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martedì 6 febbraio 2018

IL GIAPPONE NEL CUORE: RAMEN

Tokyo, Kyoto, Kanazawa, Shirakawa. In un'unica parola: Giappone.
Ci tornerei domani, magari con un biglietto di sola andata.

Il Giappone è un paese che mi ha sempre suscitato molta curiosità. Totalmente diverso dalla nostra concezione di vita e da come concepiamo noi l'organizzazione e le regole sociali.
Per questo quando ci siamo trovati a scegliere delle mete per il nostro viaggio di nozze il Giappone è stato la nostra prima scelta.
E siccome un'immagine vale più di cento parole, vi lascio qualche scatto di quei giorni.

Tokyo
Il Monte Fuji sulla baia di Shizuoka

Una piantagione di tè verde

Il villaggio di Shirakawa-Go, nel distretto di Ōno, con le sue gasshō-zukuri, dal tetto interamente realizzato in paglia. E' patrimonio UNESCO ed è gemellato con Alberobello.

Due giardinieri all'opera per togliere le foglie cadute durante la notte. La cura che i giapponesi hanno del verde pubblico è quasi maniacale, le aiuole sono curatissime, fiorite, ordinate. I viali spazzati ogni mattina. Inutile dire poi che trovare dello sporco a terra è impossibile e vi rivelo una curiosità: non ci sono cestini per la spazzatura in strada. Sono predisposti dei punti per la raccolta differenziata accanto alla maggior parte dei distributori automatici presenti lungo le strada e nessuno si sognerebbe mai di gettare della cartacce in terra.

Dimenticatevi le classiche transenne in Giappone. Queste sono deliziose!

Kinkaku-ji detto anche Padiglione d'oro a Kyoto, i cui piani superiori sono interamente ricoperti di foglia d'oro. Circondato da un giardino giapponese meraviglioso e una piccola foresta di bambù.

Bonsai e kokedama, delle piccole meraviglie. Peccato non aver potuto portare con noi una di queste piante in miniatura

Tipica "macchina" giapponese. In Giappone per acquistare un'automobile bisogna dimostrare di possedere un parcheggio o comunque un posto in cui tenere la macchina quando non la si utilizza. Infatti vedere una macchina parcheggiata lungo la strada è impossibile. 

Mochi, normali e al tè matcha, ripieni di marmellata anko. Questi anche se confezionati erano deliziosi!
I "panini di riso" come li ha ribattezzati Alessandro: gli Onigiri. Costano 100-150 yen (circa 1 €) e hanno i ripieni più disparati. Troppo buoni!

Takoyaki, un tipico street food giapponese: sono a base di pastella e cotte in una speciale piastra. Al loro interno spezie, polipo a tocchetti, briciole di tempura, zenzero sottaceto e cipollotto. Condito con salsa takoyaki, maionese e katsuobushi. Una bomba calorica, ma troppo troppo buona! 

Per festeggiare il compleanno di Alessandro siamo andati ad assaggiare il manzo di Kobe in un particolare tipo di ristorante dove ti vengono messi a disposizione gli ingredienti crudi, una vasta gamma di condimenti e contorni e puoi cucinare il tutto direttamente al tuo tavolo. Un'esperienza molto particolare.

Un gelato al tè matcha. Delizioso!

Korokke, un altro tipico street food giapponese: crocchette di patate, disponibili in moltissime varianti. Buonissime!

Non poteva mancare: sushi! Ne abbiamo fatto delle memorabili scorpacciate! A differenza del sushi il rapporto riso/pesce è inverso, poco riso e molto pesce. Ovunque lo abbiamo mangiato era sempre freschissimo e buonissimo. 

Un dessert tradizionale. Era composto da una specie di aspic al pompelmo dal retrogusto marcatamente amaro, con dei pezzetti di frutta al suo interno e sormontato da mezza fragola. La frutta in Giappone costa tantissimo. Una mela può arrivare a costare l'equivalente di 2 euro, mentre un melone anche oltre 100€.

