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lunedì 25 settembre 2017

CHITARRA CALAMARI, VONGOLE E PACHINO PER L'MTC N.67

Niente, nonostante i buoni propositi, non ci sono riuscita.
Volevo sfruttare la sferzata di energia positiva della pasta Felicetti e fagioli con polpo e cozze di Viviana Varese, realizzata per il tema del mese; ma si sa, l'uomo propone e Dio dispone. Vi risparmio per ora le lagnanze, che rimando ad un'altra occasione.

Appena letto il regolamento della sfida n.67 del MTChallenge, la pasta con il pesce, di Cristina ho avuto immediatamente due o tre idee sugli ingredienti, primi su tutti i gamberi di fiume. E mi solleticava l'idea di abbinarli alla polvere di liquirizia - magari avrei scoperto che "era una ****** pazzesca", ma nella mia testa era da sperimentare. Mi sono messa in moto, chiedendo a mio padre di rintracciare "quell'amico che ogni tanto ti regalava i gamberi". Niente. Irrintracciabile.
Addio pasta coi gamberi!

Volevo tornare col botto, dopo troppi mesi di stop forzato, spero solo di non fare un botto per terra!
Piano b. Mi sarei lasciata ispirare dal momento.

Arrivata al pescivendolo di fiducia l'occhio mi cade su dei bei calamari. In frigo quei pomodori pachino dell'orto della vicina. Controllo rapidamente che abbia le vongole, che coi calamari e con i pomodori pachino ci stanno da dio, e mi faccio fare due belle porzioni.

Che abbinarci? Spaghetti? Linguine?
No, ci starebbe bene una bella chitarra. Magari all'uovo, ammassata al momento. Con quella farina di grano duro Senatore Cappelli presa a Eataly l'ultima volta e che ho visto giusto ieri in dispensa. 

Ed è così che è nata questa pasta, ricca, ma semplice. La ricchezza della pasta all'uovo unita alla tenerezza del calamaro, appena saltato in padella, alla sapidità delle vongole e all'acidità del pomodoro pachino.
Mi ricorda le mattine d'estate, quando ancora non fa caldo, e sale dalla spiaggia il profumo dell'acqua salata, l'odore della sabbia, la brezza tiepida.
Credo sia per quest'anno la giusta conclusione della stagione estiva. La ciliegina sulla torta.

Chitarra calamari, vongole e pachino


Ingredienti per 4 persone

per la chitarra

2 uova
200g di farina di grano duro Senatore Cappelli
un pizzico di sale
acqua q.b.

per il sugo

200g di pomodori pachino
250g di calamari
300g di vongole - quelle piccole
due cucchiai di olio evo
due spicchi d'aglio
un peperoncino calabrese
qualche foglia di basilico fresco
sale
prezzemolo fresco tritato

Per prima cosa mettete a spurgare le vongole in una ciotola. Copritele con abbondante acqua in cui avrete disciolto un cucchiaio abbondante di sale fino. Coprite la ciotola con un piatto in modo che i molluschi siano al buio. Dimenticatele per due ore - il minimo sindacale è un ora, ma se non volete rischiare di rovinare il piatto con la sabbia residua che si potrebbe trovare all'interno delle conchiglie, non scendete sotto le due ore. Quando saranno trascorse le due ore, scolate e sciacquate le vongole, eliminando quelle rotte.

Pulite i calamari. Separate il corpo dai tentacoli semplicemente tirando questi ultimi. Tastando con le dita, individuate la penna trasparente di cartilagine che si trova all'interno della sacca e tiratela via.
Togliete la pelle con le dita, come se lo doveste sbucciare. Eliminate eventuali interiora dall'interno della sacca aiutandovi con le dita, sciacquandolo poi sotto l'acqua corrente. Qualora fosse presente la sacca dell'inchiostro fate attenzione nel rimuoverla, senza romperla, e tenetela da parte per altre ricette.
Separate i tentacoli dalla testa facendo un incisione con un coltello subito sotto gli occhi per privarli anche del rostro (ovvero il becco del calamaro che non si mangia). Tagliate la sacca ricavandone degli anelli e teneteli da parte.


Passiamo ora a fare la pasta. Disponete a fontana la farina sul piano di lavoro, unite il sale e le uova intere, quindi lavorate fino ad ottenere un panetto liscio ed elastico. Potreste aver bisogno di aggiungere dell'acqua, se così, fatelo mettendone poca alla volta.

Lasciate riposare l'impasto per almeno mezz'ora coperto a campana. Quindi tiratelo con la macchina per la pasta, fino ad arrivare ad uno spessore di 0.3 cm. Quindi passatelo all'accessorio per gli spaghetti alla chitarra. Ancora meglio se avete la chitarra tradizionale. Io "causa trasloco" ce l'ho ancora negli scatoloni.


Passiamo ora a preparare il condimento per la nostra chitarra.
In una padella ampia facciamo rosolare uno spicchio d'aglio con tre cucchiai di olio evo. Quindi aggiungiamo i pomodori pachino interi, precedentemente lavati. Copriamo e lasciamo cuocere a fuoco medio per una decina di minuti.
Nel frattempo, in un'altra padella, dai bordi abbastanza alti, fate aprire le vongole. Mettete sul fondo un cucchiaio di olio e uno spicchio d'aglio. Quando la padella sarà ben calda aggiungetevi le vongole ben scolate dall'acqua. Una volta che tutte le vongole sono aperte, sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco e lasciate ritirate il sughino per un paio di minuti a fuoco basso, senza coperchio. Quindi spegnete, trasferite in una ciotola, filtrate la loro acqua di cottura e lasciate da parte le due cose separatamente.


Buttate la pasta, che cuocerà in un minuto. Scolatela al dente ed aggiungetela direttamente alla padella con il condimento. Saltatela bagnando con poca acqua di cottura se necessario.


Spegnete il fuoco, eliminate l'aglio e spolverate con abbondante prezzemolo fresco tritato.
Servite immediatamente.


Accompagnate con un buon bianco ben freddo.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.67 del MTChallenge.


mercoledì 20 settembre 2017

PASTA FELICETTI E FAGIOLI CON POLPO E COZZE DI VIVIANA VARESE PER IL TEMA DEL MESE

Torniamo alle buone e vecchie abitudini.
Il tema del mese del MTChallenge, ovvero un approfondimento fatto di ricette collegate alla sfida in corso. Questo mese la nostra Cristina del blog Poveri ma belli e buoni ci sfida sulla pasta con il pesce.

Il tema del mese è il "pesce stellato", ovvero alcune ricette reinterpretazioni di grandi classici rivisitate da chef stellati.
La mia scelta è caduta sulla pasta felicetti e fagioli con polpo e cozze della chef Viviana Varese del ristorante "Alice" sito a Milano, all'interno di Eataly a piazza XXV aprile - 1 stella Michelin, tanto per dire.


