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martedì 20 febbraio 2018

FOCACCIA SEMI INTEGRALE CON LIEVITO MADRE

Oggi ripartiamo da uno dei miei amori, i lievitati. Con il lievito madre, ça va sans dire.

L'inverno si prospetta ancora lungo, quindi è tempo di rimettere in forze il mio lievito madre, un po' trascurato nei mesi passati, ma sempre pronto a darmi delle gran belle soddisfazioni - tra l'altro lo scorso mese ha compiuto 4 anni!


Questa ricetta l'ho trovata sul blog Ribes e Cannella, che seguo da tempo e che mi incanta sempre con le sue splendide foto. La padrona di casa, Ileana, è originaria di Pineto, una deliziosa cittadina sulla costa d'Abruzzo. Abbiamo diverse cose in comune, oltre al condividere la stessa terra e all'amore per il buon cibo, lei come me e Alessandro ama sporcarsi le mani con la terra e coltiva, come noi, il proprio orto. Sicuramente un valore aggiunto in quest'epoca digitale, in cui la maggior parte delle persone sembra aver perso l'interesse per cucinare anche un semplice piatto di spaghetti al pomodoro per la propria famiglia, oppure di non avere più tempo per girare tra i banchi del mercato contadino locale per mettere a tavola della frutta e della verdura sana e genuina, nata a pochi passi da casa. 

La sua focaccia è sofficissima, profumata, umida, con una crosticina croccante all'esterno.. ha il sapore e il profumo delle buone cose di una volta.


Buonissima tiepida, ma ancora meglio il giorno dopo fredda. Credo sia una delle focacce più buone che io abbia mai mangiato!

Focaccia semi integrale con lievito madre



200g di patate bollite ( peso da cotte )
300g di farina integrale di grano tenero + altra per la lavorazione
400g di farina 0
30g di olio evo
150g di lievito madre rinfrescato
1 cucchiaino di zucchero di canna ( o miele, malto ecc )
2 cucchiaini di sale
350g circa di acqua*

in più vi occorreranno

pomodorini
olive - io ho usato quelle di Gaeta
origano
olio evo

Schiacciate le patate ( io ho usato una patata media bollita in acqua leggermente salata, considerate comunque il peso da cotta, 200 g ), mescolatele alle farine e all’olio; sciogliete il lievito madre in 100 g di acqua con lo zucchero, unite tutto al mix di farine e patate, quindi aggiungete altra acqua fino ad ottenere un impasto morbido, ma non appiccicoso; io ho aggiunto 280 g di acqua, quindi 380 g in totale.

(Ileana consiglia di aggiungere l’acqua poco alla volta e ,se necessario, aggiungete ulteriore acqua, la farina integrale potrebbe assorbire più acqua).
Spolverizzate il piano di lavoro con della farina integrale, versatevi l’impasto e lavoratelo brevemente, fino ad ottenere un impasto omogeneo e morbido.


Oliate una ciotola e ponetevi l’impasto, coprite con la pellicola e fate lievitare fino al raddoppio.
A questo punto ungete una teglia rettangolare delle dimensioni di 30 x 40 cm e fatevi scivolare l’impasto senza lavorarlo; stendetelo delicatamente con le mani leggermente unte fino a ricoprire tutta la teglia.


Lasciate lievitare fino al raddoppio (il tempo qui è indicativo e dipende molto dalla forza del vostro lievito madre come anche dalla temperatura che avete in casa, Ileana riporta un tempo di 90-120 minuti, mentre per me sono stati necessarie 3 ore circa), quindi ungete la superficie con un velo di olio evo, farcite con pomodorini divisi a metà, olive e origano.



Cuocete nel forno preriscaldato a 200°C fino a doratura. Io ho cotto circa 35 minuti, impostando il forno sulla funzione ventilata negli ultimi 10 minuti per regalare alla focaccia una doratura uniforme.
Fate raffreddare la focaccia prima di tagliarla. E' buonissima da sola, e un pezzo tira l'altro.

giovedì 29 settembre 2016

TORTA RICCA AL CIOCCOLATO VEGAN PER "I LOVE VEGGY" RDA

Come vi raccontavo nel precedente post, ultimamente sto sperimentando molte ricette vegane, con grande soddisfazione.
Dalle polpette di quinoa e zucchine, all'hummus di ceci, ai dolci...
Chissà perché quando uno parla di cucina o di dolci vegani subito l'interlocutore storce la bocca immaginando una massa informe grigia e senza gusto.
Cari amici, mai convinzione fu più sbagliata!

Non solo i dolci vegani non hanno niente da invidiare a quelli ricchi di uova e burro, ma sono buonissimi e bellissimi... e fidatevi, se ve ne mettessi uno sotto il naso, non indovinereste mai che è vegano.

