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lunedì 25 settembre 2017

CHITARRA CALAMARI, VONGOLE E PACHINO PER L'MTC N.67

Niente, nonostante i buoni propositi, non ci sono riuscita.
Volevo sfruttare la sferzata di energia positiva della pasta Felicetti e fagioli con polpo e cozze di Viviana Varese, realizzata per il tema del mese; ma si sa, l'uomo propone e Dio dispone. Vi risparmio per ora le lagnanze, che rimando ad un'altra occasione.

Appena letto il regolamento della sfida n.67 del MTChallenge, la pasta con il pesce, di Cristina ho avuto immediatamente due o tre idee sugli ingredienti, primi su tutti i gamberi di fiume. E mi solleticava l'idea di abbinarli alla polvere di liquirizia - magari avrei scoperto che "era una ****** pazzesca", ma nella mia testa era da sperimentare. Mi sono messa in moto, chiedendo a mio padre di rintracciare "quell'amico che ogni tanto ti regalava i gamberi". Niente. Irrintracciabile.
Addio pasta coi gamberi!

Volevo tornare col botto, dopo troppi mesi di stop forzato, spero solo di non fare un botto per terra!
Piano b. Mi sarei lasciata ispirare dal momento.

Arrivata al pescivendolo di fiducia l'occhio mi cade su dei bei calamari. In frigo quei pomodori pachino dell'orto della vicina. Controllo rapidamente che abbia le vongole, che coi calamari e con i pomodori pachino ci stanno da dio, e mi faccio fare due belle porzioni.

Che abbinarci? Spaghetti? Linguine?
No, ci starebbe bene una bella chitarra. Magari all'uovo, ammassata al momento. Con quella farina di grano duro Senatore Cappelli presa a Eataly l'ultima volta e che ho visto giusto ieri in dispensa. 

Ed è così che è nata questa pasta, ricca, ma semplice. La ricchezza della pasta all'uovo unita alla tenerezza del calamaro, appena saltato in padella, alla sapidità delle vongole e all'acidità del pomodoro pachino.
Mi ricorda le mattine d'estate, quando ancora non fa caldo, e sale dalla spiaggia il profumo dell'acqua salata, l'odore della sabbia, la brezza tiepida.
Credo sia per quest'anno la giusta conclusione della stagione estiva. La ciliegina sulla torta.

Chitarra calamari, vongole e pachino


Ingredienti per 4 persone

per la chitarra

2 uova
200g di farina di grano duro Senatore Cappelli
un pizzico di sale
acqua q.b.

per il sugo

200g di pomodori pachino
250g di calamari
300g di vongole - quelle piccole
due cucchiai di olio evo
due spicchi d'aglio
un peperoncino calabrese
qualche foglia di basilico fresco
sale
prezzemolo fresco tritato

Per prima cosa mettete a spurgare le vongole in una ciotola. Copritele con abbondante acqua in cui avrete disciolto un cucchiaio abbondante di sale fino. Coprite la ciotola con un piatto in modo che i molluschi siano al buio. Dimenticatele per due ore - il minimo sindacale è un ora, ma se non volete rischiare di rovinare il piatto con la sabbia residua che si potrebbe trovare all'interno delle conchiglie, non scendete sotto le due ore. Quando saranno trascorse le due ore, scolate e sciacquate le vongole, eliminando quelle rotte.

Pulite i calamari. Separate il corpo dai tentacoli semplicemente tirando questi ultimi. Tastando con le dita, individuate la penna trasparente di cartilagine che si trova all'interno della sacca e tiratela via.
Togliete la pelle con le dita, come se lo doveste sbucciare. Eliminate eventuali interiora dall'interno della sacca aiutandovi con le dita, sciacquandolo poi sotto l'acqua corrente. Qualora fosse presente la sacca dell'inchiostro fate attenzione nel rimuoverla, senza romperla, e tenetela da parte per altre ricette.
Separate i tentacoli dalla testa facendo un incisione con un coltello subito sotto gli occhi per privarli anche del rostro (ovvero il becco del calamaro che non si mangia). Tagliate la sacca ricavandone degli anelli e teneteli da parte.


Passiamo ora a fare la pasta. Disponete a fontana la farina sul piano di lavoro, unite il sale e le uova intere, quindi lavorate fino ad ottenere un panetto liscio ed elastico. Potreste aver bisogno di aggiungere dell'acqua, se così, fatelo mettendone poca alla volta.

Lasciate riposare l'impasto per almeno mezz'ora coperto a campana. Quindi tiratelo con la macchina per la pasta, fino ad arrivare ad uno spessore di 0.3 cm. Quindi passatelo all'accessorio per gli spaghetti alla chitarra. Ancora meglio se avete la chitarra tradizionale. Io "causa trasloco" ce l'ho ancora negli scatoloni.


Passiamo ora a preparare il condimento per la nostra chitarra.
In una padella ampia facciamo rosolare uno spicchio d'aglio con tre cucchiai di olio evo. Quindi aggiungiamo i pomodori pachino interi, precedentemente lavati. Copriamo e lasciamo cuocere a fuoco medio per una decina di minuti.
Nel frattempo, in un'altra padella, dai bordi abbastanza alti, fate aprire le vongole. Mettete sul fondo un cucchiaio di olio e uno spicchio d'aglio. Quando la padella sarà ben calda aggiungetevi le vongole ben scolate dall'acqua. Una volta che tutte le vongole sono aperte, sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco e lasciate ritirate il sughino per un paio di minuti a fuoco basso, senza coperchio. Quindi spegnete, trasferite in una ciotola, filtrate la loro acqua di cottura e lasciate da parte le due cose separatamente.