La pasta e fagioli con l'aggiunta delle cozze è un piatto tipico partenopeo. L'accostamento tra legumi e frutti di mare che troviamo nella pasta fagioli e cozze ha origini molto antiche: sono infatti presenti testimonianze che risalgono all'antica Roma, dove già si usava mescolare questo tipo di ingredienti.

I cereali costituiscono una notevole fonte di energia per l’ organismo: di ciò erano ben consapevoli gli antichi, che in tutte le culture li posero alla base della loro alimentazione. Tra i cereali erano considerate anche le leguminose, coltivate su ampi spazi: ceci, lenticchie, piselli, fave, il cosiddetto “fagiolo dall’ occhio”, cicerchie, ecc.

I prodotti ittici erano parte integrante dell’ alimentazione delle popolazioni costiere di duemila anni fa : essi venivano utilizzati da tutte le classi sociali, seppure in maniera differente.
Essi insieme alle uova e ai derivati del latte apportavano proteine animali in una dieta in cui prevalevano legumi e cereali e in cui scarseggiavano le carni, derivanti essenzialmente dalla cacciagione.
Agli schiavi erano destinati i molluschi meno pregiati, come le “balorde”, non a caso conosciute nel Napoletano come le “cozze degli schiavi”.

Da li ad unire in un felicissimo matrimonio fagioli e cozze, il passo è stato breve.

Ma passiamo ora alla rivisitazione di Viviana Varese, che aggiunge, alla già ghiotta pasta fagioli e cozze, il polpo. E dopo averla preparata e assaggiata non mi stupisco che abbia guadagnato una stella Michelin: divina!

Pasta Felicetti e fagioli con cozze e polpo


Ingredienti per 4 persone

Q.B Pepe
Q.B Sale
5 g Basilico
100 g Pomodorini datterini
150 g Fagioli borlotti
150 g Fagioli cannellini
70 g Olio extravergine d'oliva
2 spicchi Aglio
600 g Cozze
600 g Polpo
320 g Pasta

Procedimento

Mettete in acqua fredda per una notte i fagioli separando i cannellini dai borlotti. Prendete una casseruola molto alta e mettetevi abbondante acqua leggermente salata. Portate a bollore, immergete il polpo che avete prima lavato e cuocete per 45 minuti, finché sarà morbido. Conservate l’acqua di cottura.

Prendete una padella e fate un soffritto con olio extra vergine di oliva e lo spicchio di aglio. Quando risulta dorato, eliminate l’aglio, mettete le cozze pulite in precedenza  e coprite con un coperchio. Tenete da parte l’acqua di cottura e mettete le cozze in frigorifero.

Sciacquate i legumi e cuoceteli per circa due ore in due casseruole diverse con acqua e pochissimo sale. Una volta cotti, scolateli e tenete da parte un po’ di liquido di cottura.

Prendete un’altra casseruola, meglio se di ghisa o terracotta, fate un soffritto con lo spicchio d’aglio e mettete i pomodorini tagliati a pezzetti. Fate cuocere per 5 minuti e aggiungete i fagioli. Coprite con almeno due dita di acqua di cottura delle cozze e del polpo. Cuocete per 20 minuti.
Frullate la metà dei fagioli aggiungendo ancora dell’acqua di cottura. Portate a bollore e cuocete la pasta. Se necessario, aggiungete ancora del brodo di polpo. Aggiustate di sale e pepe e mettete il basilico spezzettato.
Terminate la cottura della pasta, aggiungete il polpo tagliato a pezzettoni e le cozze sgusciate.

Composizione del piatto

Servire la pasta e fagioli nei piatti e condite con un filo d’olio extra vergine di oliva.



fonti: gingerandtomato.com
beniculturali.it
italiasquisita.net

Trovate il mio post anche qui, sul sito dell MTChallenge.

lunedì 10 ottobre 2016

RISOTTO CON RADICCHIO E GORGONZOLA, IN MEMORIA DEI VECCHI TEMPI

La convalescenza prosegue e qui a casa mi trattano davvero con i guanti bianchi.
E siccome ho ben poco da fare, riordino l'archivio del blog, le foto e le ricette che da tempo aspettano di essere pubblicate.

Nel caso specifico, questa aspetta da troppo.
E' della mia amica Selene, mia coinquilina anni fa, che mi ha insegnato ad apprezzare il gorgonzola ed il radicchio: ad oggi mi chiedo come abbia fatto a vivere tutti quegli anni senza mangiarli!
Un giorno disse che avrebbe preparato a me e all'altra coinquilina un piatto speciale, da leccarsi i baffi, e ha mantenuto la parola data.
La macerazione aiuta a eliminare dal radicchio quella punta di amarognolo in più che è gradevole, ma non troppo - faccio outing, le cose amare non sono le mie preferite.

Se avete degli ospiti a cena, e volete stupirli con un risotto, questa è la ricetta giusta.

Risotto con radicchio e gorgonzola



400g di riso per risotti - io Arborio
125g di gorgonzola dolce
1/2 cipolla di tropea
1 cespo di radicchio
1 cucchiaino di zucchero
1 - 1/2 lt brodo vegetale
1/2 bicchiere vino bianco
olio evo
sale
pepe

Prendete il radicchio, pulitelo, lavatelo e asciugatelo per bene, quindi tagliatelo a listarelle e mettetelo a macerare con un cucchiaio di olio, lo zucchero, sale e pepe per una decina di minuti.

In un tegame fate imbiondire la cipolla tritata finemente con un giro d'olio. Aggiungete il riso e lasciatelo tostare per circa due minuti mescolandolo con un cucchiaio di legno per non farlo attaccare. Sfumate con il vino e lasciarlo evaporare.

Aggiungete  un paio di mestoli di brodo e il radicchio, lasciate cuocere aggiungendo il brodo ogni volta che il riso si asciuga troppo e portate a cottura.
Fuori fuoco aggiungete il gorgonzola, mantecate per bene e lasciate riposare il risotto per un istante prima di servire.

Abbinateci un buon vino bianco, che con una punta di acidità accompagna alla perfezione la ricchezza di questo strepitoso risotto.

domenica 25 settembre 2016

GNOCCHI AL CACAO CON RAGU' DI AGNELLO PER L'MTCHALLENGE

La aspettavamo tutti da tempo.
Ci voleva il coraggio di Annarita, il terzo giudice per la sfida n.59 firmata MTChallenge, per osare prepararli con lo spirito che contraddistingue da sempre quest'ultimo: scoprire una ricetta, imparare a farla secondo le regole del MTC, provare, assaggiare, riprovare, attendere il giudizio, aggiustare il tiro partendo dai propri errori e dai propri punti di forza.

La difficoltà è stata farli senza l'uovo!
Sono stata titubante fino alla fine: "staranno insieme?", "diventerà un budino informe?", "terranno in cottura?" e in pochi istanti, quando ho visto lo gnocco di prova venire a galla, mi sono resa conto della preziosità di questa sfida.
Per una vita ho seguito sempre la ricetta di mia mamma, che utilizza l'uovo e invece ora sono costretta ad ammettere che si può farne a meno e che vengono anche molto bene.

