troppo bassa si scalda un pochino, se siete fortunati sarà salita a 31°C, altrimenti rifate l’operazione di raffreddamento. Quando il termometro vi dà 31/32° il cioccolato è pronto da usare."


Per l'assemblaggio finale disponete su ogni dischetto di frolla una noce di ganache di cioccolato bianco. Sistemate sopra la ganache una mandorla tostata. Riponete in frigorifero finchè la ganache sarà compatta.
 
 
Tuffate i baci, uno alla volta nel cioccolato fondente fuso temperato, aiutandovi con una forchetta di plastica a cui avrete tolto i rebbi centrali. Quando il cioccolatino sarà coperto fate cadere il cioccolato in eccesso e sistematelo su una teglia rivestita da un foglio di carta forno. Lasciate che la copertura solidifichi. Quindi potete sistemarli in una scatolina o in un sacchetto e regalarli, o se volete, incartateli singolarmente con della carta d'alluminio colorato.


Se dovesse avanzarvi del cioccolato fuso "colatelo con l'aiuto di un cucchiaino su della carta forno e adagiatevi sopra frutta secca e/o candita e fare dei mendiants (come ho fatto io); oppure versarteci dentro del riso soffiato o corn flakes, mescolate e fate dei mucchietti da adagiare sulla carta forno. Lasciar raffreddare e mangiare con gusto."
 

martedì 20 gennaio 2015

PAIN (PAS) PERDU PER IL TEMA DEL MESE

Intere famiglie, nel corso dei secoli, hanno basato il proprio sostentamento su uno degli alimenti base della dieta mediterranea: il pane. Esso ha un posto fondamentale come componente primario dell'alimentazione, al punto che il termine stesso può diventare sinonimo di cibo o di nutrimento, non necessariamente fisico. Il pane era noto già all'homo erectus, che lo preparava macinando fra due pietre dei cereali, e il prodotto così ottenuto era a sua volta mescolato con acqua. L'impasto finale veniva quindi cotto su una pietra rovente.
Intorno al 3500 a.C. gli Egizi, per i quali il pane era anche fonte di ricchezza, scoprirono la fermentazione, con cui un impasto lasciato all'aria veniva cotto il giorno dopo; ne risultava un pane più soffice e fragrante. Dall'Egitto l'arte della panificazione passò nella penisola greca. I greci divennero ottimi panificatori, producendone più di 70 qualità. Furono i primi a preparare il pane di notte e aggiunsero alle ricette di base ingredienti come latte, olio, formaggio, erbe aromatiche e miele.

Ma cosa succedeva quando restava del pane raffermo? Buttarlo non era nemmeno lontanamente contemplato giacché fare il pane, specie nelle famiglie di campagna, era faticoso: bisognava alzarsi molto presto al mattino, impastare grandi quantità affinché bastasse per tutta la settimana, attendere la lievitazione e, una volta pronto, trasportare il pane al "forno comunale", pagando anche la fornaia per il servizio.
Per non sprecare nemmeno una briciola del preziosissimo alimento entrava in gioco la saggezza delle massaie, che inventavano piatti strepitosi e genuini riciclando il pane raffermo. E' questo il caso dei canederli di Monica, della torta di pane, delle pallotte molisane (cugine anche delle pallotte cacio e ova abruzzesi) e di tantissimi altri piatti straordinari della tradizione contadina italiana.
 
Tutto il mondo è paese, ça va sans dire, e anche oltralpe si riciclava il pane raffermo. Uno dei piatti in cui l'uso del pane raffermo diventa poesia è il pain perdu, ovvero fette di pane campagnolo (o cafone) ammollate in un composto di latte e uova e poi cotto in forno o in una padella con il burro. Spolverizzato con dello zucchero semolato veniva servito come dessert, per colazione o per merenda. Le sue origini sarebbero associate al lunedì successivo all'Epifania (Festa dei Re Magi, in Francia) chiamato lundi perdu, lunedì perduto, dedicato a questo dessert.

 
Diffuso in tutto il mondo, il pain perdu diventa:
 
- pain doré, in Canada, dove lo si accompagna con dello sciroppo d'acero;
- french toast, negli Stai Uniti - di cui abbiamo parlato a Novembre, qui;
- torrija, in Spagna, consumato soprattutto durante la quaresima;
- torreja, in Argentina e Uruguay, come variante della versione spagnola;
- croûte dorée, in Svizzera;
- arme ritter, in Germania, letteralmente "cavaliere povero" ad indicare un piatto che può essere preparato con una minima spesa per materie prime a buon mercato;
- rabanadas, in Portogallo, tipico del periodo di Natale.
 
Le varianti francesi invece sono:
 
- pain perdu à la normande, flambato con il Pommeau de Normandie (un sidro di mele) e servito con della confettura di mele;
- pain crotté o pain ferré, nel Nord Passo di Calais;
- pain perdu au triple sec (con l'aggiunta di Combier o Cointreau), nel dipartimento francese della regione dei Pays de la Loire i cui confini coincidono in gran parte con quelli dell'antica provincia di Angiò;
- boued laezh (nourriture de lait), in bassa Bretagna, ad indicare del latte riscaldato con del pane;
- soupe rousse, nella regione della Charente, letteralmente "zuppa rossa" forse a causa del colore che il pane assume dopo la cottura.