Come un mesetto fa quando provai la torta al cioccolato con le zucchine.
Vi giuro, ero titubante io stessa mentre preparavo l'impasto perché mi preoccupavo che il gusto delle zucchine si sarebbe sentito tantissimo. Quando ne ho proposto un pezzo ad Ale, spacciandogliela come "una delle torte al cioccolato più strane buone sul web", mi tremavano le mani; l'ha addentata e subito ha mugolato di gusto. Nel momento in cui gli ho rivelato l'ingrediente segreto e soprattutto l'assenza di derivati di origine animale non ha battuto ciglio, ma vi posso assicurare che quella torta è finita nel giro di due giorni....

E così, quando la Rigoni ha pubblicato il nuovo contest, dedicato alla cucina vegetariana e vegana le mie celluline grigie si sono messe all'opera. Se mi sono ridotta all'ultimo giorno è dipeso dai vari preparativi per le nozze e per una certa finale che mi ha fatto spostare di qualche centinaio di chilometri. :)

L'idea di inserire la marmellata nell'impasto mi è venuta dopo aver assaggiato un ciambellone fatto dalla mia madrina di battesimo qualche giorno fa: non ho mai mangiato un ciambellone così soffice e umido; il segreto? frutta fresca a pezzi con lo zucchero fatta cuocere in un tegame.. quindi una sorta di marmellata. E la lampadina si è accesa!

Potete utilizzare la confettura che più vi piace, ma utilizzatene una di eccellente qualità perché all'assaggio il gusto si sente tutto e dolce, ovviamente, ne guadagna.
Tra quelle prodotte dalla Rigoni di Asiago c'è l'imbarazzo della scelta, io mi sono fatta tentare da un vasetto di Fior di Frutta alle Prugnole selvatiche.


La torta è fantastica per la colazione o abbinata a un buon thè, perché è umidissima e soffice (ricorda tantissimo il gusto della sacher), ma se volete stupire i vostri ospiti, potete servirla a fine pasto, ovviamente vegan, con un ciuffetto di panna semimontata - vegan pure lei - oppure una pallina di gelato di soia alla vaniglia: figurone assicurato.

Torta ricca al cioccolato - Vegan


50g di cioccolato fondente
40g di cacao amaro in polvere
150g di latte vegetale - io di cocco
60g di olio evo
1 vasetto Fior di Frutta alle Prugnole selvatiche RdA - oppure 250g di marmellata di ottima qualitá
110g di zucchero di canna grezzo
150g di farina 00
10g di lievito per dolci
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
1 pizzico di sale

zucchero a velo per la finitura

Mescolate in una ciotola capiente tutte le polveri, setacciandovi poi all'interno il cioccolato.
Sciogliete il cioccolato fondente a bagnomaria e lasciatelo intiepidire.
Iniziate ad incorporare il latte vegetale e l'olio, e mescolate con le fruste elettriche per uniformare il composto. Aggiungete la marmellata e il cioccolato sciolto a bagnomaria, amalgamate affinché il composto risulti liscio e senza grumi.
L'impasto è bellissimo, sembra montato...


Se il vostro impasto dovesse risultare eccessivamente duro (dipenderà dalla qualità di farina che sceglierete di utilizzare, una debole, 170W è perfetta), aggiungete un cucchiaio alla volta di latte vegetale fino a fargli assumere la densità desiderata.

Trasferite il composto in una teglia da 18 cm di diametro precedentemente rivestita con carta forno - io l'avevo terminata e ho provveduto a ungere con uno staccante vegetale prima e infarinare poi.
Infornate in forno già caldo e cuocete a 180° per 35-40 minuti. Fate la prova stecchino, perché l'impasto è bello umido e potrebbe richiedere qualche istante in più in forno.
Se dovesse scurire troppo in superficie coprite la teglia con un foglio di carta d'alluminio.

Sfornate e lasciate raffreddare completamente. Spolverate con abbondante zucchero a velo la superficie e trasferite su un piatto da portata e servite in purezza o accompagnata da un ciuffetto di panna di soia semi montata oppure una pallina di gelato alla vaniglia.


Con questa ricetta partecipo al contest Rigoni di Asiago "I love veggy".


giovedì 1 settembre 2016

FETTE BISCOTTATE INTEGRALI CON LIEVITO MADRE

"Settembre. E' tempo di migrare"

Per me è tempo di spolverare il blog dopo un'estate piena di sole, di mare e di amore.
Qualcosa è cambiato, qualcosa è rimasto lo stesso.

Cos'è cambiato si chiederanno alcuni?
Vi metto la foto di una torta che ho fatto verso fine giugno per farvi capire meglio.....


La foto è sfocata... ma il significato è chiarissimo.. HO DETTO SI!
E' arrivata la proposta tanto attesa - otto anni e mezzo, non dico altro - e la risposta non poteva essere che SI!
Abbiamo già organizzato tutto, scelto buona parte delle cose da scegliere e stiamo definendo gli ultimi dettagli. Le famiglie sono contentissime e gli amici forse anche di più.
Io sono elettrizzata al solo pensiero che tra un po' inizierò a girare per trovare il mio vestito...

Va beh, basta, sennò mi perdo. Torniamo a noi e torniamo al blog.
Ho in cantiere un "rinnovo locali", e la mia amica Alessandra, eccellente grafica, mi aiuterà a realizzare ciò che ho in mente.
Oltre a questo, bolle in pentola qualcos'altro.. ma lo vedrete sul blog a brevissimo, quindi, non vi anticipo nulla.