Daifuku mochi ad Asakusa, ovvero un mochi ripieno di marmellata anko e una fragolona enorme. Buonissimo!

Tempura mista, accompagnata da daikon e zenzero grattugiato.

Un pranzo tradizionale giapponese, quello che da noi sarebbe un pranzo per le occasioni speciali. Tutto davvero buonissimo. C'era del sashimi, zuppa di miso, tempura, tofu, sottaceti, riso bianco, verdure. 
Insomma, tanti volti, tanti posti, tanto cibo.
Sushi, tempura, takoyaki, mochi, tayaki, zuppa di miso, karagee, korokke, dango.
Un piatto tra gli altri mi è rimasto particolarmente caro: il ramen. Di origini cinesi, è diventato negli anni il piatto nazionale giapponese.

Eccomi davanti una ciotola di Ramen.
Esiste una grande varietà di ramen in Giappone, con differenze sia geografiche sia specifiche del venditore, persino in varietà che hanno lo stesso nome. I tipi di ramen possono essere categorizzati secondo i suoi due ingredienti principali, ovvero le tagliatelle e il brodo; ne troviamo principalmente quattro tipologie:

Shio ("sale"): il ramen Shio è probabilmente il più vecchio dei quattro ed è un brodo pallido, chiaro, giallognolo fatto con molto sale e una qualche combinazione di pollo, verdure, pesce e alghe marine. La consistenza e lo spessore delle tagliatelle nei ramen shio è variabile, ma di solito sono dritte piuttosto che ricce.

Tonkotsu ( "osso di maiale"; da non confondersi con tonkatsu, che è la cotoletta di maiale panata alla giapponese) : il ramen tonkotsu ha di solito un brodo color bianco nuvola. Ha un brodo spesso, fatto bollendo ossa di maiale, grasso e collagene su un fuoco alto per molte ore, che soffonde il brodo con forte sapore di maiale e una consistenza cremosa che sembra latte. Le tagliatelle sono sottili e dritte, e questo ramen è spesso servito con beni shoga (ovvero lo zenzero sott'aceto).

Shōyu ("salsa di soia") : il ramen Shōyu ha tipicamente un brodo di color marrone e chiaro, a base di brodo ristretto di pollo e verdure (o a volte pesce o manzo) con aggiunta di molta salsa di soia che porta a una zuppa che è intensa, salata, saporita ma tuttavia ancora abbastanza leggera al palato. Il ramen Shōyu ha di solito tagliatelle ricce piuttosto che quelle dritte, ma non sempre. È spesso adornato da germogli di bambù marinati, nori (alghe di mare, quelle con cui si serve il sushi), uova bollite, germogli di fagioli e/o pepe nero.

Miso: il ramen miso è unicamente giapponese. è stato sviluppato in Hokkaidō, è caratterizzato da un brodo che combina una gran quantità di miso ed è mischiata con pollo unto o brodo di pesce - e a volte con tonkotsu o lardo - per creare una zuppa densa, fragrante, leggermente dolce e molto vigorosa. Il brodo del ramen miso tende ad avere un sapore robusto, intenso, perciò si combina con una varietà di guarnizioni in cima saporite. Le tagliatelle sono tipicamente spesse, ricce e leggermente mollicce.
Le ricette delle zuppe e i metodi di preparazione tendono a essere segreti accuratamente custoditi.

La ricetta che vi propongo oggi l'ho presa dal canale youtube "Tommaso in Giappone", curato da un ragazzo toscano trapiantato in giappone; il brodo a base di porro con i tagliolini all'uovo, insieme alla pancetta di maiale - chashu - , all'uovo mezzo cotto - hanjuku tamago - completato con l'alga nori tostata, i germogli di soia e il cipollotto fresco, danno vita a un piatto straordinario.