Mentre impastavo poi pensavo che questa ricetta di base - con un condimento differente, è chiaro - è adatta anche per i vegani... avrò scoperto l'acqua calda, ma per me, che ultimamente mi sono trovata a provare diverse ricette vegane (con molta soddisfazione.. ma di questo vi parlerò nel prossimo post), è stata una rivelazione!

Come vi dicevo nel precedente post, in cui vi raccontavo la mia esperienza a Sweety of Milano, mi hanno regalato tante cosine belle e buone e proprio da una di queste nasce l'idea di questi gnocchi al cacao. Le fave di cacao sono un ingrediente desueto, ma abbinate come in questo caso con il salato danno quel je ne sais quoi che manderà i vostri ospiti in visibilio. Croccanti, leggermente legnose, richiamano il sapore di cacao dell'impasto, il ragù deciso e cremoso avvolge gli gnocchi e crea una vera e propria magia nel piatto.

Gnocchi al cacao con ragù di agnello


per gli gnocchi

600g di patate a pasta gialla del nostro orto
100-140g di farina 00 (quella che raccoglie l'impasto)
20g di cacao amaro in polvere
sale

per il ragout di agnello

500g di polpa d'agnello
1/2 di cipolla
1 costa di sedano
1 carota
rosmarino
salvia
alloro
fave di cacao tostate*
pecorino grattugiato
1 bicchiere di vino bianco
olio evo
sale e pepe

*chi ha letto il precedente post o mi segue sui social sa che le fave di cacao grezze tostate che mi hanno regalato a Sweety erano sparite dalla mia busta, e l'organizzazione - splendida - si sta dando da fare per farmele riavere in qualche modo. Al posto di quelle nella ricetta ho utilizzato un po' di granella di fave di cacao tostate ricoperte di cioccolato extra all'80% leggermente tritate.. un po' più dolci, ma sono un valido sostituto.

Lessate le patate in pentola a pressione intere e con la buccia (il tempo di cottura varia a seconda della vostra pentola, nella mia 8 minuti dal fischio). Una volta cotte, andranno scolate, pelate e schiacciate ancora calde direttamente sul piano di lavoro.
Appena sono tiepide impastatele con il cacao, la farina e un pizzico di sale.


Confezionate gli gnocchi secondo il metodo classico, rigandoli però alla fine con il retro dei rebbi di una forchetta o con un apposito rigagnocchi.


Per il ragout, tritate finemente sedano, carota e cipolla e fateli rosolare con olio evo in una padella antiaderente. Quando la cipolla risulterà bionda aggiungete la carne di agnello tritata a coltello e rosolate.

Sfumate con un bicchiere di buon vino bianco; lasciate evaporare il vino quindi regolate di sale e pepe. Cuocete per 5 minuti, scoperto, a fiamma bassa e poi aggiungetevi le erbe aromatiche tritate finemente.

Buttate gli gnocchi in acqua bollente salata e scolateli non appena salgono a galla. Saltateli quindi nel ragout di agnello aggiungendo una manciata di pecorino grattugiato, e se necessario un po' d'acqua di cottura.
Impiattate gli gnocchi completando il piatto con un trito di fave di cacao grezze.


Con questa ricetta partecipo alla sfida n.59 del MTChallenge.


martedì 26 maggio 2015

PENNE ALLE TRE P, PER L'MTCHALLENGE DI MAGGIO

29 giorni senza aggiornare il blog.
Eppure in questo lasso di tempo ho cucinato. Ho anche fatto un paio di dolci a dire la verità.
Il punto è che l'ho fatto in orari desueti... e questo ha sconvolto un po' la routine casalinga.
Il motivo? Semplicissimo.
Ho ricominciato a lavorare. Stavolta lontano dai miei amati bimbi, ma ahimè, bisogna pur riportare la pagnotta a casa e quindi...
 
"Benvenuto in ****** sono Eleonora come posso aiutarla?"

Ebbene si, sono un operatore - o operatrice - inbound di call center, e mi occupo di fornire assistenza tecnica ai clienti di un operatore di telefonia.
A volte i clienti ti ringraziano, altre ti urlano contro. C'è chi pretende che il guasto sia risolto in men che non si dica, altri che provano a fare i furbetti.. ho moooolta pazienza, quindi tutto ciò non mi scompone più di tanto. Li tranquillizzo, cerco di stabilire un qualche rapporto con loro e faccio tutto ciò che è nelle mie possibilità per dare loro assistenza.
 
Siccome lavoro su turni, gli orari casalinghi, come vi dicevo, si sono un po' distorti. Ma ci si adatta.
E' un lavoro che - e non l'avrei detto - mi piace, e mi permette di avere mezzà giornata libera per potermi dedicare a terminare sti benedetti studi, nonché ovviamente a fare tutto ciò di cui c'è bisogno in casa.
 
La cucina è sempre li, che mi guarda, e mi sembra quasi di sentirla lamentarsi che l'ho abbandonata. GIAMMAII!!
 
E di fatti eccomi qui, ad onorare l'impegno mensile con il MTChallenge, che è giunto alla sfida numero 48. Questo mese il terzo giudice è Paola, del blog Fairies' Kitchen, che ha proposto una sfida sul più italiano dei piatti italiani: la pasta al pomodoro, quindi pasta di grano duro e cottura veloce del pomodoro.
 
 
Io propongo un piatto che faccio spesso, assaggiato, eoni or sono, in un agriturismo: le penne alle tre P, pomodoro, pancetta e pinoli - che diventano quattro p se ci aggiungiamo anche il parmigiano.
 
Penne alle tre P
 
 
160g di penne di grano duro
200g di pomodorini piccadilly
100g di pancetta affumicata
una manciata di pinoli
un cucchiaio d'olio evo
sale e pepe q.b.
parmigiano stagionato 24 mesi grattugiato
 
Mettete a bollire l'acqua per la pasta. Nel frattempo in una padella piccola tostate leggermente i pinoli, e quando saranno pronti trasferiteli in una ciotolina o un piatto in modo che si raffreddino un po' - altrimenti tirano fuori tutti gli oli e perderanno aroma.
 
Quando l'acqua sarà bollente, salatela e buttate le penne. Mentre la pasta cuoce, in una padella ampia mettete a rosolare la pancetta con l'olio. Dopo 5 minuti circa, la pancetta sarà ben rosolata, quindi potete aggiungere i pomodorini, lavati e tagliati in quarti. Saltateli per qualche minuto. Regolate di sale e pepe.
Scolate le penne al dente e saltatele insieme al condimento, se necessario aggiungendo un filo di acqua di cottura.
 
Impiattate, quindi spolverate con il parmigiano e aggiungete i pinoli tostati.
Servite accompagnando con un buon vino rosso.

sabato 28 giugno 2014

MEA CULPA MEA MAXIMA CULPA! E UNA PIADINA PER L'MTC

Un mese che non scrivo sul blog, e vi posso giurare su ciò che mi è più caro al mondo, che non me ne sono assolutamente resa conto!