Passiamo all'argomento di oggi: fette biscottate fatte in casa.
E già potrei passare direttamente alla ricetta perché in una brevissima frase ho racchiuso tutto ciò che ci sarebbe da dire.
Perché fare qualcosa in casa che normalmente compriamo al supermercato, in alcuni casi a meno di un euro, è un atto d'amore.
Una preparazione semplicissima e adatta anche a chi si accosta ai lievitati per la prima volta o da poco che nasconde l'amore di chi lo prepara e allo stesso tempo dimostra quanto amiamo le persone con le quali lo mangeremo.

Farina integrale, che fa bene perché ha al suo interno tutte le parti del chicco di grano, inclusa la crusca che è ricchissima di fibre.
Lievito madre, autoprodotto, più digeribile e abbinato, come in questo caso, ad una lunga lievitazione rende il prodotto finale leggerissimo - come sempre se volete utilizzare il lievito di birra si può, ovviamente!
Senza grassi di origine animale, adatte per i vegetariani ed i vegani, ma anche a chi più semplicemente sta attento alla propria alimentazione.

FETTE BISCOTTATE INTEGRALI CON LIEVITO MADRE
dal blog Pan di Pane



per la biga

200g di farina 0 
80g di acqua
un pizzico di zucchero
20g di lievito madre

oppure, se si vuole utilizzare lievito di birra:  

210g di farina 0
90g di acqua
un pizzico di zucchero
2g di lievito di birra fresco oppure meno di un grammo di quello secco.

Impastare tutti gli ingredienti insieme in una ciotola, coprite con pellicola per alimenti e tenete a temperatura ambiente tutta una notte (8-10 ore).


per l'impasto

300g di biga (realizzata come sopra)
450g di farina integrale
210g di acqua + 20g da aggiungere con orzo,
50g di zucchero integrale di canna
30g di olio di arachidi o di soia
10g orzo tostato (caffè o cacao) solubile
7g di sale fino 

Spezzettate in una ciotola la biga che avrete preparato la sera prima, aggiungete l'acqua  e scioglietevi già lo zucchero. A seguito inserite gradualmente la farina a pioggia.

Fate assorbire bene tutto e impastate per qualche minuto. Io ho fatto il procedimento in planetaria, ma potete procedere anche a mano.
Aggiungete il sale e per terminare l'olio. Potete dare delle pieghe in ciotola per facilitare l'assorbimento dell'olio, se invece fate con l'impastatrice non occorre perché verrà assorbito durante la lavorazione. 

Separate in 2 parti l'impasto: 640g e 420g circa.
In una ciotolina stemperate i 10g di orzo tostato con i 20g di acqua, in modo da renderlo cremoso così sarà più facile incorporarlo nell'impasto da 420d. Lavoratelo bene e se necessario aggiungete un cucchiaio extra di farina.
Rendere entrambi gli impasti lisci ed omogenei sul piano di lavoro leggermente spolverato di farina e metteteli in 2 ciotole distinte, leggermente oleate, coprite e lasciate riposare fino al raddoppio di volume o più (3 ore o più a seconda della temperatura ambiente).


Riprendete gli impasti e sgonfiateli delicatamente, allargateli picchiettando con i polpastrelli delle dita e abbassate lo spessore stendendo con il mattarello. Tenete presente la larghezza del vostro stampo per avere la misura della larghezza degli impasti.

L'impasto bianco verrà leggermente più lungo, inumidite molto leggermente e sovrapponete quello con più scuro con l'orzo, premete delicatamente per farli unire bene. Inumidite nuovamente e arrotolate tra loro i due impasti. Chiudete bene il punto dove finisce l'impasto pizzicando con le dita. 

Imburrate o oleate lo stampo per cuocere (stampo a cassetta da 1kg oppure uno stampo da plum-cake da 1kg) inserite l'impasto con la chiusura verso un angolo in basso, chiudete e attendete che aumenti di volume vino a 1 cm dal bordo per poter infornare.


Scaldare il forno a 200° con la griglia riposta nella posizione bassa.


Se utilizzate lo stampo da plumcake dovete coprire l'impasto con un foglio d'alluminio per la prima parte della cottura, poi toglierlo dopo 30-35 minuti per far prendere colore.
Cuocete per 50-60 minuti con forno statico. Sfornate e togliete dallo stampo, quindi mettetelo a raffreddare su una grata metallica. Quando sarà perfettamente freddo, tagliate delle fette dello spessore di 1 cm o poco più - quest'ultima operazione potete farla anche il giorno dopo.


Rimettetele in forno per la tostatura a 160-180° per un totale di 30 minuti, girandole da entrambi i lati per una coloritura uniforme.
Una volta raffreddati potete conservarle in un contenitore a chiusura ermetica.


sabato 9 aprile 2016

KIMCHI JJIGAE, OVVERO ZUPPA DI KIMCHI COREANA

Se me l'avessero detto, non ci avrei creduto.
Eppure l'ho fatto. L'ho preparato, fatto fermentare, cucinato e mangiato.
E mi è pure piaciuto.
 