Rivisitato da grandi chef il pain perdu viene aromatizzato con cannella, coriandolo e macis, il pane raffermo è sostituito dal pain brioché, la crème fraîche viene mescolata in parti uguali con il latte e si serve accompagnandolo con frutti rossi (fragole, lamponi, ribes e mirtilli) e una glassa allo zenzero. Altrimenti, più semplicemente, le fette di pan brioche, private della "crosta" sono fatte dorare in forno per una decina di minuti con l'aggiunta di una noce di burro e una spolverata di zucchero, dopo essere state ammollate in un composto di latte, crème fraîche e tuorli d'uovo.

Che sia brioche, pane in cassetta, pain d'épices o pane raffermo, la ricetta di base è sempre la stessa e può essere arricchita da nuovi sapori: cannella, noce moscata, vaniglia, mandorle a lamelle, cocco, cioccolato, sciroppo d'acero; può essere flambato al Grand-Marnier o al rhum e accompagnato con crema inglese, gelato alla vaniglia o crema chantilly.
Mille modi per far incontrare i gusti contemporanei con la cucina delle nostre nonne.

Pain perdu
ricetta dal sito Marmiton
 
 
per 4 persone
 
250ml di latte
3 uova
75g di zucchero di canna
6 fette di pane "campagnolo o cafone" raffermo
 
Sbattete insieme le uova, lo zucchero e il latte. Ammolatevi le fette di pane.


Una volta morbide, ma ancora compatte, le fette vanno leggermente sgocciolate e cotte. Per la cottura avete due opzioni:
- in una padella con una noce di burro (20g circa). 
- imburrante una pirofila, disponetevi le fette, versatevi sopra il composto di uova e latte rimasto (aggiungendo dello zucchero a piacere) e lasciate cuocere in forno finchè le fette sono dorate.


fonti: loisirs.lemessager.fr
painperdu.info
faistacom.com

potete trovare il mio post anche sul MTChallenge Blog

mercoledì 9 aprile 2014

MAI PIU' SENZA: CEREALI FATTI IN CASA!

Eccomi di nuovo! Non ero sparita.....
Tra le lezioni all'università, studio, casa e qualche immancabile problema, sono stata un po' con l'acqua alla gola. Tuttavia, ho una sfilza infinita di ricette da postare sul blog, quindi, non disperate!

Inizio da questi cereali: una vera rivelazione!
Quando sono capitata per caso sul blog di Silvia, Craft Marmalade, sono rimasta esterrefatta dalle foto.. delle immagini bellissime, per ricette splendide e innovative, con composizioni e luci perfette, che sembrano estrapolate dalla più quotata rivista di settore. Più spulciavo il blog e più ero stupita..
Quando poi ho scoperto che Silvia è una ragazza poco più che diciottenne...... non ho potuto far altro che scriverle per farle i miei più sinceri complimenti: sentiremo parlare di lei, ne sono certa!

Tra l'altro abbiamo anche lavorato insieme al progetto "Unlamponelcuore" ^_^

Questa ricetta, l'ho presa da lei, e dopo i primi cinque minuti di incredulità, mi sono buttata senza remore alla preparazione dei cereali, di cui sin da piccola sono un'appassionata degustatrice: di qualunque tipo/gusto/forma.. per farla breve, li adoro!
Gustateli nel latte caldo, che ammorbidirà leggermente le palline che risultano, dopo la cottura, biscottose... ne resterete colpiti e non vorrete mai farvene mancare in dispensa!

Palline di cereali al cacao
ricetta dal blog craftmarmalade 
 

120g farina
1 albume medio/grande
85g miele
20g cacao
20g farina di mandorle (io l'ho omessa)
1 pizzico di sale
 
Mescolate tutti gli ingredienti e impastate come se dovreste fare una frolla. L'impasto risulterà un po' appiccicoso, per cui riponetelo in frigo per circa 30 minuti per poterlo lavorare meglio.
 
Spolveratevi le mani con un po' di farina e armatevi di buona voglia: formate delle palline grandi quanto mirtilli e disponetele su di una teglia ricoperta di carta da forno. 
 
Cuocete per 15-17 minuti a 160°.
A metà cottura muovete un po' la teglia in modo da cuocerli in maniera omogenea.

Sfornate a lasciate raffreddare, quindi conservate le palline di cereali in una scatola a chiusura ermetica.


 

sabato 15 febbraio 2014

STRUDEL DI MELE PER L'MTC DI FEBBRAIO

Come? Ieri era S.Valentino e non ho pubblicato nessun post zeppo di cuori per suggerirvi un menù o una ricetta per deliziare il vostro lui o la vostra lei?
Touché!
Ma sapete com'è.. seguire la moda non è mai stato il mio forte. Più qualcosa va di moda, più diventa inflazionato e più lo rifuggo come la peste.