Siccome l'hanjuku e il chashu devono riposare una notte, vi consiglio di preparare tutto con un giorno di anticipo.

Ramen


per 4 persone

2 porri
4 fette di pancetta di maiale
150g di sakè
4 cm di radice di zenzero
acqua q.b.
2 spicchi d'aglio
2 cucchiai di mirin
1 cucchiaio di olio di sesamo
3 cucchiai di salsa di soia
pepe q.b.
sale q.b.

in più ci serviranno

250g di pasta fresca all'uovo, tipo tagliolini
1 foglio di alga nori arrostita diviso in quattro
100g di germogli di soia lessati - si trovano anche in scatola
1 cipollotto fresco affettato sottilmente

In una padella rosoliamo la pancetta - nel video aggiungono olio vegetale, ma essendo già un taglio grasso di carne, io l'ho omesso e ho fatto rosolare la pancetta con il suo grasso - fino a doratura.
Trasferite la carne nella pentola a pressione, aggiungete il sakè, lo zenzero pelato e tagliato a fettine, e i porri, tagliati grossolanamente. Coprite a filo con acqua fredda, chiudete la pentola e ponete su fiamma alta finchè inizia a fischiare; da quel momento abbassate il gas al minimo e proseguite la cottura per 15 minuti.

Spegnete e lasciate uscire il vapore prima di aprire la pentola. Togliete la carne da dentro il brodo e tenetela da parte.
Aggiungete l'aglio, il mirin, l'olio di sesamo, la salsa di soia ed aggiustate di sale e pepe.
Richiudete la pentola a pressione e riaccendete il gas al massimo. Cuocete per 15-20 minuti dal fischio - i porri dovranno disfarsi completamente. Assaggiate il brodo ed eventualmente aggiustate di sale. Ha un sapore molto deciso, quindi potrebbe risultare troppo "intenso" per alcune persone; se così fosse, allungatelo con dell'acqua bollente poco prima di comporre il piatto.

per l'hanjuku tamago

4 uova
6 cucchiai di salsa di soia
4 cucchiai di sake
3 cucchiai di mirin

Lessate le uova per 6-7 minuti, quindi trasferitele in una ciotola con acqua fredda. Spellate le uova e conditele con la salsa di soia, il sake e il mirin. Lasciate le uova ad insaporire con la salsa per una notte in una ciotola ben coperta da pellicola.

per il chashu

la carne di maiale messa da parte in precedenza
3 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di sake
4 cucchiai d'acqua 
2 cucchiai di mirin

Ponete la carne di maiale con cui abbiamo fatto il brodo in una padella con tutti i condimenti, e fate rosolare, girandola di tanto in tanto, finchè il condimento si sarà ridotto ad una salsa densa.
Trasferite in una ciotola coperta da pellicola e lasciate riposare per una notte.

Come va servito

Scaldate il brodo di porro ed eventualmente allungatelo. 
Da parte lessate i tagliolini seguendo i tempi di cottura indicati, quindi scolateli bene e teneteli da parte.
Disponete in ogni ciotola due o tre mestoli di brodo e una porzione di tagliolini. Completate il piatto aggiungendo una fetta di chashu, i germogli di soia, l'uovo tagliato a metà, il cipollotto e l'alga nori.


Servite immediatamente.

sabato 9 aprile 2016

KIMCHI JJIGAE, OVVERO ZUPPA DI KIMCHI COREANA

Se me l'avessero detto, non ci avrei creduto.
Eppure l'ho fatto. L'ho preparato, fatto fermentare, cucinato e mangiato.
E mi è pure piaciuto.
 
Il Kimchi Jjigae (김치찌개) si pronuncia “chimci cigae” e si può tradurre come stufato è un piatto tradizionale coreano preparato con cavolo cinese e altre verdure fermentate in salamoia.