Il Kimchi Jjigae (김치찌개) si pronuncia “chimci cigae” e si può tradurre come stufato è un piatto tradizionale coreano preparato con cavolo cinese e altre verdure fermentate in salamoia.

Jigae indica invece lo zuppone, un po’ lo svutafrigo da noi, e di solito è una pietanza casalinga invernale preparata con quello che si ha in casa in un calderone, dove di solito si gettano i resti della carne, più frequentemente grasso o cotenne di maiale, derivati da altri tagli o preparazioni.
Nei tempi antichi, le popolazioni che vivevano sulla penisola coreana ottennero la padronanza del processo di fermentazione e le prime testimonianze sulla preparazione del Kimchi sono del 12° secolo durante la dinastia Koryo.
Agli inizi il veniva preparato senza l’utilizzo del peperoncino in quanto non era ancora disponibile in Asia e il condimento era preparato con lo zenzero o l’ aglio. Dopo la sua introduzione nel corso del 16 ° secolo, il peperoncino e la polvere di peperoncino divennero gli ingredienti chiave per il Kimchi fino ai nostri giorni.
E' senza dubbio uno dei tesori della cucina coreana e la sua preparazione è parte integrante della cultura coreana: amici, parenti e vicini di casa si riuniscono in autunno, ovvero quando in Corea la stagione della raccolta del cavolo è al culmine, per preparare il Kimchi tutti insieme, durante il cosiddetto kimjang. Le donne coreane ne preparano in gran quantità per poi consumarne poco alla volta durante l’inverno.
In Corea del Sud, il Kimchi è un chiodo fisso per tutto l'anno: esiste un istituto di ricerca del Kimchi, un museo del Kimchi e un festival nazionale del Kimchi. Sono persino riusciti a mandare nello spazio scatolette di Kimchi, per non far mancare ai propri astronauti la pietanza più importante della loro vita! Perché il Kimchi, oltre a essere deliziosamente gustoso, fa anche bene: all'apparato digerente grazie alle sue fibre, al sistema immunitario grazie alle vitamine B e C, previene il cancro, mantiene giovani e pure belli. Un vero toccasana, insomma.

Il periodo di invecchiamento degli ingredienti è fondamentale per far diventare comunissimi ingredienti della cucina quotidiana in prelibati Kimchi: salati e in salamoia, iniziano poi a fermentare, poiché gli zuccheri delle verdure convertono il tutto in acido lattico, acido acetico e anidride carbonica. Più lunga è la fermentazione, più forte diventa il suo sapore: quel gusto pungente, la croccantezza del cavolo accompagnata dalla maliziosa forza della pasta di peperoncino che ci bruciacchia la lingua, il vigoroso effluvio dell'aglio e dello zenzero.
Se non viene preparato in casa, viene acquistato già pronto nei negozi, ma come immaginerete, non è facile trovarlo qui da noi, a meno che di avere un negozio etnico sotto casa che abbia questo piccolo tesoro in barattolo. Nel caso non siate fortunati, armatevi di coraggio e preparate insieme a me in Kimchi in casa, da vere brave massaie coreane!
Dopo varie ricerche e dopo aver vagliato numerose ricette ho seguito le indicazioni di questo video su youtube, di una vera donnina coreana che sembra quasi uscita da un cartone animato e che spiega, in un comprensibilissimo inglese, per filo e per segno, come diventare davvero delle brave cuoche di Kimchi.
 
 
 
Preparate il Kimchi almeno due giorni prima di preparare la Kimchi Jjigae, perché le verdure devono fermentare un po'. Accompagnate questo ricco stufato con del riso bianco, che ne attenua la piccantezza al palato. Non stupitevi dell’abbondanza di elementi piccanti: in Corea la piccantezza è totale confort food…
 
 
Per il Kimchi
 
1 cavolo cinesi (se come me non li trovate fate come mi ha suggerito Acquaviva, e prendete metà cavolo cappuccio e metà lattuga romana)
1 rafano di grandi dimensioni (o 2 rafani più piccoli) - l'ho omesso perché introvabile
1 cipolla grande
2 cipollotti
250 ml di salsa di pesce - oppure per la versione vegetariana potete usare come ho fatto io la salsa di soia.
1 tazza di sale marino fino
6 spicchi d’aglio
3-4 cm di zenzero
1 pera soda (che sostituiscono la ravanello coreano)
1/2 tazza di peperoncino in polvere
½ tazza di farina di riso
1 tazza di acqua
1 cucchiaio di zucchero di canna

 
Per preparare il Kimchi

Dividete a metà il cavolo e la lattuga romana. Bagnateli in acqua fredda, scolateli e poneteli in una ciotola.
Cospargete con il sale fino le foglie, senza staccarle alla base - io ho sbagliato e le ho staccate! - nella parte del gambo mettete un po' più di sale perchè è la parte più dura.
Devono perdere la gran parte dell'acqua contenuta. Ogni 30 minuti girateli in modo che il sale si distribuisca uniformemente.
Nel frattempo preparate la crema di riso: ponete la farina di riso con l'acqua in una pentolina e portate quasi ad ebollizione. Aggiungete lo zucchero di canna, mescolate finchè è ben sciolto. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare
 
In un mixer tritate la cipolla, lo zenzero e l'aglio, fino a ridurli in una pasta. Mescolate questa pasta alla crema di riso, aggiungete il peperoncino e la salsa di pesce - o la salsa di soia.
 