Non ho niente in contrario per San Valentino, e non nascondo che mi piace fare qualcosa di speciale in quel giorno. Se si ama, si ama ogni giorno dell'anno, ma trovo che questo giorno offra il modo di dirlo una volta di più.  

Ma mettiamo da parte i cuoricini e veniamo a noi! Oggi parliamo dello strudel, un dolce che era sulla mia to-do-list da tempo immemore.
L'occasione di sperimentarlo me l'ha data l'MTChallenge, che nella sfida di febbraio vede Mari nelle vesti di terzo giudice, e che ci ha proposto proprio questo dolce della tradizione settentrionale-mitteleuropea.
 
Sfatiamo innanzitutto un mito: la pasta che contiene il ripieno dello strudel non è pasta sfoglia, checché se ne dica. E' si una sfoglia, dal momento che è tirata sottilissima, fino a diventare trasparente, ma non è la pasta sfoglia per antonomasia. 
Come ci racconta anche Mari nel suo post "la sfoglia è fatta di acqua e farina con l’aggiunta di un po’ di grasso: strutto, burro, olio, la cosiddetta pasta matta, chiamata anche pasta tirata o pasta strudel. Spesso viene aggiunto un uovo. Oppure è una frolla, come si usa in alcune zone. O una pasta lievitata, come si prepara qui sul Carso. O anche un impasto a base di patate e farina, come quello usato per fare gli gnocchi."

Il classico ripieno, ça va sans dire, è di "mele, uvetta, pinoli e vari aromi (come l’Apfelstrudel), oppure di ciliegie, pere, prugne, noci, semi di papavero, formaggio zuccherato (come il Topfenstrudel austriaco), o anche salato, o con un ripieno di cavoli, di spinaci, quark, o ricotta e panna acida, a seconda delle zone."

E la cottura? Credo fossi una delle tante che considerava solo lo strudel un dolce da forno, e invece ho scoperto con piacere che "viene cotto al forno, oppure bollito avvolto in un canovaccio in acqua salata o anche, in alcune zone, fritto."
Insomma lo strudel è una di quelle preparazioni, come molte altre lo hanno preceduto all' emmetici, che offrono infinite possibilità di declinazione.

Per la mia prima proposta, ho voluto sperimentare il classico strudel, quello proposto da Mari, per prendere confidenza con la pasta matta, testare la cottura, i tempi, per farmi coccolare dall'aroma di questo dolce meraviglioso, dove le mele fanno da padrone - e io adoro i dolci con le mele - e nel frattempo studiare una seconda proposta.

La ricetta per la sfoglia e il ripieno, nonché il procedimento, le riporto così come sono dal blog di Mari, con le mie note in rosso.

Strudel di mele con crema di mascarpone alla strega


per la sfoglia
150 g di farina 00
100 ml di acqua
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di sale
 
per il ripieno
 
700g di mele
80g di zucchero di canna
3 cucchiai di rum
30g di pinoli (io li ho omessi)
30g di uva passa
50g di pangrattato
30g di burro
la scorza di ½ limone grattugiata
1 cucchiaino di cannella in polvere
20g di burro fuso per spennellare la sfoglia
 
zucchero a velo a piacere per la superficie
 
per la crema di mascarpone alla strega
 
2 tuorli
2 cucchiai di zucchero
200g di mascarpone
50g di panna da montare
2 cucchiai di liquore strega
 
Per prima cosa bisogna preparare l'impasto. Scaldate l’acqua, deve essere abbastanza calda ma non bollente (io ho letto questo dettaglio solo dopo, e quindi l'ho aggiunta a temperatura ambiente.. devo dire che non ho trovato problemi nella lavorazione).
Setacciate la farina in un recipiente, aggiungete il sale e l’olio e versate a mano a mano l’acqua calda mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e cominciate a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettete l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezz’ora. Nel frattempo accendete il forno e portatelo alla temperatura di 180°C, modalità statica.
 
Per il ripieno: fate sciogliere in un tegame il burro e poi fatevi rosolare il pangrattato fino a farlo dorare (attenzione, basta un attimo per passare dallo stadio della doratura a quello della bruciatura). Spegnete il fuoco, versate il pane in un recipiente, fatelo leggermente raffreddare, quindi aggiungete la scorza del limone grattugiata, la cannella e mettete il composto da parte.
Lavate sotto l’acqua corrente le mele, sbucciatele, toglietene il torsolo, tagliatele in quattro e poi ciascun quarto in fettine sottili. Mettete le fettine di mela in un recipiente, aggiungete lo zucchero di canna, i pinoli, l’uva passa, il rum e mescolate bene il tutto.
 