Buttate la pasta, che cuocerà in un minuto. Scolatela al dente ed aggiungetela direttamente alla padella con il condimento. Saltatela bagnando con poca acqua di cottura se necessario.


Spegnete il fuoco, eliminate l'aglio e spolverate con abbondante prezzemolo fresco tritato.
Servite immediatamente.


Accompagnate con un buon bianco ben freddo.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.67 del MTChallenge.


mercoledì 20 settembre 2017

PASTA FELICETTI E FAGIOLI CON POLPO E COZZE DI VIVIANA VARESE PER IL TEMA DEL MESE

Torniamo alle buone e vecchie abitudini.
Il tema del mese del MTChallenge, ovvero un approfondimento fatto di ricette collegate alla sfida in corso. Questo mese la nostra Cristina del blog Poveri ma belli e buoni ci sfida sulla pasta con il pesce.

Il tema del mese è il "pesce stellato", ovvero alcune ricette reinterpretazioni di grandi classici rivisitate da chef stellati.
La mia scelta è caduta sulla pasta felicetti e fagioli con polpo e cozze della chef Viviana Varese del ristorante "Alice" sito a Milano, all'interno di Eataly a piazza XXV aprile - 1 stella Michelin, tanto per dire.


La pasta e fagioli con l'aggiunta delle cozze è un piatto tipico partenopeo. L'accostamento tra legumi e frutti di mare che troviamo nella pasta fagioli e cozze ha origini molto antiche: sono infatti presenti testimonianze che risalgono all'antica Roma, dove già si usava mescolare questo tipo di ingredienti.

I cereali costituiscono una notevole fonte di energia per l’ organismo: di ciò erano ben consapevoli gli antichi, che in tutte le culture li posero alla base della loro alimentazione. Tra i cereali erano considerate anche le leguminose, coltivate su ampi spazi: ceci, lenticchie, piselli, fave, il cosiddetto “fagiolo dall’ occhio”, cicerchie, ecc.

I prodotti ittici erano parte integrante dell’ alimentazione delle popolazioni costiere di duemila anni fa : essi venivano utilizzati da tutte le classi sociali, seppure in maniera differente.
Essi insieme alle uova e ai derivati del latte apportavano proteine animali in una dieta in cui prevalevano legumi e cereali e in cui scarseggiavano le carni, derivanti essenzialmente dalla cacciagione.
Agli schiavi erano destinati i molluschi meno pregiati, come le “balorde”, non a caso conosciute nel Napoletano come le “cozze degli schiavi”.

Da li ad unire in un felicissimo matrimonio fagioli e cozze, il passo è stato breve.

Ma passiamo ora alla rivisitazione di Viviana Varese, che aggiunge, alla già ghiotta pasta fagioli e cozze, il polpo. E dopo averla preparata e assaggiata non mi stupisco che abbia guadagnato una stella Michelin: divina!

Pasta Felicetti e fagioli con cozze e polpo


Ingredienti per 4 persone

Q.B Pepe
Q.B Sale
5 g Basilico
100 g Pomodorini datterini
150 g Fagioli borlotti
150 g Fagioli cannellini
70 g Olio extravergine d'oliva
2 spicchi Aglio
600 g Cozze
600 g Polpo
320 g Pasta

Procedimento

Mettete in acqua fredda per una notte i fagioli separando i cannellini dai borlotti. Prendete una casseruola molto alta e mettetevi abbondante acqua leggermente salata. Portate a bollore, immergete il polpo che avete prima lavato e cuocete per 45 minuti, finché sarà morbido. Conservate l’acqua di cottura.

Prendete una padella e fate un soffritto con olio extra vergine di oliva e lo spicchio di aglio. Quando risulta dorato, eliminate l’aglio, mettete le cozze pulite in precedenza  e coprite con un coperchio. Tenete da parte l’acqua di cottura e mettete le cozze in frigorifero.

Sciacquate i legumi e cuoceteli per circa due ore in due casseruole diverse con acqua e pochissimo sale. Una volta cotti, scolateli e tenete da parte un po’ di liquido di cottura.

Prendete un’altra casseruola, meglio se di ghisa o terracotta, fate un soffritto con lo spicchio d’aglio e mettete i pomodorini tagliati a pezzetti. Fate cuocere per 5 minuti e aggiungete i fagioli. Coprite con almeno due dita di acqua di cottura delle cozze e del polpo. Cuocete per 20 minuti.
Frullate la metà dei fagioli aggiungendo ancora dell’acqua di cottura. Portate a bollore e cuocete la pasta. Se necessario, aggiungete ancora del brodo di polpo. Aggiustate di sale e pepe e mettete il basilico spezzettato.
Terminate la cottura della pasta, aggiungete il polpo tagliato a pezzettoni e le cozze sgusciate.

Composizione del piatto

Servire la pasta e fagioli nei piatti e condite con un filo d’olio extra vergine di oliva.



fonti: gingerandtomato.com
beniculturali.it
italiasquisita.net

Trovate il mio post anche qui, sul sito dell MTChallenge.

venerdì 4 novembre 2016

vade DIETRO... LA LASAGNA! IL NUOVO LIBRO DELL'MTC


Siamo a quota quattro, mica roba da ridere!!
Il quarto libro del MTChallenge è uscito ufficialmente ieri e - alla faccia della sincerità - siamo da 10 giorni primi sulla classifica di Amazon. 
I testi sono a cura di Alessandra Gennaro (ce l'abbiamo solo noi, e ci dispiace per gli altri!), la grafica e le illustrazioni della nostra creativa Mai Esteve (idem con patate come sopra) e le foto di Paolo Picciotto, che è anche il giudice per i premi 30mm nelle sfide mensili del MTChallenge.