Mondate e tagliate a listarelle la carota, la pera e i cipollotti. Uniteli alla crema di riso, e mescolate.
 
 
Dopo circa 2 ore e mezzo, i cavoli avranno tirato fuori la maggior parte della loro acqua conservando però parte della loro croccantezza. A questo punto sciacquateli per due-tre volte sotto acqua fredda corrente e fateli scolare bene.
Ora cospargete tutte le foglie del cavolo cinese, senza staccarle se riuscite, con la salsa kimchi che avete preparato e proseguite fino ad esaurimento degli ingredienti.
Riponete il Kimchi così ottenuto in un contenitore a chiusura ermetica e lasciate fermentare a temperatura ambiente per 48 ore.



Trascorso il tempo di fermentazione le verdure avranno acquistato un sapore deciso e pungente, e avranno anche tirato fuori del liquido. Se schiacciando con il dorso di un cucchiaio fuoriesce del liquido da sotto il vostro Kimchi è pronto.
Potete conservarlo da ora in poi in frigo e prelevare, di volta in volta, la quantità che vi occorre.
 

Per preparare il Kimchi Jjigae, la zuppa di kimchi

Ingredienti per 4 persone:

300 g di pancetta fresca di maiale
450 g di tofu sodo
400 g di cavolo kimchi
4 cipollotti o scalogni
1 cipolla
6 spicchi di aglio
15 g di zenzero fresco
3 o 4 cucchiai di gochugaru (peperoncino coreano essiccato in fiocchi)
2 cucchiai di gukganjang (salsa di soia coreana per zuppe)
2 cucciai di salsa di soia
2 cucchiai di burro
1 cucchiaio di gokuchang
1 cucchiaio di doenjang

Tagliare la cipolla e i cipollotti separatamente a fette sottili; grattugiare aglio e zenzero; tagliare la pancetta a fettine quadrate; spremere il kimchi per ricavarne 1 o 32 cucchiai di succo e poi tagliuzzare le foglie; tagliare il tofu a cubotti.


Marinare la pancetta con aglio, zenzero e le due salse di soia per 20 minuti. Versare il tutto in un tegame pesante ben caldo e lasciare che il grasso si sciolga.
Unire la cipolla e il kimchi e saltare fino a che si comincia a sentire un buon profumo.

Unire il succo di kimchi, 700 ml di acqua, gochujang e doengjang e mescolare bene, quindi portare a bollore e, a gusto, unire il gochugaru.

Cuocere una ventina di minuti (o fino a che maiale e kimchi sono teneri), unire il tofu e cuocere altri 5 minuti.

Spegnere, unire i cipollotti e il burro, mescolare bene e portare il tegame in tavola, meglio se su un rechaud. Ogni commensale, che ha di fronte anche una ciotola di riso, si serve a piacere.


Potete trovare questa ricetta anche sul blog del MTC http://www.mtchallenge.it/2016/01/mtc-53-tema-mese-kimchi-jjigae.html


youtube.com

martedì 11 agosto 2015

RINFRESCHIAMOCI LE IDEE: GRANITA DI ANGURIA CON GOCCE DI CIOCCOLATO

Mentre scrivo sono già in ginocchio sui ceci.
Assente (in)giustificata dal blog e dalla vita "social" dall'8 di giugno.
Come già vi dicevo nell'ultimo post le giornate sembrano correre via veloci e ho davvero pochissimo tempo in cui sedermi al pc per buttare giù qualcosa.
Ultimamente, causa forse anche il caldo opprimente, non sto nemmeno sperimentando nuove ricette. Eppure le "cavie", tra virgolette, non mi mancano; caso ha voluto infatti che ai colleghi arrivasse un bel pezzo di una torta al cioccolato con mousse al cocco..... e che ve lo dico a fare? già aspettano il prossimo dolce!

L'alimentazione in casa è veloce e leggerissima: il piatto più elaborato che preparo è la caprese, tanto per dire.
Ho ancora 13 ricette parcheggiate, in attesa di essere pubblicate. A qualche post manca la foto, ad altre una descrizione della ricetta, altre hanno solo il titolo che mi ricorda ciò che avevo intenzione di pubblicare.
 
Non sono in ferie, ma considerato che qualche giorno libero qua e la ce l'ho spero di riprendere a pubblicare al più presto con un ritmo accettabile.
Intanto, siccome da qualche parte dovevo pur iniziare, ho pensato di proporvi questa granita, freschissima e sfiziosa, a base di anguria e gocce di cioccolato, facilissima da preparare.
L'abbinamento è particolare, ma non delude. Inoltre l'effetto è carinissimo perché i pezzetti di cioccolato sembrano quasi i semini dell'anguria, quindi è adattissima anche ad essere servita a dei bimbi oppure potete anche divertirvi e farla insieme a loro.
 