Mettete una tovaglia pulita (possibilmente lavata con sapone neutro e ben sciacquata), di lino o di cotone, sopra a un tavolo. Infarinate leggermente la tovaglia, prendete l’impasto e cominciate ad appiattirlo con le mani sopra alla tovaglia, quindi spianatelo aiutandovi con un mattarello. Quando la sfoglia comincerà ad essere abbastanza sottile mettete da parte il mattarello, sollevate la sfoglia dal tavolo aiutandovi con le mani e, tenendola con le nocche nella parte sottostante, cominciate a tirarla verso l’esterno facendola girare ogni tanto e facendo attenzione che non si rompa. La sfoglia deve diventare praticamente trasparente. Riponetela nuovamente sulla tovaglia, dovreste aver ottenuto una sfoglia quadrata di circa cinquanta centimetri per lato. Siccome i bordi saranno rimasti un po’ più spessi, passate con le dita lungo tutta l’estremità della sfoglia tirando la pasta per assottigliarla.
 
Disponete sulla sfoglia il composto di pangrattato, quindi sopra ad esso il ripieno di mele, lasciando liberi circa due centimetri di bordo.


A questo punto, aiutandovi con la tovaglia, cominciate a sollevare la sfoglia per arrotolarla sul ripieno. Fate fare un paio di giri, quindi ripiegate anche i due lembi esterni e continuate ad arrotolare fino alla fine.
 
Riponete la sfoglia in una teglia precedentemente imburrata, spennellate la superficie della sfoglia con il burro fuso e mettete a cuocere. Ci vorranno circa trenta/quaranta minuti (nel mio forno dopo 25 minuti era già dorato), ma siccome la cottura dipende molto dal forno, fate attenzione perché la sfoglia non deve diventare troppo scura bensì deve rimanere dorata. Togliete la teglia dal forno e fate raffreddare lo strudel.

Per la crema al mascarpone: con le fruste montate i tuorli con lo zucchero e il liquore finchè non saranno bianchi e gonfi. Aggiungete il mascarpone, fino ad amalgamarlo completamente al composto di uova. Quindi montate anche la panna ben ferma e aggiungetela al precedente composto, mescolando con una spatola dal basso verso l'alto.
 
Disponete nel piatto un ciuffo di crema (io con l'aiuto di una sac à poche con la bocchetta a stella aperta) e sopra quest'ultima una fetta di strudel tiepido. Servite.

lunedì 13 gennaio 2014

UNA DEDICA A NONNA FEDORA: COPPA CON MELE E PANNA ALLA MELA

Una mela al giorno, toglie il medico di torno!
 
Quante volte ce l'hanno detto i nostri genitori o i nostri nonni, quando eravamo piccoli e non volevamo mangiare la frutta?
A me è sempre piaciuta e non ho avuto mai problemi a mangiarla. Specialmente le mele!
Mi ricordo la prima volta che mamma acquistò le Granny Smith, verdissime, e dal profumo intenso... non le avevo mai mangiate prima di allora, ma fu amore al primo morso! Ne riuscì a mangiare tre per merenda un giorno: non riuscivo a resistere a quella croccante polpa, acidula e piccante.
 
Non vi sto nemmeno a ricordare che il mio dolce preferito è la torta di mele, ne' che i dolci francesi alle mele, come la tarte tatin, sono una vera passione.
Giorni fa, sempre alle prese con il mal di gola, è arrivato un consiglio da parte di mamma, di prepararmi una bella mela cotta, da consumare calda.
La mela cotta evoca quasi immediatamente una degenza in ospedale o una nonnina senza denti... ditemi se sbaglio!!

Personalmente, dopo aver superato il ricordo di una mela cotta acquosa e insipida, servita in un vassoietto di plastica sigillato, la mente arriva fino al racconto dell'infanzia di mia madre, quando mia nonna Fedora, specie nelle sere particolarmente fredde dell'inverno aquilano, metteva a cuocere in un grande tegame, sopra la piastra della cucina economica, tante mele sbucciate e tagliate a pezzi, con abbondante zucchero e vino bianco. Le lasciava cuocere coperte, pian piano, fino a quando diventavano trasparenti e l'odore invadeva le due piccole stanze della casa paterna.
Quindi prendeva un bicchiere per ciascuno dei sei figli, lo riempiva con le mele cotte e fumanti e glielo porgeva, invitandoli a consumarle ancora calde.
 
Una cosa semplicissima, che non solo faceva bene, ma che riusciva anche a dare l'illusione di aver mangiato un dolce elaborato a sei musetti infreddoliti.
Ho pensato di rivisitare la mele cotta in una coppa, arricchita con panna alla mela e caramello, un dolce leggero e semplicissimo per concedersi una coccola in queste giornate fredde e uggiose. 
 
Questa coppa di mele la dedico con tutto il cuore alla mia nonna, Fedora, che il 30 Dicembre 2013 avrebbe compiuto 97 anni.
 
Coppa con mele e panna alla mela


per 2 coppe

3 mele Granny Smith
3 cucchiaini di miele
un pizzico di cannella in polvere
150 ml d panna da montare
salsa al caramello (io Top Fabbri al Caramello)

Pelare e tagliare a dadini le mele, mettendole a cuocere con due dita d'acqua, lo zucchero e il miele. Lasciate sobbollire finchè le mele saranno morbide, trasparenti e appena sfatte.