Jigae indica invece lo zuppone, un po’ lo svutafrigo da noi, e di solito è una pietanza casalinga invernale preparata con quello che si ha in casa in un calderone, dove di solito si gettano i resti della carne, più frequentemente grasso o cotenne di maiale, derivati da altri tagli o preparazioni.
Nei tempi antichi, le popolazioni che vivevano sulla penisola coreana ottennero la padronanza del processo di fermentazione e le prime testimonianze sulla preparazione del Kimchi sono del 12° secolo durante la dinastia Koryo.
Agli inizi il veniva preparato senza l’utilizzo del peperoncino in quanto non era ancora disponibile in Asia e il condimento era preparato con lo zenzero o l’ aglio. Dopo la sua introduzione nel corso del 16 ° secolo, il peperoncino e la polvere di peperoncino divennero gli ingredienti chiave per il Kimchi fino ai nostri giorni.
E' senza dubbio uno dei tesori della cucina coreana e la sua preparazione è parte integrante della cultura coreana: amici, parenti e vicini di casa si riuniscono in autunno, ovvero quando in Corea la stagione della raccolta del cavolo è al culmine, per preparare il Kimchi tutti insieme, durante il cosiddetto kimjang. Le donne coreane ne preparano in gran quantità per poi consumarne poco alla volta durante l’inverno.
In Corea del Sud, il Kimchi è un chiodo fisso per tutto l'anno: esiste un istituto di ricerca del Kimchi, un museo del Kimchi e un festival nazionale del Kimchi. Sono persino riusciti a mandare nello spazio scatolette di Kimchi, per non far mancare ai propri astronauti la pietanza più importante della loro vita! Perché il Kimchi, oltre a essere deliziosamente gustoso, fa anche bene: all'apparato digerente grazie alle sue fibre, al sistema immunitario grazie alle vitamine B e C, previene il cancro, mantiene giovani e pure belli. Un vero toccasana, insomma.

Il periodo di invecchiamento degli ingredienti è fondamentale per far diventare comunissimi ingredienti della cucina quotidiana in prelibati Kimchi: salati e in salamoia, iniziano poi a fermentare, poiché gli zuccheri delle verdure convertono il tutto in acido lattico, acido acetico e anidride carbonica. Più lunga è la fermentazione, più forte diventa il suo sapore: quel gusto pungente, la croccantezza del cavolo accompagnata dalla maliziosa forza della pasta di peperoncino che ci bruciacchia la lingua, il vigoroso effluvio dell'aglio e dello zenzero.
Se non viene preparato in casa, viene acquistato già pronto nei negozi, ma come immaginerete, non è facile trovarlo qui da noi, a meno che di avere un negozio etnico sotto casa che abbia questo piccolo tesoro in barattolo. Nel caso non siate fortunati, armatevi di coraggio e preparate insieme a me in Kimchi in casa, da vere brave massaie coreane!
Dopo varie ricerche e dopo aver vagliato numerose ricette ho seguito le indicazioni di questo video su youtube, di una vera donnina coreana che sembra quasi uscita da un cartone animato e che spiega, in un comprensibilissimo inglese, per filo e per segno, come diventare davvero delle brave cuoche di Kimchi.
 
 
 
Preparate il Kimchi almeno due giorni prima di preparare la Kimchi Jjigae, perché le verdure devono fermentare un po'. Accompagnate questo ricco stufato con del riso bianco, che ne attenua la piccantezza al palato. Non stupitevi dell’abbondanza di elementi piccanti: in Corea la piccantezza è totale confort food…
 
 
Per il Kimchi
 
1 cavolo cinesi (se come me non li trovate fate come mi ha suggerito Acquaviva, e prendete metà cavolo cappuccio e metà lattuga romana)
1 rafano di grandi dimensioni (o 2 rafani più piccoli) - l'ho omesso perché introvabile
1 cipolla grande
2 cipollotti
250 ml di salsa di pesce - oppure per la versione vegetariana potete usare come ho fatto io la salsa di soia.
1 tazza di sale marino fino
6 spicchi d’aglio
3-4 cm di zenzero
1 pera soda (che sostituiscono la ravanello coreano)
1/2 tazza di peperoncino in polvere
½ tazza di farina di riso
1 tazza di acqua
1 cucchiaio di zucchero di canna