La sessione estiva, prima di tutto - e voglia Dio che sia l'ultima della mia vita - tre torte di compleanno fatte dall'inizio di giugno, una delle quali per Ale, preceduta dall'organizzazione di una festa e, ça va sans dire, relativa cena per venti persone. Aggiungete il fatto che la mia fotocamera digitale mi ha abbandonato a metà maggio, e che la voglia di fotografare non c'è.... e' come se avessi perso, oltre allo strumento, anche la voglia di utilizzarlo.

Ho tante, ma veramente tante ricette ancora da postare, prima tra tutte questa, per il consueto - ma stavolta veramente sul filo del rasoio - appuntamento con il MTC. Il tema di questo mese è stata la piadina romagnola di Tiziana, del blog L'ombelico di Venere: uno spettacolo, che ve lo dico a fa!
Pochissimo tempo per realizzarla, di una semplicità e di una versatilità infinita, adatta anche ad essere preparata in anticipo per poi terminarne la cottura quando si è deciso di consumarle.
 
Provatela e dopo le piadine già pronte vi sembreranno insipide e un vero spreco di soldini!
 
Piadina romagnola con ricotta di pecora, pomodori secchi e arrosto di tacchino
 
 
per 6 piadine
 
500 g di farina 00
125 g di acqua
125 g di latte parzialmente scremato fresco
100 g di strutto
15 g di lievito istantaneo per torte salate*
10 g di sale fino
1 pizzico di bicarbonato di sodio
 
per la farcitura
 
150 g di arrosto di tacchino
200 g di ricotta di pecora fresca
12 pomodori secchi sott'olio

*si può usare anche quello normale per dolci e viene bene comunque
 
Fate scaldare al microonde (o sul gas, in un pentolino, come ho fatto io) il latte e l'acqua per pochi secondi in modo che siano tiepidi. Lasciate ammorbidire lo strutto mezz'ora circa fuori dal frigorifero. Su di un tagliere disponete la farina e fate un buco al centro con la mano. All'interno mettete lo strutto a pezzetti con il lievito, il bicarbonato e il sale, schiacciatelo con la forchetta per ammorbidirlo, aggiungete l'acqua e il latte.
La consistenza inizialmente potrebbe essere un pochino appiccicosa e la pasta si attaccherà al tagliere ma impastando per una decina di minuti, cambierà staccandosi e diventando molto morbida e liscia. Se il liquido è troppo poco si sfalda e risulta un po' dura.
 
Mettete l'impasto in una ciotola e coprite con la pellicola per alimenti. Lasciate riposare 48 ore al fresco, massimo 20°C, se fosse più caldo potete lasciare riposare la pasta in frigorifero e metterla a temperatura ambiente 2 ore prima dell'uso. La pasta ottenuta sarà circa 850 grammi, dividetela in 6 pezzi da 140 grammi circa e formate delle palline, lasciatele riposare almeno mezz'ora.
 
Infarinate appena il tagliere e disponetevi una pallina d'impasto, schiacciatela con la punta delle dita, stendete la piadina con il mattarello girandola spesso in modo che rimanga rotonda. Avrà un diametro di circa 20 centimetri e uno spessore di 0,5 centimetri. Scaldate il testo o l'apposita teglia di terracotta, su un fornello a doppia fiamma, con sotto uno spargifiamma. Se non avete nessuna di queste teglie utilizzate una padella antiaderente piuttosto larga. La temperatura non dovrà essere troppo alta altrimenti la piadina si brucia fuori e rimane cruda all'interno, ma nemmeno troppo bassa. Potete fare una prova con un piccolo pezzetto di pasta per regolare la giusta temperatura.
 
Cuocete pochi minuti per lato, controllate sempre alzando la piadina con una paletta. Disponete le piadine una sull'altra in modo che rimangano calde mentre le cuocete.
L'impasto può essere preparato con l'impastatrice, viene benissimo, basterà mettere tutti gli ingredienti assieme  e lavorarli con il gancio impastatore per 7/8 minuti fin quando il composto risulterà omogeneo.
 
Il consiglio di Tiziana, per consumare al meglio le piadine è: "L'ideale per la piada è cuocerla e mangiarla, decisamente da il meglio di se!! Se però decidete di prepararne tante e volete conservarle dovete precuocerle. La loro cottura quindi sarà di un minuto scarso per lato e la colorazione molto tenue. Appena si raffreddano le potete mettere in un sacchetto per alimenti e congelarle. Al momento dell'utilizzo scongelatele e terminate la cottura sul testo.
Se invece dovete solo scaldarle, fate scaldare una padella antiaderente a fuoco basso e mettetevi la piadina, chiudete con un coperchio per fare in modo che non si secchi, pochi istanti per lato basteranno."
 
Io le ho farcite spalmando su ogni piadina un cucchiaio di ricotta fresca di pecora, ho aggiunto due pomodori secchi sott'olio - sgocciolati e tagliati a striscioline - e dell'arrosto di tacchino affettato.
Se sono piaciuti anche ad Ale, che non ama le piadine.... potete fidarvi: sono da urlo!!
 

venerdì 11 aprile 2014

PER COMBATTERE GLI "ULTIMI" FREDDI: CANEDERLI IN BRODO

Anche se nella parte meridionale dello stivale e sulle isole il clima è già  primaverile, qui a L'Aquila, con i nostri 11 mesi di freddo e 1 di fresco, siamo ancora con la neve abbondante sulle montagne.
Va da sé che, se di giorno le temperature, specie se ci si piazza al sole a mo' di lucertola, sono gradevoli, e i più calorosi si possono permettere una mezza manica, la sera, ci vuole una sciarpina leggera e la giacca di mezza stagione.
 
Diciamo che siamo ancora in quel periodo di passaggio in cui alla sera una cosa calda è ancora graditissima!
 
Visti in tv dalla Paroda nazionale, e replicati dopo qualche giorno, i canederli, o knödel, detto alla trentina,  in brodo, sono un piatto tipico della gastronomia Tirolese, in particolar modo delle città di Trento e Bolzano.
 
Questo gustoso piatto è sicuramente uno dei più conosciuti ed apprezzati della cucina trentina, i canederli, non sono altro che palline di pane farcite con speck o formaggio cotte nel brodo di carne, e sono un piatto molto calorico e nutriente adatto soprattutto al periodo autunnale ed invernale.
 
Per quanto riguarda le origini di questo piatto, possiamo dire che sicuramente i canederli sono una ricetta antichissima di derivazione contadina. I contadini, infatti, preparavano questo piatto utilizzando gli avanzi di pane diventato raffermo, insieme ai prodotti che l'allevamento gli offriva: speck e formaggio appunto, che ancora risultano i capisaldi della gastronomia trentina.
Al giorno d'oggi, i canederli si sono evoluti ed infatti ne possiamo trovare di tutti i tipi con farciture sempre diverse: i classici allo speck o formaggio, con gli spinaci, con le erbette, e chi più ne ha più ne metta.
 