Montare quasi completamente la panna e tenerla da parte.
Quando le mele sono cotte, toglietene un paio di cucchiai e frullatele, quindi lasciate raffreddare sia le mele a dadini che la parte che avete frullato.

Quando il composto di mele frullate sarà freddo incorporatelo alla panna, insieme a un paio di cucchiai di salsa al caramello.

Componete le coppe stratificando mele a dadini, panna alle mele, quindi di nuovo mele e panna, terminando con una spruzzata di salsa al caramello.
Servite e gustate senza rimorsi.

martedì 10 dicembre 2013

LA VILLE LUMIERE E LES GAUFRES

Per riprendermi, ci è voluta quasi una settimana....
Volevo restare li.
Avrei voluto fermare il tempo, e restare li tutta la vita.
 
Parigi è stata ammaliante.
Lo era già prima che la visitassi, sia chiaro, ma vederla, respirare l'aria parigina, l'odore delle boulangeries di pane e brioches sempre caldi, il fascino senza tempo delle signore di un'eleganza e una raffinatezza unica, con quel rossetto rosso perfetto e i guanti di pelle tenuti in mano, le vetrine, i palazzi, i tetti... non c'è storia ne anagrafe che tenga... Parigi è la mia città!
 
La Tour Eiffel, di cui vi parlavo qualche post fa, l'ho vista per la prima volta in lontananza, dall'aereo, avvolta dalla nebbia: era appena una sagoma, e già l'amavo. Qualche ora dopo mi è comparsa davanti girando un'angolo a Trocadero.... e non sono stata in grado di fermare quella lacrima che mi ha rigato il visto pieno di gioia. In foto, nei quadri.. è comunque bella...ma trovarmela davanti, così.... mi ha spiazzato!
 
 
E la vista da sopra la Tour Eiffel, il giorno dopo, al tramonto... era mozzafiato!

 
 
A Montmartre ho scoperto questa patisserie piccola, ma meravigliosa, di proprietà del pasticciere Christoph Roussel, non sarà famoso come M. Ladurée o M. Felder, ma vi posso assicurare che i suoi cioccolatini e i macarons erano strepitosi, da vedere e da mangiare!
 

 
In quattro giorni non abbiamo potuto vedere tutto tutto, ma siamo tornati a casa mooolto stanchi e molto soddisfatti ugualmente: abbiamo portato con noi, oltre a qualche petit cadeau per la famiglia e per noi, tante bellissime foto e tanti ricordi.
Abbiamo mangiato abbastanza bene, anche se la pasta ci è mancata - soprattutto ad Ale. I dolci, ça va sans dire, erano strepitosi: le brioches favolose, tarte aux fraises, macarons, molleux au chocolat, creme brulée, e la suntuosa tarte operà, che sto iniziando a studiare perchè voglio servirla come dessert a Natale.
 
Ho salutato la Ville lumiére con un arrivederci, e spero non passi troppo tempo fino alla prossima volta in cui starò nuovamente con lei.
 
Tornata a casa, dopo aver perso il conto delle lavatrici fatte - e meno male che eravamo solo in due a viaggiare! - siamo usciti per fare la spesa e mi sono fatta un piccolo regalino, per non avere troppa nostalgia di lei e coccolarmi ogni tanto con uno dei dolci tanto amati dai francesi, che trovate in tuuuuuutte le patisseries, boulangeries, café, e perfino alle bancarelle ecc: le gaufres.

Le gaufres, o waffles, sono delle cialde da mangiare calde cosparse di zucchero a velo, di miele, di cioccolata e panna, con la frutta fresca, con le salse al caramello o allo sciroppo d'acero: insomma pensate a qualcosa di dolce, e vi assicuro che sopra le gaufres farà la gioia di grandi e piccini.
Sono croccanti fuori e soffici dentro, e se le mangiate calde........ mamma mia!!!
 
Gaufres
 
 
per 8 gaufres
 
2 uova grandi intere
7 cucchiai di farina 00
2 cucchiai rasi di zucchero
2 cucchiai d'olio di semi di buona qualità
estratto naturale di vaniglia e/o la scorza grattugiata di un limone
un pizzico di sale
1 cucchiaino di lievito per dolci
latte q.b.
 
in più
 
burro
 
Montate i tuorli con lo zucchero (tenendo da parte gli albumi), aggiungete l'olio di semi, la farina setacciata con il lievito, alternandola con il latte, in modo da avere una pastella densa, ma liscia e filante.
 
A parte, montate gli albumi a neve ferma.
Uniterli al composto di tuorli mescolando dall'alto verso il basso con un cucchiaio di legno. La pastella dovrà essere soffice e non troppo soda.
 
Scaldate la piastra per le gaufres (io ho una piastra elettrica, ma va benissimo anche il ferro per cuocerle sul gas) e versate al centro di ogni cavità un po più di mezzo mestolo di impasto, fino a far riempire ogni buchino. Riempite anche l'altra cavità e chiudete.
Lasciate cuocere per 2-3 minuti, e quando saranno ben dorate, staccatele con l'aiuto di una forchetta o di una pinza da cucina.