L'acquisto del libro sostiene Piazza dei Mestieri, che tanto per rinfrescarvi le idee "ha finalità educative. In particolare intende favorire la preparazione e l’avviamento dei giovani al lavoro, migliorando e innovando i servizi educativi, ponendo attenzione particolare alle politiche di inclusione sociale e alla prevenzione delle diverse forme di disagio giovanile e ai fenomeni di dispersione scolastica.

L’obiettivo è quello di far sorgere centri di aggregazione polivalenti per giovani, introducendo e sperimentando modalità di cogestione dove gli stessi possano accedere a una pluralità di proposte, quali ad esempio quelle inerenti:


l’orientamento
l’inserimento in percorsi di alternanza
la formazione tecnico-professionale
le attività di sostegno al percorso scolastico
le attività culturali
le attività sportive e ricreative.
"

Il costo del libro, edito da Gribaudo, gruppo Feltrinelli,  è di 14,90 euro. Oltre cento ricette, provenienti dalla sfida n. 42 del nostro gioco, con tantissime idee per le lasagne, ma anche per paste al forno, salse, vellutate e molto altro. Lo trovate in vendita su Amazon, sul sito di Feltrinelli e, ça va sans dire, in tutte quante le librerie d’Italia.

A voi una piccola anteprima.



Ecco svelato l'arcano DIETRO tutto questo!


lunedì 10 ottobre 2016

RISOTTO CON RADICCHIO E GORGONZOLA, IN MEMORIA DEI VECCHI TEMPI

La convalescenza prosegue e qui a casa mi trattano davvero con i guanti bianchi.
E siccome ho ben poco da fare, riordino l'archivio del blog, le foto e le ricette che da tempo aspettano di essere pubblicate.

Nel caso specifico, questa aspetta da troppo.
E' della mia amica Selene, mia coinquilina anni fa, che mi ha insegnato ad apprezzare il gorgonzola ed il radicchio: ad oggi mi chiedo come abbia fatto a vivere tutti quegli anni senza mangiarli!
Un giorno disse che avrebbe preparato a me e all'altra coinquilina un piatto speciale, da leccarsi i baffi, e ha mantenuto la parola data.
La macerazione aiuta a eliminare dal radicchio quella punta di amarognolo in più che è gradevole, ma non troppo - faccio outing, le cose amare non sono le mie preferite.

Se avete degli ospiti a cena, e volete stupirli con un risotto, questa è la ricetta giusta.

Risotto con radicchio e gorgonzola



400g di riso per risotti - io Arborio
125g di gorgonzola dolce
1/2 cipolla di tropea
1 cespo di radicchio
1 cucchiaino di zucchero
1 - 1/2 lt brodo vegetale
1/2 bicchiere vino bianco
olio evo
sale
pepe

Prendete il radicchio, pulitelo, lavatelo e asciugatelo per bene, quindi tagliatelo a listarelle e mettetelo a macerare con un cucchiaio di olio, lo zucchero, sale e pepe per una decina di minuti.

In un tegame fate imbiondire la cipolla tritata finemente con un giro d'olio. Aggiungete il riso e lasciatelo tostare per circa due minuti mescolandolo con un cucchiaio di legno per non farlo attaccare. Sfumate con il vino e lasciarlo evaporare.

Aggiungete  un paio di mestoli di brodo e il radicchio, lasciate cuocere aggiungendo il brodo ogni volta che il riso si asciuga troppo e portate a cottura.
Fuori fuoco aggiungete il gorgonzola, mantecate per bene e lasciate riposare il risotto per un istante prima di servire.

Abbinateci un buon vino bianco, che con una punta di acidità accompagna alla perfezione la ricchezza di questo strepitoso risotto.

domenica 25 settembre 2016

GNOCCHI AL CACAO CON RAGU' DI AGNELLO PER L'MTCHALLENGE

La aspettavamo tutti da tempo.
Ci voleva il coraggio di Annarita, il terzo giudice per la sfida n.59 firmata MTChallenge, per osare prepararli con lo spirito che contraddistingue da sempre quest'ultimo: scoprire una ricetta, imparare a farla secondo le regole del MTC, provare, assaggiare, riprovare, attendere il giudizio, aggiustare il tiro partendo dai propri errori e dai propri punti di forza.

La difficoltà è stata farli senza l'uovo!
Sono stata titubante fino alla fine: "staranno insieme?", "diventerà un budino informe?", "terranno in cottura?" e in pochi istanti, quando ho visto lo gnocco di prova venire a galla, mi sono resa conto della preziosità di questa sfida.
Per una vita ho seguito sempre la ricetta di mia mamma, che utilizza l'uovo e invece ora sono costretta ad ammettere che si può farne a meno e che vengono anche molto bene.

Mentre impastavo poi pensavo che questa ricetta di base - con un condimento differente, è chiaro - è adatta anche per i vegani... avrò scoperto l'acqua calda, ma per me, che ultimamente mi sono trovata a provare diverse ricette vegane (con molta soddisfazione.. ma di questo vi parlerò nel prossimo post), è stata una rivelazione!