 
Per preparare il Kimchi

Dividete a metà il cavolo e la lattuga romana. Bagnateli in acqua fredda, scolateli e poneteli in una ciotola.
Cospargete con il sale fino le foglie, senza staccarle alla base - io ho sbagliato e le ho staccate! - nella parte del gambo mettete un po' più di sale perchè è la parte più dura.
Devono perdere la gran parte dell'acqua contenuta. Ogni 30 minuti girateli in modo che il sale si distribuisca uniformemente.
Nel frattempo preparate la crema di riso: ponete la farina di riso con l'acqua in una pentolina e portate quasi ad ebollizione. Aggiungete lo zucchero di canna, mescolate finchè è ben sciolto. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare
 
In un mixer tritate la cipolla, lo zenzero e l'aglio, fino a ridurli in una pasta. Mescolate questa pasta alla crema di riso, aggiungete il peperoncino e la salsa di pesce - o la salsa di soia.
 
Mondate e tagliate a listarelle la carota, la pera e i cipollotti. Uniteli alla crema di riso, e mescolate.
 
 
Dopo circa 2 ore e mezzo, i cavoli avranno tirato fuori la maggior parte della loro acqua conservando però parte della loro croccantezza. A questo punto sciacquateli per due-tre volte sotto acqua fredda corrente e fateli scolare bene.
Ora cospargete tutte le foglie del cavolo cinese, senza staccarle se riuscite, con la salsa kimchi che avete preparato e proseguite fino ad esaurimento degli ingredienti.
Riponete il Kimchi così ottenuto in un contenitore a chiusura ermetica e lasciate fermentare a temperatura ambiente per 48 ore.



Trascorso il tempo di fermentazione le verdure avranno acquistato un sapore deciso e pungente, e avranno anche tirato fuori del liquido. Se schiacciando con il dorso di un cucchiaio fuoriesce del liquido da sotto il vostro Kimchi è pronto.
Potete conservarlo da ora in poi in frigo e prelevare, di volta in volta, la quantità che vi occorre.
 

Per preparare il Kimchi Jjigae, la zuppa di kimchi

Ingredienti per 4 persone:

300 g di pancetta fresca di maiale
450 g di tofu sodo
400 g di cavolo kimchi
4 cipollotti o scalogni
1 cipolla
6 spicchi di aglio
15 g di zenzero fresco
3 o 4 cucchiai di gochugaru (peperoncino coreano essiccato in fiocchi)
2 cucchiai di gukganjang (salsa di soia coreana per zuppe)
2 cucciai di salsa di soia
2 cucchiai di burro
1 cucchiaio di gokuchang
1 cucchiaio di doenjang

Tagliare la cipolla e i cipollotti separatamente a fette sottili; grattugiare aglio e zenzero; tagliare la pancetta a fettine quadrate; spremere il kimchi per ricavarne 1 o 32 cucchiai di succo e poi tagliuzzare le foglie; tagliare il tofu a cubotti.


Marinare la pancetta con aglio, zenzero e le due salse di soia per 20 minuti. Versare il tutto in un tegame pesante ben caldo e lasciare che il grasso si sciolga.
Unire la cipolla e il kimchi e saltare fino a che si comincia a sentire un buon profumo.

Unire il succo di kimchi, 700 ml di acqua, gochujang e doengjang e mescolare bene, quindi portare a bollore e, a gusto, unire il gochugaru.

Cuocere una ventina di minuti (o fino a che maiale e kimchi sono teneri), unire il tofu e cuocere altri 5 minuti.