Farcite con quello che vi suggerisce la vostra golosità e servite calde. Io ho farcito con un (bel) po' di topping acero Fabbri e un ricciolino di burro.

lunedì 21 ottobre 2013

COMFORT AMERICAN BREAKFAST

Non mi aspettavo di proporre una seconda versione per la sfida di questo mese del MTC, ma quando ci si mettono anche i sogni a darti man forte.... non bisogna far altro che lasciarsi trasportare dall'istinto. Qualche notte fa, infatti, ho sognato che io e Ale eravamo emigrati proprio negli Stati Uniti d'America.. e indovinate un po' dov'eravamo? In un caffè a fare colazione!

Praticamente ho sognato di essere partita in fretta, il giorno dopo aver pubblicato il post sull'american breakfast, senza cellulare, senza pc, senza aver preparato con cura la mia valigia e essermi portata dietro i miei vestiti o tutte le mie scarpe! Non ricordo il perchè di una partenza tanto frettolosa, ma la colazione.... quella colazione la ricordo molto bene! Scrambled eggs, pane tostato, bacon, pancakes con sciroppo d'acero, succo d'arancia e quella sorta di bibitone che gli americani si ostinano a voler definire come caffé.
La preoccupazione principale era: "cavolo, sono senza computer, e ora come faccio a gestire il blog?!".

Stavolta, mi sono crogiolata un po di più nel gusto pieno dell'american breakfast, aggiungendo qualcosa, e togliendo qualcos'altro. Ho aggiunto alla mia colazione due buonissimi cinnamon toast - che entrano a pieno diritto nella mia lista di comfort food -, l'uovo alla benedict, sostituendo però alla salsa olandese una salsa chantilly (ovvero una salsa ottenuta partendo da una base di maionese alla quale si aggiunge la panna montata) e all'english muffin di base, un cornbread muffin. Inoltre ho scelto di aggiungere una tazza di hot cocoa milk - una vera rivelazione per quei momenti in cui hai bisogno di qualcosa di caldo, senza esagerare però con le calorie - e del succo d'arancia.

Una colazione che sicuramente sceglierei per quei giorni in cui mi sveglio un pò così, con il bisogno di una coccola in più, che sia il mio oggetto transizionale tra una notte di sonno avvolta nel piumone e una giornata dall'aria fredda, di quelle che ti fanno rispoverare il cappello di lana e diventare il naso rosso rosso.
 
Comfort american breakfast 
 

per l'uovo alla benedict
 
1 uovo in camicia
salsa chantilly*

per i corn bread muffin (per 12 muffin)

125 gr di burro fuso
187 gr di farina gialla
125 gr di farina 00
3 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di lievito per torte salate
1/2 cucchiaino di sale
1 punta di cucchiaino di bicarbonato di sodio
125 ml di latticello (io latte parzialmente scremato)
2 uova medie
 
per la salsa chantilly*
 
4 cucchiai di maionese (meglio se fatta in casa, io lo ammetto, ho barato!)
2 cucchiai di panna montata 
 
per il cinnamon Toast - per porzione
 
2 fette di pane bianco
burro q.b.
20 g di zucchero (io di canna integrale)
1 cucchiaino di cannella in polvere
 
per l'hot cocoa milk - per ogni tazza
 
2 cucchiai di panna fresca
1 cucchiaino raso di zucchero
1 cucchiaio colmo di cacao amaro
125 ml di latte parzialmente scremato
1 marshmallows

Primo passaggio: preparare i cornbread muffin. La ricetta è la stessa che ho usato per il cornbread con il quale ho accompagnato il chili.

Preriscaldiamo il forno a 200° e imburriamo leggermente le cavità di una teglia da muffin, spolverandole leggermente di farina. Nella ciotola del mixer misceliamo le due farine, il sale, il lievito per torte salate e il bicarbonato di sodio. A parte battiamo le due uova leggermente insieme al latticello (io ho usato il latte). Fondiamo il burro in un pentolino e lo lasciamo intiepidire.

Con il mixer azionato, aggiungiamo la miscela di uova e il burro e lasciamo amalgamare finchè il composto sarà omogeneo: risulterà molto morbido, tranquilli va bene così. Riempite le cavità per 2/3 della loro capacità, inforniamo e cuociamo per circa 25-30 minuti, finchè, facendo la prova stecchino questo ne uscirà pulito. Sfornate e tenete in caldo.

Secondo passaggio: la salsa e le uova. L'uovo alla benedict, come già accennato qui, è un uovo in camicia, nappato con una salsa olandese o comunque un'altra salsa, il più delle volte a base di uova. Stavolta io ho fatto una salsa chantilly, ovvero ho amalgamato 4 cucchiai di maionese con 2 cucchiai di panna fresca montata - ovviamente non zuccherata - ottenendo una salsa leggermente acidula, ma molto soffice e morbida, dal gusto meno intenso rispetto alla salsa olandese.

Per le uova ho nuovamente seguito il procedimento di Roberta: in una casseruola da 24 cm di diametro, versate circa 5 cm di acqua e scaldate a fuoco medio fino alla comparsa delle bollicine sul fondo e sui bordi della pentola (l'acqua dovrà essere a 80°).