Come vi dicevo nel precedente post, in cui vi raccontavo la mia esperienza a Sweety of Milano, mi hanno regalato tante cosine belle e buone e proprio da una di queste nasce l'idea di questi gnocchi al cacao. Le fave di cacao sono un ingrediente desueto, ma abbinate come in questo caso con il salato danno quel je ne sais quoi che manderà i vostri ospiti in visibilio. Croccanti, leggermente legnose, richiamano il sapore di cacao dell'impasto, il ragù deciso e cremoso avvolge gli gnocchi e crea una vera e propria magia nel piatto.

Gnocchi al cacao con ragù di agnello


per gli gnocchi

600g di patate a pasta gialla del nostro orto
100-140g di farina 00 (quella che raccoglie l'impasto)
20g di cacao amaro in polvere
sale

per il ragout di agnello

500g di polpa d'agnello
1/2 di cipolla
1 costa di sedano
1 carota
rosmarino
salvia
alloro
fave di cacao tostate*
pecorino grattugiato
1 bicchiere di vino bianco
olio evo
sale e pepe

*chi ha letto il precedente post o mi segue sui social sa che le fave di cacao grezze tostate che mi hanno regalato a Sweety erano sparite dalla mia busta, e l'organizzazione - splendida - si sta dando da fare per farmele riavere in qualche modo. Al posto di quelle nella ricetta ho utilizzato un po' di granella di fave di cacao tostate ricoperte di cioccolato extra all'80% leggermente tritate.. un po' più dolci, ma sono un valido sostituto.

Lessate le patate in pentola a pressione intere e con la buccia (il tempo di cottura varia a seconda della vostra pentola, nella mia 8 minuti dal fischio). Una volta cotte, andranno scolate, pelate e schiacciate ancora calde direttamente sul piano di lavoro.
Appena sono tiepide impastatele con il cacao, la farina e un pizzico di sale.


Confezionate gli gnocchi secondo il metodo classico, rigandoli però alla fine con il retro dei rebbi di una forchetta o con un apposito rigagnocchi.


Per il ragout, tritate finemente sedano, carota e cipolla e fateli rosolare con olio evo in una padella antiaderente. Quando la cipolla risulterà bionda aggiungete la carne di agnello tritata a coltello e rosolate.

Sfumate con un bicchiere di buon vino bianco; lasciate evaporare il vino quindi regolate di sale e pepe. Cuocete per 5 minuti, scoperto, a fiamma bassa e poi aggiungetevi le erbe aromatiche tritate finemente.

Buttate gli gnocchi in acqua bollente salata e scolateli non appena salgono a galla. Saltateli quindi nel ragout di agnello aggiungendo una manciata di pecorino grattugiato, e se necessario un po' d'acqua di cottura.
Impiattate gli gnocchi completando il piatto con un trito di fave di cacao grezze.


Con questa ricetta partecipo alla sfida n.59 del MTChallenge.