Canederli allo speck in brodo

 
per 4 persone

200g di pane raffermo
150 ml di latte 
2 uova 
sale
pepe 
100g di speck 
1 cipolla (io 1/2 scalogno) 
olio 
una noce di burro
prezzemolo q.b.
40g di farina ( + quella per infarinare) 
un pizzico di noce moscata

in più ci servirà

brodo di carne (circa 2 lt)
parmigiano q.b.

Spezzettate e tritate grossolanamente il pane raffermo a cubetti e ammollatelo in una ciotola con il latte, le uova, sale e pepe. Mescolare e lasciare riposare per almeno due ore coperto con della pellicola o un canovaccio pulito.

Trascorse le due ore, tritate speck e cipolla finemente e soffriggerteli nel burro; quando la cipolla sarà dorata, aggiungeteli al composto di pane, che nel frattempo si sarà ammorbidito.

Aggiungete anche farina, prezzemolo finemente tritato e un bel pizzico di noce moscata; impastare bene e infine riporre in frigo per 30 minuti, coprendo la ciotola con della pellicola in modo che l'impasto raddodi. Trascorsa la mezz'ora modellare i canederli formando delle palline di circa 8-10 cm di diametro, che poi passerete nella farina.
Per evitare che il composto si appiccichi troppo alle mani, bagnatele in una scodella d’acqua che terrete accanto.

Cuocete i canederli buttandoli tutti insieme nel brodo bollente per 15 minuti a fuoco basso; quando verranno a galla saranno pronti.
Servire spolverando con parmigiano.
 

martedì 18 febbraio 2014

DALLA CINA COL FURGONE: RAVIOLI AL VAPORE CON SALSA AGRODOLCE

Nella cucina cinese, i Jiaozi sono un tipo di fagottini (in Italia comunemente chiamati ravioli) molto popolare in Cina, Giappone e Corea. Ripieni di carne e/o verdura, sono avvolti con una sottile pasta sigillata con la pressione delle dita.
Non devono essere confusi con i Wonton: i jiaozi hanno una pasta più spessa e ondulata, schiacciata alle estremità, e sono generalmente consumati dopo l'immersione in salsa di soia o salsa piccante; i wonton, invece, sono più sottili e sferici, di solito serviti in brodo.
 
I ravioli sono uno dei principali cibi consumati al Capodanno cinese. La forma assomiglia a un Tael d'oro (una moneta cinese) e simboleggia un augurio di buona fortuna per l'anno nuovo.
Per tradizione, le famiglie e gli amici si riuniscono per preparare i ravioli insieme. Nelle campagne si sacrifica il bestiame migliore e si conserva la carne per i ravioli approfittando del clima freddo.
 
Per il ripieno si usa carne tritata di maiale, bovino, agnello, pollo, pesce o gamberi, spesso mescolati con verdure come cavolo, scalogno, cipollotti o erba cipollina cinese. I ravioli sono accompagnati da salsa di soia, salsa agrodolce, salsa piccante o olio di sesamo.

Io ve li propongo oggi con un ripieno di carne di pollo, zenzero e aromi vari, accompagnati con salsa agrodolce, fatta in casa.
Prepararli è facilissimo, veloce e in un battibaleno ritroverete tutti i sapori della cucina orientale - se vi piace il genere - senza dover uscire di casa. Sono, inoltre, molto leggeri vista la totale assenza di grassi e la cottura al vapore.
 
Ravioli al vapore (di pollo) con salsa agrodolce
 
 
per 20 ravioli circa

150g di farina 00
75g d'acqua
1 pizzico di sale

100g di petto di pollo
1/2 carota
1 cm di radice di zenzero
un pezzetto di porro
uno spicchio di cipolla
1 cucchiaio di salsa di soya
2 cucchiai di aceto bianco

per la salsa agrodolce

1/2 tazza di acqua
1/4 di tazza di aceto bianco
1/4 di tazza di zucchero,
2 cucchiai di salsa di pomodoro
1/2 cucchiaio di maizena
in più ci serviranno

foglie di lattuga o di cavolo cinese

Per preparare la salsa agrodolce mescolate gli ingredienti in un pentolino, portate a ebollizione e fate cuocere finché non si addensa; quindi togliete dal fuoco e fate raffreddare.
 
Nel frattempo che la salsa raffredda, prepariamo la pasta per i ravioli. In una ciotola pesate la farina, aggiungete il pizzico di sale e l'acqua, quindi impastate, fino ad ottenere un'impasto sodo che lavorerete per qualche istante sulla spianatoia leggermente infarinata finchè l'impasto sarà liscio. Coprite con una ciotola rigirata e lasciate riposare per 45 minuti.
 
Nel mixer con le lame inserite la carota sbucciata, la cipolla, il porro, lo zenzero pelato e sminuzzate finemente; quindi aggiungete il pollo e tritate fino ad ottenere un composto morbido in cui il pollo sarà ben tritato. Aggiungete la soya e l'aceto bianco e lasciate riposare per 30 minuti.

 
Trascorso il tempo di riposo necessario, stendete la pasta su una spianatoia infarinata, ricavatevi dei dischi di circa 7 cm, aiutandovi con un tagliapasta o con un bicchiere. Disponete quindi un cucchiaio abbondante di ripieno al centro di ogni raviolo, inumidite il bordo dei dischi con dell'acqua e chiudete il raviolo a mezzaluna premendo sui bordi per fare aderire la pasta.

 
A questo punto prendete in mano il raviolo ed effettuate delle piccole pieghe da un'estremità all'altra oppure unite le estremità al centro dando la forma dei fagottini e girate leggermente le punte per farli chiudere meglio.


Ponete un cestelletto di bambù per la cottura a vapore in una pentola riempita con circa 1,5 cm di acqua in ebollizione (se non l'avete va benissimo qualsiasi cestello per cottura a vapore, come quello che ho utilizzato io), foderate il fondo con delle foglie di lattuga (o cavolo cinese o cavolo verza) e ponetevi i ravioli (facendo attenzione che non si tocchino tra di loro).

 
Chiudete il coperchio del cestello di bambù o della pentolae cuocete per circa 15 minuti, fino a quando la pasta dei ravioli inizierà a diventare piuttosto trasparente.
 
Serviteli caldi accompagnati dalla salsa agrodolce, ormai fredda, che avrete trasferito in una ciotolina. 

venerdì 17 gennaio 2014

GOULASH CON GNOCCHI DI PANE PER L'MTC

Premesso che sia io che Ale adoriamo lo spezzatino e che io lo faccio spesso, una sfida migliore per l'MTC di Gennaio, Marta e Chiara de La cucina spontanea, non potevano veramente elaborarla!
 
La sfida di questo mese esalta questo secondo versatile e gustoso, cucinato come una volta, a fuoco lento e a lungo, perchè gli umori del sugo e del contorno si sprigionino insieme a quelli della carne, creando una vera magia nella pentola.
 