Spegnere, unire i cipollotti e il burro, mescolare bene e portare il tegame in tavola, meglio se su un rechaud. Ogni commensale, che ha di fronte anche una ciotola di riso, si serve a piacere.


Potete trovare questa ricetta anche sul blog del MTC http://www.mtchallenge.it/2016/01/mtc-53-tema-mese-kimchi-jjigae.html


youtube.com

lunedì 25 gennaio 2016

MINESTRA DI GNOCCHETTI E CECI DI CASA MIA PER L'MTC DI GENNAIO

Sempre di corsa.
Spesso sul filo di lana.
Foto pronte da 10 giorni e non un attimo per sedermi a scrivere.
 
Il tema del MTC n°53, scelto da Vittoria autrice del blog La cucina piccolina: il minestrone e le zuppe. Qui in casa mia non mancano mai. Le preparo almeno due volte a settimana.
 
Che ci siano verdure o legumi, riso o pasta, crostini di pane o un filo di panna, sono indispensabili in questi mesi rigidi.
Questa l'ho imparata qui a L'Aquila, dove è molto diffusa. E pensare che otto anni e mezzo fa, quando mi sono trasferita qui, i ceci nemmeno mi piacevano.
Oggi pochi giri di parole, si va subito al sodo.
 
Fuori il gastrofighettismo, dentro l'MTC!

Minestra di gnocchetti e ceci
 

 Ingredienti
 
150g di ceci secchi
acqua q.b.
rosmarino
alloro
sale
olio evo
80g di passata di pomodoro
 
per gli gnocchetti
 
200g di patate
25g di farina
noce moscata q.b.
sale
 
Per prima cosa, la sera prima, mettiamo a bagno i ceci.
Sciacquati velocemente vanno tenuti a bagno in acqua fredda per almeno 12 ore.
 
La mattina dopo, scolateli, metteteli nella pentola a pressione, coprite con acqua e lessate per 40 minuti dal fischio.
 
Una volta cotti, senza eliminare l'acqua di cottura, aggiungiamo: la passata di pomodoro, un mazzetto aromatico fatto di un rametto di rosmarino e una foglia d'alloro, sale, e un filo d'olio extra vergine d'oliva.
Lasciate sobbollire a fuoco lento per almeno 30 minuti.
 
Nel frattempo preparate gli gnocchetti.
Lessate le patate, sbucciatele e schiacciatele sul piano di lavoro con lo schiaccia patate.
Quando saranno ben fredde aggiungete sale, noce moscata e farina. 25g dovrebero essere sufficienti, ma molto dipende dalla qualità delle patate - le migliori sono quelle "vecchie", ovvero quelle dell'anno precedente perché durante la stagione perdono gran parte dell'acqua in esse contenute, diventano ancora più farinose e sono perfette per fare gli gnocchi.

Impastate il tutto e formate un panetto. Vi accorgerete che l'impasto avrà il giusto quantitativo di farina quando non si attaccherà più alle mani.

Procedete alla formatura degli gnocchetti, facendo dei salamini stretti - circa 1 cm -  e lunghi, ricavandone poi gnocchetti lunghi circa 1 cm. Spolverateli di farina e lasciateli da parte.

Dopo 30 minuti, eliminate il mazzetto aromatico, regolate di sale e prelevate un mestolo di ceci e del loro brodo, inseritelo nel bicchiere del frullatore a immersione e ricavatene una purea.
Unitela quindi di nuovo ai ceci nella pentola. Questo passaggio rende la minestra ancora più densa e cremosa.

Quando la consistenza vi soddisfa, unite gli gnocchetti e lasciate cuocere per circa 2 minuti.
Servite ben caldo, con una generosa spolverata di parmigiano e lasciatevi coccolare.