Rompete le uova in ciotoline separate, un uovo per ogni ciotola, eliminando quelli con il tuorlo rotto.

Versate delicatamente le uova, una alla volta, sulla superficie dell'acqua, lasciando che vadano dolcemente a fondo. Lasciate abbondante spazio tra un uovo e l'altro, cuocendone non piu' di tre o quattro alla volta. Lasciatele cuocere indisturbate per 3 o 4 minuti, usando una spatola di gomma per staccare delicatamente le uova dal fondo della pentola, se fosse necessario.

Con un mestolo forato togliete le uova dall'acqua, una alla volta, scolandole molto bene e se dovete servirle subito, tamponate il fondo del mestolo con un pezzo di carta da cucina per assorbire tutta l'acqua in eccesso. Potete conservarle in frigorifero fino a 3 ore, avendo l'accortezza di deporle su un piatto coperto di carta da forno. Al momento di servirle, bastera' scaldarle per 35 o 40 secondi in acqua in leggera ebollizione.
 
 
Terzo passaggio: i cinnamon toast. Fate dorare in forno le fette di pane bianco da ambo i lati. Nel frattempo mescolate in una ciotolalo zucchero e la cannella. Sfornate, imburrate leggermente e corpargete con lo zucchero unito alla cannella. A questo punto potete: o mangiarlo o fare un ulteriore passaggio in forno per avere un toast leggermente caramellato (io l'ho ripassato in forno, e una volta sfornato - muoia Sansone e tutti i Filistei - ho spolverato ancora un po con lo zucchero). Il toast va servito tiepido/caldo, quindi se avete ancora qualche preparazione da fare, tenetelo al caldo.
 
Quarto passaggio: l'hot cocoa milk. Mettete a scaldare il latte in un pentolino, dovrà essere molto caldo, ma non bollire. Nel frattempo, in ogni tazza, mescolate 2 cucchiai di panna, 1 cucchiaio di zucchero e 2 di cacao cacao (in alternativa potete farlo nel bicchiere del frullatore a immersione per creare una specie di crema densa e spumosa). Quando il latte sarà caldo, versatelo nelle tazze e mescolate. Otterrete una bevanda mediamente densa, ma gustosissima e avvolgente: un'ottima alternativa alla cioccolata calda, quando non si ha troppo tempo di star li a mescolare nel pentolino. Completate ogni tazza con un marshmallow intero o tagliato a pezzi più piccoli o se preferite con della panna leggermente montata. 
 
 
Assemblate ora il piatto: tagliate a metà il muffin, posizionate su di esso l'uovo in camicia e nappate con la salsa chantilly. Accanto, mettete i cinnamon toast. Servite insieme all'hot cocoa milk  e del succo d'arancia.
 

venerdì 4 ottobre 2013

CINNAMON ROLLS, LA RICETTA PERFETTA!

Io sono a dieta - e sfido chiunque a dirlo, perchè nonostante ciò a casa mia la cucina non è mai chiusa - ma mi capita lo stesso di sentire il bisogno e la voglia di un dolcino appagante, avvolgente, confortante.. ecco, questa è la parola giusta: confortante, un vero e proprio comfort food. 
 
Nel mio comfort food ideale ci sono due ingredienti principi: le mele e la cannella; se poi me li mettete insieme, posso anche spazzolare tutto da sola (a costo di digiunare per un giorno intero dopo).
La torta di mele è forse uno dei miei dolci preferiti, ma se parliamo di un dolce da mangiare caldo, i cinnamon rolls appena sfornati sono la mia rovina. Per la serie, se devo sgarare, lo voglio fare una volta sola e bene.
 
La ricetta con cui li facevo prima, che potete trovare qui, non mi soddisfaceva appieno perchè la farcitura era poca e si perdeva un po' in cottura, mandando l'appellativo "sticky" (buns), con cui normalmente sono conosciuti questi dolcetti americani, a farsi benedire.
Poi ho scovato la ricetta di Giallo Zafferano, e memore del successo ottenuto con la loro ricetta per il rotolo di nutella, ho provato la loro versione: un successo su tutti i fronti. L'impasto innanzitutto non prevarica il ripieno, che non solo è abbondante, ma rimane anche li dov'è, regalandovi ad ogni morso "urla di piacere"!
Il segreto sono i riposi in frigo, prima di tagliare in pezzi il rotolo farcito e prima della cottura, che assicurano una forma impeccabile e il ripieno perfettamente al suo posto.
 
Se siete drogati come me di cannella dovete provarli: sono una rivelazione!