Io ho scelto di preparare il goulash che è uno dei piatti più conosciuti e rappresentativi della cucina ungherese, ma che è diffuso in tutta l'Europa dell'est seppure con delle piccole variazioni a seconda del paese che lo ha adottato.
 
La sua fortuna è sicuramente dovuta al fatto che nonostante sia un piatto abbastanza laborioso da preparare, è allo stesso tempo molto saporito e particolare grazie all'accostamento della carne di vitello con la cipolla, il pomodoro e soprattutto la paprika (che non è piccante, contrariamente a quanto si pensa, paprika in ungherese si traduce con peperone, ed indica l'ortaggio, oltre che la spezia) regina della cucina ungherese in generale.
 
L'origine di questa ricetta è molto povera ed è da ricercarsi tra i mandriani ungheresi che, quando trasportavano i pregiati manzi grigi dalla pianura della Puszta ai maercati di Moravia, Vienna, Norimberga e Venezia, usavano preparare questa sorta di spezzatino di carne di vitello dentro un grande paiolo messo sopra un fuoco di legna all'aperto.
Il nome stesso della ricetta sembra confermare questa versione visto che il termine gulyàs, ovvero goulash in ungherese, deriva proprio dalle parole gulyàs, che significa mandriano, e da gulya, che significa mandria.
Naturalmente per molti secoli il gulash fu solo il pasto dei mandriani e della povera gente che aveva ben poco a disposizione per nutrirsi.
Col passare del tempo, verso la fine del XVIII secolo che la gulyàsleves, la minestra dei mandriani, dalla prateria arrivò ad essere conosciuta dalle famiglie borghesi ed a riscuotere il grande successo che ha portato il gulash a diventare il piatto tradizionale ungherese per eccellenza.
 
L'ho mangiato la prima volta 8 anni fa, in gita nella bellissima Praga con la scuola.. all'inizio l'aspetto non mi convinceva molto, l'odore speziato e l'aroma delle cipolle era diversissimo da quello che di solito ero abituata a mangiare, ma fu amore al primo assaggio. La carne tenerissima, il sugo saporito, quel sentore di spezie, e gli gnocchi di pane, spugnosi e profumati, ideali per essere tuffati in quel sugo fitto.
 
Sono tornata in Repubblica Ceca nel 2010, e la prima cosa che ho ordinato al ristorante è stato proprio il Goulash: buonissimo proprio come ricordavo! Anche Ale, che non è molto cultore dei piatti non italiani ha gradito moltissimo.. continuava ad annuire mentre mangiava, e a dire "buono.. molto buono.. brava..". Che dite gli sarà piaciuto? :D
 
Goulash con gnocchi di pane
 
 
per il goulash

400g di spezzatino di vitello
80g di cipolla
400ml di brodo di carne
200g di patate
1 peperone rosso
175g di passata di pomodoro
1 bicchiere di vino rosso
1 cucchiaio di paprika dolce
1 cucchiaino di maggiorana
1 pizzico di cumino
Olio d'oliva
Sale
Pepe


Tagliare le cipolle a fettine a farle appassire in una pentola alta, grande e antiaderente in abbondante olio d'oliva per una ventina di minuti facendo in modo che non si brucino. Aggiungete il cumino e la maggiorana.

Dopo averla tagliata a cubi di 2-3 cm di lato versate nella pentola anche la carne di vitello e lasciatela rosolare mescolando di continuo in modo tale che la carne rilasci il suo liquido permettendo alle cipolle di non bruciarsi.
Aggiungete la paprika, il sale e una volta mescolato coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fuoco basso, mescolando ogni tanto, per almeno 1 ora aggiungendo solo se la carne sta asciugando un mestolo di brodo.

Trascorsa la prima ora di cottura, lavate e private dei semi il peperone, tagliandolo a cubetti, e aggiungetelo alla carne, coprendo con il brodo a filo della carne; rimettete il coperchio e lasciate cuocere ancora per un ora.

Trascorsa la seconda ora di cottura, sbucciate e tagliate a cubetti le patate, e aggiungete anche queste insieme a del brodo, se necessario, lasciando cuocere per altri 45 minuti.

Regolare di sale e pepe e servire caldo, accompagnato da un buon vino rosso (io Montepulciano D'Abruzzo).

Il gulash si puo’ conservare per 2-3 giorni direttamente in frigorifero, al momento di consumarlo tiratelo fuori e riscaldatelo in una casseruola aggiungendo poca acqua calda e se necessario salando. Volendo, si puo’ anche congelare una volta raffreddato del tutto.

per gli gnocchi di pane

1/4 cubetto di lievito di birra fresco
125g di latte tiepido
250g di farina 00
1 uovo piccolo
100g (circa) di pane leggermente raffermo fatto a cubetti piccoli
5g di sale

Per preparare gli gnocchi di pane, setacciate la farina in una capiente terrina.
Sciogliete il lievito di birra nel latte appena intiepidito e aggiungetelo alla farina, insieme all'uovo e a un pizzico di sale. Lavorate e aggiungete i cubetti di pane raffermo e lavorate ancora fino ad ottenere un impasto compatto ed omogeneo.

Lasciate riposare fino a che l'impasto raddoppia di volume.

 
A questo punto, date all'impasto la forma di un salsicciotto e avvolgetelo o nella pellicola per alimenti come ho fatto io, lasciandola leggermente lenta in modo da favorire la lievitazione o in un panno di cotone pulito, quindi mettetelo in un posto caldo a lievitare per un'altra mezz'ora.

Portate ad ebollizione abbondante acqua in una pentola capiente abbastanza per accogliere tutto il salsicciotto e adagiatelo delicatamente al suo interno (se scegliete di avvolgerlo nella pellicola per alimenti, sigillate quest'ultima ai lati a caramella e mettete il salsicciotto a cuocere nella pentola con l'acqua bollente). Dopo 15 minuti girate il salsicciotto e proseguite la cottura per altri 15 minuti.

Togliete dalla pentola e lasciate  intiepidire su un tagliere, quindi tagliate a fette spesse circa 2 cm e servite insieme al goulash caldo.
 
 
Sorprendentemente, la cottura all'interno della pellicola non solo rivela uno gnocco di pane perfettamente cotto, ma lo mantiene umido al punto giusto, morbido e dal profumo inconfondibile di pane appena sfornato.

sabato 16 novembre 2013

IL PROFUMO DEI RICORDI: CECI ALLO ZAFFERANO


Anche quest'anno siamo alle porte dell'inverno. Le temperature si abbassano, i ritmi rallentano, le giornate diventano lunghe, noiose, bigie.
 
Uscire dal letto la mattina diventa una violenza perpetrata contro noi stessi, per la serie "datemi una sola buona ragione per la quale vestirmi a cipolla, sghiacciare la macchina a colpi di raschietto, e andarmi a imbottigliare nel traffico fatto di tante altre macchine popolate come me da persone che se ne sarebbero state volentieri al calduccio a casa".
 