domenica 29 novembre 2015

TORTELLI MANTOVANI ALLA ZUCCA PER IL TEMA DEL MESE

La Storia del Tortello di Zucca si scrive con le culture delle grandi famiglie italiane, ovvero, dalla Famiglia d’ESTE (Ferrara), ESTIENSI (Ferrara), GONZAGA (Mantova), FARNESE (Parma e Piacenza), PALLAVICINO (Parma), VISCONTI (Reggio Emilia), MALASPINA (Massa Carrara e La Spezia), SFORZA (Milano), VISTARINO (Pavia) e di Bartolomeo Sacchi, detto Il PLATINA (Cremona - 1475 prerettore alla corte dei Gonzaga) che apre la stagione dei manuali di cucina salutistica senza spezie.  Un arco di tempo che va da 1186 al 1700 e fino ai giorni nostri, ovvero, inizio 1900.
Il Tortello di Zucca nasce e si sviluppa su due grandi direttici territoriali:
 - da Ferrara a Mantova, per proseguire poi per Casalmaggiore, Cremona e infine, Crema:  la pasta sfoglia accoglie i ripieni con una sua caratteristica ben precisa (polpa di zucca ed altri ingredienti – mostarda di mele – amaretti – noce moscata - ecc., conditi con burro fuso e grana, per estinguersi a Crema con i tortelli dolci senza la zucca, ovvero, quelli cremaschi: amaretti, uva passa, cedro candito, menta, biscotto mostaccio, marsala, ecc. e burro e grana per condire;
- da Mantova a Piadena, per proseguire per Ostiano, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Pavia: la pasta sfoglia con ripieno di zucca delicata, mostarda di mele campanine, formaggio grana, noce moscata, condimento con abbondante salsa di pomodoro, preparato con burro e cipolla dolce e tanto grana grattugiato. La sua forma è rettangolare e poderosa e sarà così (salvo la forma) nel suo tragitto territoriale per Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Pavia.
La preparazione della sfoglia è pressappoco identica: farina uova e sale e acqua tiepida. Sfoglia da sottile a medio sottile. La forma da tortello, a cappellaccio, rotondo, quadrato, rettangolare, mezza luna, ritorto. Cottura al dente e servito su piatto caldo.
Cambiano i nomi, le forme, alcuni ingredienti dei ripieni, ma il filone compositivo è sempre quello, il tortello, la zucca e la sua evoluzione.
I "cappellacci" o i "ritortelli" di zucca ferraresi sono riportati con il primo “ricettario pubblico "Dello Scalco”, datato 1584 con firma di Gianbattista Rossetti, cuoco alla corte del Duca Alfonso II d’Este, ricettario adottato poi da altri cuochi dell'epoca.
Il “riturtell” o il “turtell” di zucca mantovano appaiono scritti nel primo ricettario pubblicato nel 1544, a firma di Cristoforo Messisbugo, cuoco di origine ferrarese alla Corte dei Gonzaga per 25 anni. Gli succede Bartolomeo Stefani di origine bolognese che pubblicò il suo ricettario nel 1662.E’ da Mantova che il tortello subisce emigrazioni e trasformazioni anche scritte. Infatti si ricorda che i Gonzaga regnarono dal 1328 al 1707 e alla loro corte passarono i migliori pastai, pasticceri e cuochi dell'epoca, compreso quelli di fede ebraica, con grande fortuna della tavola dei Gonzaga.
Con gli editti dei Gonzaga contro gli ebrei (Gonzaga 1629 -1630) molti cuochi e pastai fuggirono verso Piadena (turtèl e sàlsa), Casalmaggiore (i blisgòon), Cremona (il tortèi de sòca) e Crema (turtèi cremàsch) il tortello dolce condito con burro e grana grattugiato, lasciando la loro impronta in ogni territorio accasatisi. 
Piadena ospitò alcuni di questi maestri della tavola (1630 – 1650) i quali non lasciarono traccia scritta dei loro impasti e ricette, ma trasferirono alle "cuoche" di casa il loro sapere finchè un pastaio (un certo Hyman Kaplan o Yuman Haplan) insediatosi in una ricca famiglia del luogo, (Sacca, o Sacchi) ne plasmò  la forma, il contenuto e il condimento, e la donò alla padrona di casa. Oggi la ricetta è conosciuta come “tortello di zucca al pomodoro di piadena”.
I testi scritti diventano pubblici e si diffondono con l'inizio del 1900, quando il "tortello di zucca al pomodoro di Piadena" è presente nella tradizione familiare come piatto tipico del giorno di festa, e veniva consumato la sera della vigilia di Natale e il giorno di Sant'Antonio, rinnovando i vincoli di famiglia da una generazione all'altra e da una intera comunità, fino ai giorni nostri. Il padre serviva i tortelli iniziando dal figlio minore, alla mamma e all’intera famiglia e poi gli altri commensali.
Il tortello di zucca si è dibattuto tra pietanza povera (per la zucca) a piatto ricco (uova, ripieno, condimento) ma il fatto concreto è che il tortello di zucca nasce nelle cucine delle signorie nobili e all'inizio del 1900, nelle cucine delle famiglie popolari agricole come piatto della festa della natività e della resurrezione, divenendo così piatto tipico, della tradizione e di tutti.
La ricetta che ho avuto la fortuna di conoscere e imparare è quella di Antonella, di Saporiinconcerto, che a sua volta l'ha ricevuta in eredità dalla mamma, che l'aveva imparata dalla nonna e così via.. La sua storia dei tortelli è quella dei giorni della festa, quando ci si trovava tutti insieme e si cucinava - e poi si mangiava - per ore, facendo il pieno di sorrisi, storie, ricordi e affetto, nonchè di ottimi sapori da gustare in compagnia: nel suo post si ricorda bambina, mentre di nascosto rubava con il cucchiaino il ripieno dei ravioli al quale proprio non sapeva resistere. E dopo averlo provato, non posso che darle ragione!
 
 
 
 

Tortelli di zucca
  dal blog saporiinconcerto.blogspot.it
 
 
Ingredienti per circa 60 tortelli
 
per il ripieno
 
500g zucca
150g grana padano
150g amaretti
150g mostarda mantovana (solo di mele) - se non doveste trovare la mostarda mantovana, potete sostituirla con quella mista Dondi o Sperlari, che risulterà leggermente più piccanti
 
per la pasta
 
3 uova
300g farina
sale q.b.
 
per il condimento
 
10 foglie di salvia
50g burro
 
Il giorno prima preparate il ripieno. Tagliate la zucca a fette e fatela cuocere nel forno per circa 45 minuti, oppure a tocchetti in una pentola col coperchio a fuoco basso con l'aggiunta di un solo goccio di acqua.
 
Tritate la zucca, gli amaretti, la mostarda scolata dal suo liquido e il formaggio grana. Deve risultare un composto morbido ma “fermo”.
 
Nel frattempo preparate la sfoglia che dovrà risultare omogenea e compatta. Tiratela abbastanza sottile - io l'ho tirata a 0,6 mm. Adagiate un cucchiaino di ripieno sulla sfoglia tagliata a quadrati . Piegate a triangolo con la punta verso il basso schiacciando bene i lati, facendo attenzione a fare uscire l’aria e a non “sporcare” con il ripieno i bordi altrimenti i bordi della pasta non si attaccano tra di loro.


Unite gli altri due angoli tra il dito pollice l’indice schiacciare e girare verso l’alto (ho dimenticato di girarli verso l'alto! Continuate fino ad esaurimento della sfoglia e del ripieno.

I miei primi tortelli, chiedo scusa a tutte le massaie mantovane per questi piccoli obrobri :D
In una padella d'acciaio ho fatto fondere il burro e l'ho profumato con le foglie di salvia intere.
 
Immergete i ravioli in acqua salata bollente nel quale avrete aggiunto un goccio di olio di oliva affinchè non si attacchino. Man mano che vengono a galla scolarli delicatamente con una schiumarola e condirli con il burro alla salvia.
Buon appetito!

fonti: osvaldomurri.it
ricettedicultura.com

Potete leggere questo post anche sul blog del MTChallenge.

lunedì 8 giugno 2015

SPAGHETTI CON IL PESTO ALLA TRAPANESE

Come? Le giornate di 57 ore non le hanno ancora inventate?
E' decisamente un problema...
Incredibile, ma vero, non riesco a tenere il tempo come prima.
Che sia l'età che avanza?
 