Granita di anguria con gocce di cioccolato
 
 
500 gr di purea di cocomero
50 g di zucchero
50 g di succo di limone
gocce di cioccolato fondente(o cioccolato a scaglie) q.b.

Mettete la purea di cocomero (che avrete privato dei semi e frullato) in un contenitore, unite lo zucchero e il succo di limone filtrato. Mescolate finché lo zucchero non si sarà sciolto completamente, quindi mettete in congelatore per circa 2 ore, mescolando ogni 20 minuti circa con una forchetta per evitare che si formino cristalli di ghiaccio troppo grandi.
Dopo 2 ore unite le gocce di cioccolato, mescolate bene e tenete in congelatore ancora 20 minuti.
 
Servite in coppette monoporzione, aggiungendo ancora del cioccolato in cima.
 

lunedì 8 giugno 2015

SPAGHETTI CON IL PESTO ALLA TRAPANESE

Come? Le giornate di 57 ore non le hanno ancora inventate?
E' decisamente un problema...
Incredibile, ma vero, non riesco a tenere il tempo come prima.
Che sia l'età che avanza?
 
Fortunatamente, anche se non riesco a gestire il tempo come vorrei - nel senso che avrei bisogno di una bacchetta magica per fermare le lancette dell'orologio e, mentre sono bloccate, fare tutte quelle attività che in questo periodo sto mettendo un po' da parte - la cucina resta una priorità.
 
Vuoi perché chi nasce tondo non può morire quadrato (e non mi riferisco alla mole).
Vuoi perché ad ogni modo bisogna mangiare e il fidanzato su questo non transige - e menomale, aggiungerei io.
Vuoi perché dal mese di Aprile ci siamo improvvisati anche agricoltori diretti e bisogna scoprire nuovi modi di consumare quel ben di Dio che offre l'orto.
 
Eh si, mai avrei pensato di trovarmi un giorno sotto il sole con una zappa in mano.
Ma, si sa, di necessità virtù. E quindi credo che sul blog vedrete presto molte ricette a base di vegetali. Ricette necessariamente buonissime, perché Ale non ama le verdure e devo trovare modi creativi e gustosi di portarle a tavola.
In attesa però di avere le nostre verdure, mi alleno.
 
Ho scoperto questo condimento per la pasta, ad esempio, seguendo un canale Youtube di una ragazza italo-americana. Laura Vitale, alias Laura in the Kitchen. E devo dire che a volte propone delle cose da far venire l'acquolina in bocca.
Come questa pasta, condita con il pesto alla trapanese: basilico, mandorle, parmigiano, pomodori e olio d'oliva, un vero inno alla dieta mediterranea.
Un profumo e un colore pazzesco che promettono di gioire le vostre papille gustative. Non ci credete? Allora dovete proprio provarla!
 
Spaghetti con pesto alla trapanese
 

 
per due persone

4 pomodori rossi tondi maturi
40g di basilico fresco
40g di parmigiano grattugiato
30g di olio d'oliva
30g di mandorle pelate
1 spicchio di aglio
sale e pepe q.b.

120g di spaghetti di grano duro

Per prima cosa tostate leggermente le mandorle in una padellina antiaderente. Quindi lasciatele freddare su un piatto.
Mettete a cuocere gli spaghetti in acqua bollente salata.
Mentre la pasta cuoce, nel mixer mettete i pomodori, lavati, asciugati e tagliati a metà, le mandorle tostate, il parmigiano, l'aglio e il basilico, lavato ed asciugato, e iniziate a tritare dando qualche colpetto con le lame.

Ora aggiungete a filo l'olio d'oliva mentre il mixer va a velocità media e tritate fino a raggiungere la consistenza desiderata. Aggiustate di sale e pepe.


Scolate la pasta e conditela con il pesto. Impiattate e servite.

venerdì 21 novembre 2014

FRENCH TOAST ALLA CANNELLA CON MELE STUFATE PER IL TEMA DEL MESE

Ogni mese c'è la sfida del MTC e parallelamente viene presentata una carrellata di ricette e approfondimenti a proposito del tema del mese. La sfida del mese è sui muffin, dolci e salati, quindi gli approfondimenti parlano del brunch e di tantissimi piatti golosi che nel corso degli anni sono diventati parte di questo "pasto".


Il mio contributo per il blog del mtchallenge è con questi strepitosi french toast di Gordon Ramsay, ma prima di leccarci i baffi, un po' di storia.

Non fatevi ingannare dal nome, di francese in questa ricetta c’è solo il nome. Il primo french toast della storia risale infatti nientemeno che al tempo dei romani: una ricetta tanto antica da essere addirittura codificata in uno dei più importanti ricettari del tempo, Apicius, meglio conosciuto come De re coquinaria un manoscritto contemporaneo all'Imperatore Tito ad opera di Marco Gavio, detto Apicio - da cui il nome - dove il “nonno” del french toast compariva con il nome di aliter dulcia - un altro piatto dolce; la ricetta originale prescriveva di affettare il pane a pezzi grossi, rimuovendo la crosta e intingerlo in una mistura di latte e uova sbattute. Friggere in olio bollente, ricoprire con miele e servire.
 