E quando ritorniamo a casa abbiamo voglia di qualcosa di caldo.
Basta insalatone per rinfrescarci.
Basta pasta asciutta con quei sughetti succulenti di pomodoro fresco, olio e basilico.
Basta verdurine grigliate dietetiche in vista della prova costume.
 
Abbiamo voglia di un piatto consolatore, che ci aspetti fumante nel piatto, pronto ad avvolgerci con quel suo aroma inebriante, ma dai profumi che ci ricondano quella nonna amorevole che lo preparava per noi, mettendoci cura e pazienza.
Un profumo semplice e confortante, che ci riporti al passato.
 
Questi ceci mi ricordano la nonna di Ale, ogni volta che li preparo. Come i suoi ceci, non c'è niente.
E nessun tentativo di imitarli andato a buon fine, nonostante la ricetta sia rimasta scritta, e mi sia anche stata spiegata dalla nonna in persona, un paio di anni fa.

Diciamo che questa ricetta si avvicina molto alla sua.. che però non prevedeva lo zafferano.
 
Ceci allo zafferano
 

per 4 persone

250 g di ceci secchi
mezzo scalogno
zafferano in pistilli (io Zafferano di Navelli Dop)
sale
3 cucchiai di olio evo
un rametto di rosmarino
un cucchiaino di concentrato di pomodoro
peperoncino
 
La sera prima, mettete in ammollo in acqua fredda i ceci. La mattina, scolateli, sciacquateli velocemente e metteteli nella pentola a pressione con acqua fredda a coprire e qualche chicco di sale grosso. Lessate per 35-40 minuti dal fischio.
 
Una volta lessati, scolateli tenendo da parte l'acqua di cottura.
In una casseruola mettete l'olio e lo scalogno e fatelo imbiondire. Se desiderate un gusto più deciso potete utilizzare la cipolla. Diciamo che lo scalogno rimane più delicato.
Unite i ceci, un pò dell'acqua di cottura, il rosmarino, il concentrato di pomodoro e un idea di polvere di peperoncino. Fate sobbollire lentamente, girando di tanto in tanto e aggiungendo un paio di mestoli di acqua di cottura quando quella messa in precedenza si sarà quasi ritirata del tutto.
 
In una ciotolina, stemperare i pistilli di zafferano con poca acqua di cottura dei ceci, e lasciate in infusione finchè saranno idratati e l'acqua sarà diventata giallo intenso. A quel punto, versare anche questa nella casseruola insieme ai ceci.
 
Quando avrete aggiunto tutta l'acqua di cottura i ceci risulteranno cremosi, morbidi e saporiti. Aggiustate di sale e serviteli caldi come piatto unico, come in questo caso, o in accompagnamento a un secondo.
 
 

martedì 25 giugno 2013

INSALATA ANTIOSSIDANTE CON SONGINO E FRUTTI ROSSI

Ancora un'insalata.


No non sto impazzendo. E no, non sono in preda alla febbre da insalate.
E' che sto motivando la mia necessità a perdere qualche chiletto con il creare delle nuove proposte per l'MTC di questo mese. E' stata la volta della caesar's salad di Julia Child, poi dell'insalata con uova e avocado.
 
E ora, questa. Un'insalata ricca di elementi antiossidanti. Gli antiossidanti sono sostanze chimiche (molecole, ioni, radicali) o agenti fisici, che rallentano o prevengono l'ossidazione di altre sostanze, nel caso degli esseri umani, possono uccidere le cellule. L'uso di antiossidanti, sia come integratori alimentari, sia come cibi ricchi in antiossidanti, può aiutare a prevenire l'accumulo di radicali liberi che sono i primi responsabili dell'invecchiamento cellulare: queste molecole sono infatti in grado di neutralizzare i radicali liberi e quindi di proteggere le cellula. Ciò è possibile perchè loro stessi si ossidano al posto delle strutture cellulari. In altre parole sono dei veri e propri “cattura radicali liberi”.
 
Gli antiossidanti si trovano in quantità variabili nei cibi quali ortaggi, frutti, cereali, legumi e noci. Alcuni antiossidanti come licopene e acido ascorbico possono essere distrutti da un lungo stoccaggio o da una cottura prolungata. Altri composti antiossidanti sono più stabili, come i polifenoli antiossidanti nei cibi come frumento e tè.
In generale, i cibi lavorati contengono meno antiossidanti di quelli freschi o non cucinati, poiché i processi di preparazione possono esporre il cibo all'ossidazione.
I composti antiossidanti sono la vitamina C (contenuta in alti livelli in frutta e verdura), la vitamina E (contenuta negli oli vegetali), gli antiossidanti polifenolici (contenuti in té, caffé, soia, origano, frutta, olio evo, cioccolato e vino rosso) e i carotenoidi (contenuti in frutta e verdura, principalmente di colore giallo e arancione). Quindi un consumo regolare di frutta e verdura, non solo ci rende più belli, ma ci aiuta a migliorare la nostra salute.
 
Insalata antiossidante con songino e frutti rossi
 
 
Per ogni commensale
 
una generosa manciata di spinaci baby (io non li ho trovati al supermercato e ho ripiegato sul songino)
frutti rossi freschi
qualche ciliegia
glassa all'aceto balsamico
olio evo
sale
pepe bianco
uvetta
crostini di pane a lievitazione naturale
 
Disporre gli spinaci (o il songino come nel mio caso) nel piatto, comporre il piatto mettendo qui e la i frutti di bosco, le ciliegie denocciolate e l'uvetta.
Condite con una vinaigrette fatta emulsionando olio evo, sale, pepe e la glassa all'aceto balsamico.
Accompagnate con dei crostini croccanti di pane a lievitazione naturale, leggermente unto con dell'olio evo, e passato in forno finchè sarà ben dorato.
 
Servite.
 
 


domenica 23 giugno 2013

SALADE ANDALUSE DI AUGUSTE ESCOFFIER

Oggi la nostra ricetta ci proietta indietro nel tempo, nel periodo storico, culturale e artistico europeo della belle époque, che va dalla fine dell'800 alla prima guerra mondiale; siamo in Francia, ça va sans dire, seduti al tavolo del Petit Moulin Rouge, e mentre sul palco va in scena uno spettacolo di charleston, ci vengono serviti i piatti del famoso chef Auguste Escoffier.
 
Difficile riassumere con poche parole chi fosse Auguste Escoffier, ma probabilmente nessuna parola può essere più efficace di quelle dell'Imperatore di Germania Guglielmo II, che gli disse: "Io sono l'Imperatore di Germania, ma tu sei l' imperatore degli Chef".