 
 

venerdì 11 aprile 2014

PER COMBATTERE GLI "ULTIMI" FREDDI: CANEDERLI IN BRODO

Anche se nella parte meridionale dello stivale e sulle isole il clima è già  primaverile, qui a L'Aquila, con i nostri 11 mesi di freddo e 1 di fresco, siamo ancora con la neve abbondante sulle montagne.
Va da sé che, se di giorno le temperature, specie se ci si piazza al sole a mo' di lucertola, sono gradevoli, e i più calorosi si possono permettere una mezza manica, la sera, ci vuole una sciarpina leggera e la giacca di mezza stagione.
 
Diciamo che siamo ancora in quel periodo di passaggio in cui alla sera una cosa calda è ancora graditissima!
 
Visti in tv dalla Paroda nazionale, e replicati dopo qualche giorno, i canederli, o knödel, detto alla trentina,  in brodo, sono un piatto tipico della gastronomia Tirolese, in particolar modo delle città di Trento e Bolzano.
 
Questo gustoso piatto è sicuramente uno dei più conosciuti ed apprezzati della cucina trentina, i canederli, non sono altro che palline di pane farcite con speck o formaggio cotte nel brodo di carne, e sono un piatto molto calorico e nutriente adatto soprattutto al periodo autunnale ed invernale.
 
Per quanto riguarda le origini di questo piatto, possiamo dire che sicuramente i canederli sono una ricetta antichissima di derivazione contadina. I contadini, infatti, preparavano questo piatto utilizzando gli avanzi di pane diventato raffermo, insieme ai prodotti che l'allevamento gli offriva: speck e formaggio appunto, che ancora risultano i capisaldi della gastronomia trentina.
Al giorno d'oggi, i canederli si sono evoluti ed infatti ne possiamo trovare di tutti i tipi con farciture sempre diverse: i classici allo speck o formaggio, con gli spinaci, con le erbette, e chi più ne ha più ne metta.
 
Canederli allo speck in brodo

 
per 4 persone

200g di pane raffermo
150 ml di latte 
2 uova 
sale
pepe 
100g di speck 
1 cipolla (io 1/2 scalogno) 
olio 
una noce di burro
prezzemolo q.b.
40g di farina ( + quella per infarinare) 
un pizzico di noce moscata

in più ci servirà

brodo di carne (circa 2 lt)
parmigiano q.b.

Spezzettate e tritate grossolanamente il pane raffermo a cubetti e ammollatelo in una ciotola con il latte, le uova, sale e pepe. Mescolare e lasciare riposare per almeno due ore coperto con della pellicola o un canovaccio pulito.

Trascorse le due ore, tritate speck e cipolla finemente e soffriggerteli nel burro; quando la cipolla sarà dorata, aggiungeteli al composto di pane, che nel frattempo si sarà ammorbidito.

Aggiungete anche farina, prezzemolo finemente tritato e un bel pizzico di noce moscata; impastare bene e infine riporre in frigo per 30 minuti, coprendo la ciotola con della pellicola in modo che l'impasto raddodi. Trascorsa la mezz'ora modellare i canederli formando delle palline di circa 8-10 cm di diametro, che poi passerete nella farina.
Per evitare che il composto si appiccichi troppo alle mani, bagnatele in una scodella d’acqua che terrete accanto.

Cuocete i canederli buttandoli tutti insieme nel brodo bollente per 15 minuti a fuoco basso; quando verranno a galla saranno pronti.
Servire spolverando con parmigiano.
 

sabato 25 gennaio 2014

VELLUTATA DI POMODORI, PER UN PIENO DI VITAMINE

Per fare incetta di vitamine e sali minerali, senza però appesantirci troppo, io a Ale siamo diventati dei fan delle vellutate di verdura.
 
Lui non è un grandissimo fan delle verdure, a parte qualche rara eccezione. Tuttavia se nel piatto non trova pezzi e se il sapore gli è gradevole, non le disdegna.
Per questo sto sperimentando diverse ricette, proponendo una vellutata diversa una volta a settimana.