In Francia, l’aliter dulcia iniziò a diffondersi sotto il nome di pain à la romaine pane alla romana.
E' tra il XIV e il XV secolo che per il french toast arriva il momento del salto di qualità: in Francia diventa talmente famoso da finire nel ricettario di Taillevent, il famoso cuoco di corte della famiglia reale francese dei Valois, al potere durante la Guerra dei Cent’Anni. Grazie a questo celebre cuoco queste fette di pane arricchite con latte e uova diventano ancora più famose sotto un nuovo nome: tostées dorées prima e pain perdu poi, per ricordare l’ingrediente principale della ricetta, ovvero il pane raffermo che altrimenti sarebbe andato “perduto”.
Passano i secoli, e dall’Europa intere popolazioni attraversano l’oceano per stabilirsi nel Nuovo Mondo, portando con loro, tra le altre cose il french toast. Proprio negli Stati Uniti questo piatto comincerà a conquistarsi un posto tra le schiere dei piatti tipici della prima colazione.

A questo punto avviene una specie di scissione: da una parte c'è il pain perdu, dessert francese dalla preparazione tradizionale tipica, dall'altra la ricetta che prende piede negli Stati Uniti e che si evolve, arricchendosi di nuovi ingredienti come la marmellata tra le fette di pane sulle quali viene adagiato un ricciolo di burro, irrorato da una generosa cascata di sciroppo d’acero, miele o melassa. Nella versione americana cambia anche il tipo di pane utilizzato: il pane raffermo viene sostituito dal pane in cassetta che, oltre a dare una consistenza diversa al piatto finale, crea anche la caratteristica forma quadrata, da toast.
La ricetta di base, comunque, è rimasta inalterata nel corso dei secoli: pane intinto in un mix di uova sbattute e latte e poi fritto nell’olio. Il french toast si arricchisce anche di condimenti salati: il pain perdu nella sua accezione salata, viene servito con prosciutto e formaggio.
Negli anni è diventata una delle preparazioni principe delle colazioni americane e dei brunch(breakfast+lunch) in cui si può gustare con tutta calma una colazione completa, ricca e gustosa.

Un'ultima curiosità. Come per altri piatti tipici - vedi i pancakes - anche per i french toast c'è un giorno dedicato interamente a loro negli Stati Uniti: il 28 novembre è infatti il French Toast Day!
 
French toast alla cannella con mele stufate
di Gordon Ramsay
 

4 fette di pane bianco
1 uovo
4 cucchiai di latte
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaio di zucchero

per le mele stufate

1 mela
2 cucchiai di zucchero
3 cucchiai d'acqua
1 noce di burro

per cuocere

una padella antiaderente
1 cucchiaio di olio di semi
20g di burro
Per prima cosa preparate le mele stufate. In una padella mettete lo zucchero e fatelo caramellare. Lavate una mela e, privandola del torsolo, tagliatela a cubetti lasciando la buccia - in questo modo non si disferanno in cottura. Mettetela insieme allo zucchero appena questo sarà leggermente dorato. Quindi aggiungete il burro e quando si sarà sciolto l'acqua. Lasciate cuocere per una ventina di minuti, finché si sarà formata una salsa dorata e le mele saranno morbide.
In una terrina sbattete l'uovo, aggiungete il latte, lo zucchero e infine la cannella. Quando le mele sono pronte, intingete per bene nel composto di uovo le fette di pane da entrambi i lati.
Mettete in una padella antiaderente l'olio e il burro e quando quest'ultimo sarà sciolto adagiatevi le fette di pane e fatele dorare 90 secondi per lato.
Impiattate accompagnando i french toast con le mele stufate e irrorate con la loro salsina.  

fonti: breakfast-reviews.net

giovedì 16 ottobre 2014

PUMPKIN MANIA: SFORMATINO DI ZUCCA SU FONDUTA DI PARMIGGIANO E.....

L'autunno piano piano sta arrivando, cadono le foglie, il vento è pungente e arrivano le verdure più buone: tra queste la Zucca!
Dolce o salata, la zucca è ottima per preparare davvero tante ricette sfiziose e buonissime.
Stavolta ne ho fatto un gustosissimo sformato, ideale da servire come antipasto autunnale. E' leggero perché alla fine la parte grassa è data solo dalla fonduta, è adatto ai vegetariani e può diventare l'ouverture perfetta per una cena o un pranzo tutto a base di zucca. 
 