Fortunatamente, anche se non riesco a gestire il tempo come vorrei - nel senso che avrei bisogno di una bacchetta magica per fermare le lancette dell'orologio e, mentre sono bloccate, fare tutte quelle attività che in questo periodo sto mettendo un po' da parte - la cucina resta una priorità.
 
Vuoi perché chi nasce tondo non può morire quadrato (e non mi riferisco alla mole).
Vuoi perché ad ogni modo bisogna mangiare e il fidanzato su questo non transige - e menomale, aggiungerei io.
Vuoi perché dal mese di Aprile ci siamo improvvisati anche agricoltori diretti e bisogna scoprire nuovi modi di consumare quel ben di Dio che offre l'orto.
 
Eh si, mai avrei pensato di trovarmi un giorno sotto il sole con una zappa in mano.
Ma, si sa, di necessità virtù. E quindi credo che sul blog vedrete presto molte ricette a base di vegetali. Ricette necessariamente buonissime, perché Ale non ama le verdure e devo trovare modi creativi e gustosi di portarle a tavola.
In attesa però di avere le nostre verdure, mi alleno.
 
Ho scoperto questo condimento per la pasta, ad esempio, seguendo un canale Youtube di una ragazza italo-americana. Laura Vitale, alias Laura in the Kitchen. E devo dire che a volte propone delle cose da far venire l'acquolina in bocca.
Come questa pasta, condita con il pesto alla trapanese: basilico, mandorle, parmigiano, pomodori e olio d'oliva, un vero inno alla dieta mediterranea.
Un profumo e un colore pazzesco che promettono di gioire le vostre papille gustative. Non ci credete? Allora dovete proprio provarla!
 
Spaghetti con pesto alla trapanese
 

 
per due persone

4 pomodori rossi tondi maturi
40g di basilico fresco
40g di parmigiano grattugiato
30g di olio d'oliva
30g di mandorle pelate
1 spicchio di aglio
sale e pepe q.b.

120g di spaghetti di grano duro

Per prima cosa tostate leggermente le mandorle in una padellina antiaderente. Quindi lasciatele freddare su un piatto.
Mettete a cuocere gli spaghetti in acqua bollente salata.
Mentre la pasta cuoce, nel mixer mettete i pomodori, lavati, asciugati e tagliati a metà, le mandorle tostate, il parmigiano, l'aglio e il basilico, lavato ed asciugato, e iniziate a tritare dando qualche colpetto con le lame.

Ora aggiungete a filo l'olio d'oliva mentre il mixer va a velocità media e tritate fino a raggiungere la consistenza desiderata. Aggiustate di sale e pepe.


Scolate la pasta e conditela con il pesto. Impiattate e servite.

martedì 26 maggio 2015

PENNE ALLE TRE P, PER L'MTCHALLENGE DI MAGGIO

29 giorni senza aggiornare il blog.
Eppure in questo lasso di tempo ho cucinato. Ho anche fatto un paio di dolci a dire la verità.
Il punto è che l'ho fatto in orari desueti... e questo ha sconvolto un po' la routine casalinga.
Il motivo? Semplicissimo.
Ho ricominciato a lavorare. Stavolta lontano dai miei amati bimbi, ma ahimè, bisogna pur riportare la pagnotta a casa e quindi...
 
"Benvenuto in ****** sono Eleonora come posso aiutarla?"

Ebbene si, sono un operatore - o operatrice - inbound di call center, e mi occupo di fornire assistenza tecnica ai clienti di un operatore di telefonia.
A volte i clienti ti ringraziano, altre ti urlano contro. C'è chi pretende che il guasto sia risolto in men che non si dica, altri che provano a fare i furbetti.. ho moooolta pazienza, quindi tutto ciò non mi scompone più di tanto. Li tranquillizzo, cerco di stabilire un qualche rapporto con loro e faccio tutto ciò che è nelle mie possibilità per dare loro assistenza.
 
Siccome lavoro su turni, gli orari casalinghi, come vi dicevo, si sono un po' distorti. Ma ci si adatta.
E' un lavoro che - e non l'avrei detto - mi piace, e mi permette di avere mezzà giornata libera per potermi dedicare a terminare sti benedetti studi, nonché ovviamente a fare tutto ciò di cui c'è bisogno in casa.
 
La cucina è sempre li, che mi guarda, e mi sembra quasi di sentirla lamentarsi che l'ho abbandonata. GIAMMAII!!
 
E di fatti eccomi qui, ad onorare l'impegno mensile con il MTChallenge, che è giunto alla sfida numero 48. Questo mese il terzo giudice è Paola, del blog Fairies' Kitchen, che ha proposto una sfida sul più italiano dei piatti italiani: la pasta al pomodoro, quindi pasta di grano duro e cottura veloce del pomodoro.
 
 
Io propongo un piatto che faccio spesso, assaggiato, eoni or sono, in un agriturismo: le penne alle tre P, pomodoro, pancetta e pinoli - che diventano quattro p se ci aggiungiamo anche il parmigiano.
 
Penne alle tre P
 
 
160g di penne di grano duro
200g di pomodorini piccadilly
100g di pancetta affumicata
una manciata di pinoli
un cucchiaio d'olio evo
sale e pepe q.b.
parmigiano stagionato 24 mesi grattugiato
 
Mettete a bollire l'acqua per la pasta. Nel frattempo in una padella piccola tostate leggermente i pinoli, e quando saranno pronti trasferiteli in una ciotolina o un piatto in modo che si raffreddino un po' - altrimenti tirano fuori tutti gli oli e perderanno aroma.
 