Oggi mi ci vorrebbe proprio, visto che qualcuno di mia conoscenza - di cui non faccio nome, ma vi dico solo che inizia con la A - mi ha attaccato il raffreddore.... questa vellutata è naturalmente ricca della vitamina C dei pomodori, e fa bene sia a chi è un po' ammalato, sia a chi vuole rafforzare le proprie difese immunitarie.

E' facilissima: non dovete far altro che sbucciare e mettere le verdure in pentola, quindi passarle una volta cotte, impiattarle ed accompagnarle con dei crostini.
 
Vellutata di pomodori
 

8 pomodori pelati (vanno benissimo quelli da sugo)
un paio di cucchiai di olio extravergine d'oliva
1 scalogno
1 carota
4 patate piccole
200ml di acqua
1 dado vegetale
2 cucchiaini di pesto al basilico
sale e pepe
1 cucchiaino di zucchero
 
In una pentola capiente mettete l'acqua e le verdure, pelate, lavate e tagliate a pezzi. Aggiungete i pelati e il dado vegetale, quindi fate cuocere con coperchio a fuoco basso per 10-15 minuti o finchè le verdure sono tenere.
Togliete la pentola dal fuoco e frullate il tutto con un frullatore ad immersione. Regolate di sale e pepe ed aggiungete, se la vellutata vi sembra acidula, un cucchiaino di zucchero.
Versate nei piatti, decorate con un cucchiaino di pesto e servite con crostini di pane.

martedì 7 gennaio 2014

VELLUTATA DI PATATE E ZUCCHINE, PER TORNARE IN CARREGGIATA

Generalmente dopo le feste si sente sempre il bisogno di "smaltire" le calorie extra accumulate con pranzi, cene, cenoni, dopocena, spuntini ecc ecc.
 
Nel mio caso, non riuscire a deglutire cibo solido sicuramente aiuta: beccarsi un mal di gola è un toccasana per la linea!
Avevo già messo in conto di dover riprendere un'alimentazione meno ricca (di pane e pasta principalmente - i miei veri peccati di gola sono loro), aumentare il consumo di verdure e acqua e diminuire il numero di dolci presenti in casa che rappresentano una vera e propria tentazione. Non avevo considerato la possibilità di ammalarmi però.

Poco male..
Dopo un paio di sere con qualche decimo di febbre e un paio di aspirine, già mi sento meglio. L'unica pecca è la gola, che ancora non ne vuol sapere.
Che fare? Cibi caldi, liquidi e tanto thè.
 
Mi sono ricordata allora di questa vellutata, cremosa, con pochi ingredienti e praticamente senza grassi. La ricetta me l'ha data Francesca, la fidanzata del fratello di Ale, che ringrazio molto.

E' Ideale per una cena leggera al posto della solita minestrina. Si fa praticamente da sola, dovete solo pulire e tagliare le verdure e mettere tutto in pentola.
Se volete (e potete) arricchirla con dei crostini di pane - preferibilmente fatti con pane casereccio, che è leggermente sapido - , create anche un gradevolissimo contrasto morbido-croccante, che ci sta benissimo.
 
Vellutata di patate e zucchine
 
 
per 4 persone

3 zucchine medie
3 patate medio-grandi
500 ml di acqua
1 dado vegetale
sale q.b.
1 spicchio d'aglio

in più ci serviranno

crostini di pane


Mondate e tagliate a pezzetti abbastanza piccoli le zucchine e le patate.

In una pentola capiente mettete le verdure a pezzetti, l'acqua, l'aglio privato della pelle e il dado. Coprite e lasciate cuocere a fuoco dolce per 1 ora circa, finchè le verdure si saranno quasi del tutto disfatte e la consistenza sarà piuttosto cremosa.

Eliminate l'aglio, passate al passaverdure o frullate con il minipimer.
Aggiustate di sale e servite calda, accompagnata da un filo d'olio evo a crudo qualche crostino di pane.

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