Sformato di zucca su fonduta di parmiggiano
 
per 4 sformatini
400g di polpa di zucca già pulita
2 uova
4 foglie di salvia
10g di burro
sale
pepe
per la fonduta
60g di parmiggiano reggiano grattugiato
100g di panna fresca
50g di latte
noce moscata
Tagliate la zucca a pezzi e cuocetela a vapore per 10 minuti. Quindi frullatela con le uova, un pizzico di sale e di pepe e la salvia. Imburrate 4 stampini di alluminio (della capacità di 1,5 dl ciascuno) e versatevi il composto coprendo poi ogni stampino con un pezzo d'alluminio.
Cuocete il tutto a vapore per 25-30 minuti.
Quando mancheranno meno di 10 minuti alla fine della cottura degli sformati, procedete a preparare la fonduta di parmiggiano. Mettete a scaldare in un pentolino la panna e il latte; quando saranno ben caldi aggiungete il parmiggiano grattugiato e fatelo sciogliere. Amalgamate per un paio di minuti fino che sarà cremoso, quindi aggiungete un pizzico di noce moscata.
Assemblate il piatto sformando il contenuto dello stampino direttamente nel piatto, dove avrete predisposto la fonduta calda a specchio. Decorate con una sfoglia di parmiggiano, un ciuffo di rosmarino e servite.
 
Ma non è finita qui!! Zeta come.. Zenzero e Mielandia sono liete di presentarvi il loro 1° contest insieme: Pumpkin mania!

Il regolamento per partecipare al nostro contest:

- le ricette saranno suddivise in due categorie: DOLCE e SALATO;
- si può partecipare al contest partecipando ad una o ad entrambe le categoria con UNA sola ricetta per ciascuna di esse;
- il contest è aperto a tutti, sia a coloro che hanno un blog sia a coloro che non ne hanno uno (che invieranno le ricette tramite e-mail):
  • PER CHI HA UN BLOG: valgono solo le ricette pubblicate da oggi fino alle 23.59 del 16 Novembre 2014; devono essere ricette pubblicate ex novo, ma valgono anche le ricette già pubblicate, purchè vengano ripubblicate e che il post contenga il BANNER del contest  "PUMPIKIN MANIA" con link a questa pagina; dopo aver postato dovete lasciare il link alvostro post come commento qui sotto oppure nel blog di Selene qui;
- man mano che arriveranno le ricette questo post, e quello sul blog di Selene, verrà aggiornato;
- le ricette in gara verranno esaminate da una giuria composta da 5 persone. Oltre a Selene e alla sottoscritta ci aiuteranno a selezionare i 6 vincitori (3 per ogni categoria):
  • Fedora D'Orazio, alias Cranberry, autrice del blog "Cappuccino e Cornetto";
  • Marisa Malomo, autrice del blog "Il mio saper fare".
  • Amanda Zito, talentuosa fotografa ed artista che ci darà il suo giudizio per quanto riguarda la parte fotografica (qui la sua pagina fb).
E' tutto! Partecipate numerosissimi anche perché ci sono ghiotti premi in serbo per voi!!

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Per la categoria SALATO:
- Panini alla zucca di Eleonora del blog EleideediEle

Per la categoria DOLCE:
- Crostatine d'autunno di Eleonora del blog EleideediEle

lunedì 28 aprile 2014

FUSILLI CON PESTO DI POMODORI SECCHI, RICOTTA E NOCI

Una cena programmata. Oppure degli ospiti inattesi, all'improvviso.
E una sola domanda.
 
Che cosa cucino?? 
Ci viene in aiuto la nostra tradizione, con un piatto versatile all'inverosimile, che piace proprio a tutti, e mette, una volta tanto - e almeno a tavola - tutti d'accordo.
La pasta.
 
Meraviglioso alimento. Ne vado pazza sin da bambina, in qualsiasi modo essa sia condita, riesco a spazzolare tutto il piatto in men che non si dica!
La folgorazione per questo piatto l'ho avuta un mesetto fa, quando siamo andati a fare una "gita fuoriporta" al Lago di Campotosto, un posto meraviglioso, che non potete assolutamente perdervi se vi trovate a passare dalle parti de L'Aquila.

Un negozietto lungo la strada, un caseificio/macelleria, con prodotti tipici e a km 0: due vaschette di ricotta di pecora di giornata dal profumo e dal sapore fantastico. E uscire da li solo con quella è stata una dura battaglia!

Oggi vi consiglio un piatto di pasta con cui stupire gli ospiti o per coccolare la famiglia. Un primo piatto sfizioso, avvolgente, dal sapore deciso, leggermente affumicato e sapido, con il tocco croccante delle noci che gli danno quel je ne sais quoi.
 
Fusilli con pesto di pomodori secchi, ricotta e noci


per 4 persone

320g di fusilli trafilati al bronzo
200g di ricotta di pecora
5 pomodorini secchi
50g di noci tritate grossolamente
pepe q.b.

Mettete a bollire l'acqua e quando sarà il momento buttate la pasta.

Nel frattempo che la pasta cuoce, mettete nella ciotola del mixer con le lame la ricotta, i pomodorini secchi, un mestolo d'acqua di cottura e frullate fino ad ottenere una crema.
Scolate la pasta al dente (tenendo da parte l'acqua di cottura) e conditela con la crema, aggiungendo, se necessario acqua di cottura.

Aggiungete una spruzzata di pepe e guarnite con le noci tritate grossolamente

Accompagnate con un buon vino rosso e gustate la pasta calda.

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