Cinnamon rolls
ricetta di GialloZafferano
 
 
Ingredienti per 15-16 cinnamon rolls

250 g di farina 00 + per la spianatoia e la lavorazione
250 g di farina manitoba
200 ml di latte
70 g di zucchero
80 g burro
2 uova medie - io 1 grande + 1 tuorlo
4 g di lievito di birra disidratato (se fresco 12 g) - io disidratato 1 bustina, ovvero 7 gr
1 bacca di vaniglia oppure 1 bustina di vanillina - io 0.6 g di aroma naturale di vaniglia
1 cucchiaino di malto (o miele)
6 g di sale

per la farcitura
 
100 g di burro ammorbidito a temperatura ambiente
35 g farina 00
3 cucchiaini di cannella in polvere
150 g di zucchero di canna - io demerara

per spennellare

1 uovo medio
2-3 cucchiai di panna liquida fresca (o latte)

per la glassa

100 g di zucchero a velo
acqua bollente q.b.
3-4 gocce di aroma cannella oppure in polvere q.b.

Prepariamo il lievitino con 50gr di farina 00, 50 di manitoba (prese dal totale delle farine), il miele, il lievito e 50 gr di latte (sempre presi dal totale del latte) intiepidito. Impastiamo e lasciamo in una ciotola coperta di pellicola a raddoppiare di volume - ci vorranno circa 40 minuti.

In un pentolino mettete il restante latte, la vaniglia (se usate la bacca, incidetela, raschiate i semini e mettetela in infusione nel latte, quindi una volta pronto il composto, eliminate il baccello), lo zucchero e il burro, e lasciate intiepidire a fuoco bassissimo. Il burro deve rimanere cremoso e comunque non deve sciogliersi completamente.
Ora, nella ciotola della planetaria - ma potete impastare anche a mano - mettete le farine rimanenti, e azionando il gancio, versate a filo il composto di latte e burro. Ora aggiungete il lievitino a pezzi, e lasciatelo incorporare. Solo a questo punto aggiungete le uova, una alla volta, e lasciate incordare l'impasto per una decina di minuti, spolverizzando se necessario i bordi della ciotola con della farina per non far attaccare il composto.

Lasciate lievitare fino al raddoppio.

Per la farcitura, mescolate il burro a temperatura ambiente con lo zucchero di canna, la cannella e la farina (ero dubbiosa in merito alla farina nella farcitura, ma posso dirvi che la quantità esigua non si sente al palato e invece aiuta a tenere insieme la farcia rendendola anche un po' cremosa) e tenetelo da parte.

Una volta che l'impasto sarà ben gonfio lo rovesciamo sul piano di lavoro infarinato, e lo stendiamo con il matterello fino ad avere un rettangolo di 30 x 35 circa. Stendiamo al centro la farcitura, lasciando un paio di cm di spazio libero da tutti i lati. Con l'albume dell'uovo tenuto da parte (il tuorlo ci servirà dopo per spennellare), spennelliamo i bordi liberi e arrotoliamo partendo dal lato lungo, avendo cura di lasciare la chiusura nella parte inferiore.

Avvolgete il rotolo nella pellicola, ben stretto, e mettete in frigo per un'ora - in questo modo, quando andrete a tagliare, terrà la forma.
Trascorsa l'ora di riposo in frigo, togliete il rotolo dalla pellicola, posatelo sul piano di lavoro e tagliatelo a fette spesse 2,5 cm. Io ho usato un filo da cucito per tagliarlo.. in questo modo la forma rimane perfetta! Ho fatto scorrere sotto il rotolo il filo, all'altezza dove intendevo tagliare, quindi ho "chiuso" il filo nella parte superiore, come se volessi annodarlo, mandando il capo destro del filo verso sinistra e quello sinistro a destra: il taglio è netto e le fette sono perfette - un metodo infallibile per i lievitati, ve lo assicuro.

Adesso il procedimento dice di adagiarli nella teglia, coprire con pellicola e far lievitare per 1 ora a temperatura ambiente fino al raddoppio. Io invece ho saltato questo passaggio e mi sono diventati enormi lo stesso!


Ho messo le teglie con i rotolini direttamente in frigo, per 1 ora circa, in modo che il burro si solidifichi e non scappi da tutte le parti in cottura (questo passaggio non è da sottovalutare, perchè una volta cotti rimangono belli compatti, piuttosto piatti e ben lievitati, invece che crescere a montagnetta al centro). Se li tenete oltre un ora ancora meglio!!

Spennellate i cinnamon rolls con il tuorlo battuto con poco latte o panna e infornare a forno già caldo a 180° per 15-20 minuti o in forno ventilato già caldo per 10-15 minuti.

Preparate la glassa con lo zucchero a velo e un paio di cucchiai di acqua bollente. Potete diminuire o aumentare la quantità di acqua a seconda se desiderate una glassa più morbida o più sostenuta.
Sfornate e lasciate intiepidire. Glassate a piacimento e servite tiepidi.
 
 
Alcuni li ho cotti e mangiati subito. Uno l'ho mangiato stamane riscaldato in forno per 5 minuti a 60°, alcuni li ho congelati crudi, per ogni evenienza: quando ne ho voglia li metto ancora congelati nella teglia rivestita con della carta forno e inforno a forno freddo impostando la temperatura a 180°; dop 20-25 minuti sono pronti!

Me ne sono venuti 12, a differenza dei 16 pronosticati... ma sono strabuoni. Ho trovato la mia ricetta perfetta!!

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