Quando l'acqua sarà bollente, salatela e buttate le penne. Mentre la pasta cuoce, in una padella ampia mettete a rosolare la pancetta con l'olio. Dopo 5 minuti circa, la pancetta sarà ben rosolata, quindi potete aggiungere i pomodorini, lavati e tagliati in quarti. Saltateli per qualche minuto. Regolate di sale e pepe.
Scolate le penne al dente e saltatele insieme al condimento, se necessario aggiungendo un filo di acqua di cottura.
 
Impiattate, quindi spolverate con il parmigiano e aggiungete i pinoli tostati.
Servite accompagnando con un buon vino rosso.

martedì 11 novembre 2014

UN ALBERO GENEALOGICO PER PIANTARE LE RADICI E LA PASTA ALLA NORMA

Chi di voi che sta leggendo questo post frequenta il mio blog da un po' sa che non ho avuto la fortuna di vivere i miei nonni, due dei quali se ne sono andati prima che nascessi e due quando avevo 4 e 7 anni.
Ho sempre vissuto questa cosa abbastanza bene, come credo qualsiasi bambino che non conoscendo una persona non ne sente la mancanza. Crescendo però, soprattutto nel confronto con gli altri bambini, compagni di scuola ecc, ho iniziato a sentire come se mi mancasse qualcosa, e provavo un tuffo al cuore ogni volta che vedevo un nonno o una nonna e un bimbo tenersi per mano.
Andando avanti con gli anni questa sensazione da una parte si è attenuata, ma dall'altra cresceva sempre di più la voglia il bisogno di conoscere qualcosa in più su di loro, per sentirli vicini.

Per nonna Adalgisa, la madre di mio padre, quella che preparava le pizze fritte dolci per merenda a lui e ai suoi due fratelli, io ero "la sua ninnì bella" e per quel poco che ricordo di lei, posso dire senza ombra di dubbio che ci adoravamo a vicenda.
Me la ricordo sempre linda e pinta, con i suoi occhiali beige dalla montatura antidiluviana, la gonna di un tessuto a spina di pesce, un cardigan nero e lo scialle fatto a uncinetto viola sulle spalle. Non ricordo la sua voce, ma i sorrisi, immortalati in tante foto che ci ritraggono insieme, sulla poltrona di casa sua o davanti la lunga credenza di legno scuro sempre perfettamente lucida e pulita, sormontata da un lungo specchio, quelli li ricordo come se ci stessimo guardando ancora negli occhi.

Motivata dalla voglia di ricordare qualcosa in più e di conoscere la sua storia e quella degli altri miei nonni mi sono attaccata al telefono e ho interrogato mio padre e mia padre per costruire, tassello dopo tassello, ramo dopo ramo, l'albero genealogico della mia famiglia.
La ricerca non è ancora terminata e spero mi porterà il più lontano possibile per conoscere i nomi e le storie di chi c'è stato prima di me, così che, un giorno, io stessa potrò raccontare questo grande albero ai miei figli.

Intanto posso raccontare a voi questo piatto, la pasta alla Norma, delle sue origini catanesi, di come si racconta che commediografo catanese Nino Martoglio abbia esclamato davanti ad un piatto di pasta così condito "È una Norma!", ad indicarne la suprema bontà e paragonandola alla celebre opera di Vincenzo Bellini.
 
Pasta alla Norma
 

400g di spaghetti (io integrali)
500g di pomodori pelati
2 melanzane medie
basilico fresco
2 spicchi d'aglio
4 cucchiai d'olio d'oliva + altro olio d'oliva per friggere
sale
pepe
200g di ricotta salata (io pecorino grattugiato)
 
Lavate e spuntate le melanzane, quindi tagliatele a fette di 4 mm di spessore in senso verticale. Ponetele in un colapasta  a strati, cospargendole a mano a mano di sale grosso ad ogni strato, poi copritele con un piatto e sistemate al di sopra di esse un peso: lasciatele  spurgare così per almeno un’ora, così facendo le melanzane perderanno un liquido scuro che è la causa principale del loro gusto amarognolo.
 
Nel frattempo preparate il sugo facendo soffriggere leggermente l'aglio in circa 4 cucchiai d'olio d'oliva, quindi versatevi i pomodori pelati, schiacciandoli leggermente con la forchetta, aggiungete il basilico fresco lavato ed asciugato. Aggiustate di sale. Se volete un sugo liscio potete passare i pelati al passaverdure prima di aggiungerli nella pentola; a me piacciono i pezzetti quindi li ho lasciati a pezzettoni.
 
Sciacquate le melanzane sotto l'acqua fredda corrente, quindi asciugatele per bene con della carta assorbente da cucina. Tagliate quindi le melanzane a dadini e poi friggetele in olio di oliva ben caldo, ma non bollente, fino a dorarle. Quindi scolatele adagiandole su della carta da cucina.
 
Mettete a cuocere la pasta in acqua bollente salata. Nel frattempo grattugiate la ricotta salata - io ho utilizzato del pecorino grattugiato.
 
Quando la pasta sarà al dente, scolatela e trasferitela in una padella in cui avrete messo qualche cucchiaio di sugo e un terzo delle melanzane. Saltate la pasta, quindi impiattate e aggiungete per ogni piatto dell'altro sugo, altri dadini di melanzane, una spolverata di ricotta salata e servite.
 

lunedì 28 aprile 2014

FUSILLI CON PESTO DI POMODORI SECCHI, RICOTTA E NOCI

Una cena programmata. Oppure degli ospiti inattesi, all'improvviso.
E una sola domanda.
 