 
Iniziò a lavorare all'età di 13 anni presso il ristorante di uno zio a Nizza. Vissuto in pieno Liberty, August Escoffier è il grande innovatore della cucina; egli inventa dei nuovi piatti ai quali dà il nome delle attrici più applaudite:egli è il padre delle salse e, quasi con un tocco magico, semplifica in un baleno tutte le ricette laboriose, eliminando le guarnizioni indigeste, gli ornamenti pesanti e le aggiunte inutili.
Fece la prima grande esperienza nelle cucine del Moulin Rouge, il famose ristorante degli Champs-Elysées, poi al quartier generale dell'Armata del Reno, allo stato maggiore del maresciallo di MacMahon, alla direzione delle cucine del Savoy a Londra, successivamente al Ritz di Parigi, e infine nel ristorante di sua proprietà a Cannes- che aprì a soli 30 anni - Le Faisan Doré.
Fece cambiamenti rivoluzionari nell'organizzazione degli alberghi, della cucina e nell'arte di preparare e cuocere i cibi. Fondò nel 1884 la rivista L'Art culinaire, (che viene ancora pubblicata, con il nome La Revue culinaire).
Creativo e innovatore, Escoffier fu autore di ricette conosciute in tutto il mondo, fra cui la celeberrima Pesca Melba (preparata con gelato alla vaniglia, pesche sciroppate e purea di lamponi) dedicata alla famosissima cantante lirica australiana Nellie Melba.
 
La ricetta di oggi, tuttavia non è dolce, bensì salata.. anzi in-salata! :D
La salade andaluse, dello chef Escoffier, è preparata con pomodori, peperoni e riso bollito, in parti uguali. Le mie dosi sono indicative, pesate tutto e assicuratevi che siano tant-pour-tant.
 
Salade Andaluse di Auguste Escoffier

 
per due persone
 
2 pomodori
1 peperone
150 gr (circa) di riso (io ho utilizzato il riso Roma)
sale
olio
aceto
prezzemolo tritato
pepe macinato al momento
 
Iniziamo dalla preparazione dei peperoni: arrostiteli in forno sotto il grill, o se ne avete la possibilità, alla griglia per 15-20 minuti, girandoli di tanto in tanto, finchè compaiono sulla superficie delle macchie nere. Quindi toglieteli, avvolgeteli in un foglio di carta d'alluminio o metteteli in un sacchetto di plastica per congelare. Fate freddare, quindi privateli della pelle e tagliateli a striscioline.
 
Pelate i pomodori e tagliateli in quarti. Potete pelarli aiutandovi con un pelapatate oppure sbollentadoli per un minuto in acqua bollente, per poi passarli subito in acqua fredda e poi procedere a elimintare la pelle.

Fate bollire il riso in acqua salata fino a cottura (Escoffier indica come tempo di cottura 18 minuti), quindi scolatelo bene.
Volendo potete anche aggiungere un pò di cipolla tritata finemente e uno spicchio d'aglio schiacciato, io li ho omessi.
Mescolate pomodori, peperoni, e riso in una ciotola. Condite con olio, aceto, pepe macinato al momento e una spolverata di prezzemolo fresco tritato.
 
Io ho impiattato sistemando un fondo di strisce di peperoni arrosto su cui ho appoggiato un coppapasta rettangolare in cui ho pressato il riso condito con olio, sale, aceto e pepe macinato; in cima ho sistemato i pomodori, aggiungendo il prezzemolo, che non amo particolarmente sentire sotto i denti, quindi l'ho lasciato intero

Questa insalata è fresca, estiva, leggera e profumata, ideale da preparare anche in anticipo e da portare con voi in piscina o in spiaggia: ve ne innamorerete!

Potete trovare questo post anche sul blog del MTC, qui.


venerdì 21 giugno 2013

INSALATA DI UOVA E AVOCADO

Estate, finalmente.
Ah! Era ora!

E visto che ora ci dovremmo scrollare di dosso tutti gli abiti, le maglie, e anche quel vestitino che ci piace tanto, che è perfetto per coprire la pancetta accumulata nei mesi invernali, e iniziare ad indossare tanti coloratissimi costumi, la cucina richiama dei piatti leggeri, possibilmente gustosi e appaganti, che ci facciano buttare via tutti gli inutili orpelli senza remore.
 
Come vi avevo già detto, il tema di questo mese del MTC sono le insalate, categoria di cui la Caesar's salad è sicuramente regina.
Spesso l'insalata viene relegata ad accompagnamento di qualche piatto più ricco e succulento, senza considerare veramente i potenziali inespressi delle care foglioline verdi. Effettivamente, aggiungendo i giusti ingredienti si possono creare dei veri e propri piatti unici, veloci da fare, gustosi e ricchi di nutrienti.
 
Il padre di Ale cura un bellissimo orto, che ogni anno regala tantissimi legumi, verdure e piante aromatiche. Gestirlo e curarlo è sicuramente faticoso, ma da i suoi frutti: basti pensare che soddisfa le esigenze di 6 persone, e che avendo l'accortezza di congelare alcuni dei prodotti alla fine della stagione estiva, si ha ottima verdura durante quasi tutto l'inverno.
 
L'insalata che ho usato oggi, per la mia seconda proposta al MTC, è proprio la sua. Non conosco il nome preciso, ma posso dirvi che è un'insalata di qualità simile alla canasta. Eccola qui, insieme al pane aquilano di S. Eusanio Forconese a lievitazione naturale.. una meraviglia!
 
 
Insalata di uova e avocado
 
 
4 fette di pane abruzzese a lievitazione naturale
4 foglie di insalata tipo canasta, lavate ed asciugate
1/2 avocado maturo
2 uova
1 cucchiaio di maionese leggera
1 cucchiaio di yogurt greco
il succo di 1/2 di limone
sale
pepe
olio evo

Per prima cosa mettiamo a lessare le uova, che devono essere sode, ma con il centro leggermente umido. Il tempo di cottura, se immergete l'uovo nel momento in cui l'acqua inizia a bollire, calcolate 7 minuti. Appena pronte, raffreddate immediatamente in acqua fredda.

Tagliate a metà, private del nocciolo e della pelle un avocado maturo, ma con la polpa ben soda. Tagliate una prima metà a fette, irrorandole con il succo del limone e tenetele da parte. Schiacciate la seconda metà con l'aiuto di una forchetta (o se preferite una salsa più omogenea e liscia, frullate), aggiungendo la maionese, lo yogurt, un paio di cucchiai di succo di limone, sale e pepe.

Lavate ed asciugate le foglie di insalata, tenendole in frigo fino al momento di comporre il piatto per preservarne la croccantezza.

Ungete il pane con dell'olio e tostatelo in una padella antiaderente, aggiungendo anche uno spicchio d'aglio, che gli darà profumo senza però risultare prevaricante.

Componiamo la nostra insalata sul crostino di pane. Mettiamo la foglia di insalata, la salsa di avocado, le uova sode tagliate a fette e un paio di fette di avocado. Volendo, potete completare con un cubetto di gorgonzola dolce, che ci sta una favola!
Procedete allo stesso modo per tutte le altre fette di pane e servite subito.

E' un pasto completo, ma all'occorrenza, riducendo le dimensioni e le quantità degli ingredienti, potrebbe trasformarsi in un crostino da aperitivo.

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