Che cosa cucino?? 
Ci viene in aiuto la nostra tradizione, con un piatto versatile all'inverosimile, che piace proprio a tutti, e mette, una volta tanto - e almeno a tavola - tutti d'accordo.
La pasta.
 
Meraviglioso alimento. Ne vado pazza sin da bambina, in qualsiasi modo essa sia condita, riesco a spazzolare tutto il piatto in men che non si dica!
La folgorazione per questo piatto l'ho avuta un mesetto fa, quando siamo andati a fare una "gita fuoriporta" al Lago di Campotosto, un posto meraviglioso, che non potete assolutamente perdervi se vi trovate a passare dalle parti de L'Aquila.

Un negozietto lungo la strada, un caseificio/macelleria, con prodotti tipici e a km 0: due vaschette di ricotta di pecora di giornata dal profumo e dal sapore fantastico. E uscire da li solo con quella è stata una dura battaglia!

Oggi vi consiglio un piatto di pasta con cui stupire gli ospiti o per coccolare la famiglia. Un primo piatto sfizioso, avvolgente, dal sapore deciso, leggermente affumicato e sapido, con il tocco croccante delle noci che gli danno quel je ne sais quoi.
 
Fusilli con pesto di pomodori secchi, ricotta e noci


per 4 persone

320g di fusilli trafilati al bronzo
200g di ricotta di pecora
5 pomodorini secchi
50g di noci tritate grossolamente
pepe q.b.

Mettete a bollire l'acqua e quando sarà il momento buttate la pasta.

Nel frattempo che la pasta cuoce, mettete nella ciotola del mixer con le lame la ricotta, i pomodorini secchi, un mestolo d'acqua di cottura e frullate fino ad ottenere una crema.
Scolate la pasta al dente (tenendo da parte l'acqua di cottura) e conditela con la crema, aggiungendo, se necessario acqua di cottura.

Aggiungete una spruzzata di pepe e guarnite con le noci tritate grossolamente

Accompagnate con un buon vino rosso e gustate la pasta calda.

venerdì 11 aprile 2014

PER COMBATTERE GLI "ULTIMI" FREDDI: CANEDERLI IN BRODO

Anche se nella parte meridionale dello stivale e sulle isole il clima è già  primaverile, qui a L'Aquila, con i nostri 11 mesi di freddo e 1 di fresco, siamo ancora con la neve abbondante sulle montagne.
Va da sé che, se di giorno le temperature, specie se ci si piazza al sole a mo' di lucertola, sono gradevoli, e i più calorosi si possono permettere una mezza manica, la sera, ci vuole una sciarpina leggera e la giacca di mezza stagione.
 
Diciamo che siamo ancora in quel periodo di passaggio in cui alla sera una cosa calda è ancora graditissima!
 
Visti in tv dalla Paroda nazionale, e replicati dopo qualche giorno, i canederli, o knödel, detto alla trentina,  in brodo, sono un piatto tipico della gastronomia Tirolese, in particolar modo delle città di Trento e Bolzano.
 
Questo gustoso piatto è sicuramente uno dei più conosciuti ed apprezzati della cucina trentina, i canederli, non sono altro che palline di pane farcite con speck o formaggio cotte nel brodo di carne, e sono un piatto molto calorico e nutriente adatto soprattutto al periodo autunnale ed invernale.
 
Per quanto riguarda le origini di questo piatto, possiamo dire che sicuramente i canederli sono una ricetta antichissima di derivazione contadina. I contadini, infatti, preparavano questo piatto utilizzando gli avanzi di pane diventato raffermo, insieme ai prodotti che l'allevamento gli offriva: speck e formaggio appunto, che ancora risultano i capisaldi della gastronomia trentina.
Al giorno d'oggi, i canederli si sono evoluti ed infatti ne possiamo trovare di tutti i tipi con farciture sempre diverse: i classici allo speck o formaggio, con gli spinaci, con le erbette, e chi più ne ha più ne metta.
 
Canederli allo speck in brodo

 
per 4 persone

200g di pane raffermo
150 ml di latte 
2 uova 
sale
pepe 
100g di speck 
1 cipolla (io 1/2 scalogno) 
olio 
una noce di burro
prezzemolo q.b.
40g di farina ( + quella per infarinare) 
un pizzico di noce moscata

in più ci servirà

brodo di carne (circa 2 lt)
parmigiano q.b.

Spezzettate e tritate grossolanamente il pane raffermo a cubetti e ammollatelo in una ciotola con il latte, le uova, sale e pepe. Mescolare e lasciare riposare per almeno due ore coperto con della pellicola o un canovaccio pulito.

Trascorse le due ore, tritate speck e cipolla finemente e soffriggerteli nel burro; quando la cipolla sarà dorata, aggiungeteli al composto di pane, che nel frattempo si sarà ammorbidito.

Aggiungete anche farina, prezzemolo finemente tritato e un bel pizzico di noce moscata; impastare bene e infine riporre in frigo per 30 minuti, coprendo la ciotola con della pellicola in modo che l'impasto raddodi. Trascorsa la mezz'ora modellare i canederli formando delle palline di circa 8-10 cm di diametro, che poi passerete nella farina.
Per evitare che il composto si appiccichi troppo alle mani, bagnatele in una scodella d’acqua che terrete accanto.

Cuocete i canederli buttandoli tutti insieme nel brodo bollente per 15 minuti a fuoco basso; quando verranno a galla saranno pronti.
Servire spolverando con parmigiano.
 

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