martedì 20 febbraio 2018

FOCACCIA SEMI INTEGRALE CON LIEVITO MADRE

Oggi ripartiamo da uno dei miei amori, i lievitati. Con il lievito madre, ça va sans dire.

L'inverno si prospetta ancora lungo, quindi è tempo di rimettere in forze il mio lievito madre, un po' trascurato nei mesi passati, ma sempre pronto a darmi delle gran belle soddisfazioni - tra l'altro lo scorso mese ha compiuto 4 anni!


Questa ricetta l'ho trovata sul blog Ribes e Cannella, che seguo da tempo e che mi incanta sempre con le sue splendide foto. La padrona di casa, Ileana, è originaria di Pineto, una deliziosa cittadina sulla costa d'Abruzzo. Abbiamo diverse cose in comune, oltre al condividere la stessa terra e all'amore per il buon cibo, lei come me e Alessandro ama sporcarsi le mani con la terra e coltiva, come noi, il proprio orto. Sicuramente un valore aggiunto in quest'epoca digitale, in cui la maggior parte delle persone sembra aver perso l'interesse per cucinare anche un semplice piatto di spaghetti al pomodoro per la propria famiglia, oppure di non avere più tempo per girare tra i banchi del mercato contadino locale per mettere a tavola della frutta e della verdura sana e genuina, nata a pochi passi da casa. 

La sua focaccia è sofficissima, profumata, umida, con una crosticina croccante all'esterno.. ha il sapore e il profumo delle buone cose di una volta.


Buonissima tiepida, ma ancora meglio il giorno dopo fredda. Credo sia una delle focacce più buone che io abbia mai mangiato!

Focaccia semi integrale con lievito madre



200g di patate bollite ( peso da cotte )
300g di farina integrale di grano tenero + altra per la lavorazione
400g di farina 0
30g di olio evo
150g di lievito madre rinfrescato
1 cucchiaino di zucchero di canna ( o miele, malto ecc )
2 cucchiaini di sale
350g circa di acqua*

in più vi occorreranno

pomodorini
olive - io ho usato quelle di Gaeta
origano
olio evo

Schiacciate le patate ( io ho usato una patata media bollita in acqua leggermente salata, considerate comunque il peso da cotta, 200 g ), mescolatele alle farine e all’olio; sciogliete il lievito madre in 100 g di acqua con lo zucchero, unite tutto al mix di farine e patate, quindi aggiungete altra acqua fino ad ottenere un impasto morbido, ma non appiccicoso; io ho aggiunto 280 g di acqua, quindi 380 g in totale.

(Ileana consiglia di aggiungere l’acqua poco alla volta e ,se necessario, aggiungete ulteriore acqua, la farina integrale potrebbe assorbire più acqua).
Spolverizzate il piano di lavoro con della farina integrale, versatevi l’impasto e lavoratelo brevemente, fino ad ottenere un impasto omogeneo e morbido.


Oliate una ciotola e ponetevi l’impasto, coprite con la pellicola e fate lievitare fino al raddoppio.
A questo punto ungete una teglia rettangolare delle dimensioni di 30 x 40 cm e fatevi scivolare l’impasto senza lavorarlo; stendetelo delicatamente con le mani leggermente unte fino a ricoprire tutta la teglia.


Lasciate lievitare fino al raddoppio (il tempo qui è indicativo e dipende molto dalla forza del vostro lievito madre come anche dalla temperatura che avete in casa, Ileana riporta un tempo di 90-120 minuti, mentre per me sono stati necessarie 3 ore circa), quindi ungete la superficie con un velo di olio evo, farcite con pomodorini divisi a metà, olive e origano.



Cuocete nel forno preriscaldato a 200°C fino a doratura. Io ho cotto circa 35 minuti, impostando il forno sulla funzione ventilata negli ultimi 10 minuti per regalare alla focaccia una doratura uniforme.
Fate raffreddare la focaccia prima di tagliarla. E' buonissima da sola, e un pezzo tira l'altro.

martedì 13 febbraio 2018

PLUM CAKE AL CIOCCOLATO CON CUORE A SORPRESA

Non siete ancora pronti per festeggiare San Valentino? Oggi vi do una ricetta per stupire il vostro lui o la vostra lei con un dolce buonissimo, di facile esecuzione e con anche con gli effetti speciali!

Erano anni che volevo provare a farlo, finalmente ci sono riuscita. E' semplicissimo, molto più di quanto possiate immaginare.
La magia consiste nel fare due impasti diversi, prima quello da cui ricaveremo i cuoricini, che è una sorta di torta margherita con al suo interno del colorante alimentare, e poi quello per il plum-cake che incorporerà i cuoricini - ma potete dargli la forma che volete - in cottura.

Un dolce semplice, da proporre magari anche per altre festività o occasioni speciali, come natale (immaginate come sarebbe carino un plum-cake bianco con un simpatico alberello verde al suo interno), compleanni o semplicemente per stupire i vostri ospiti.

Plum-cake al cioccolato con cuore a sorpresa


per i cuori

180g di farina
80g di burro
80g di zucchero 
1 uovo
2 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
100g circa di latte 
1 cucchiaino di colorante rosso in polvere o in pasta*

Fate fondere il burro e lasciatelo raffreddare completamente.
Separate il tuorlo dall'albume - che terrete da parte - e montatelo con lo zucchero finché risulti ben gonfio e spumoso. Aggiungete a filo anche il burro e la vaniglia.
Unite la farina setacciata con il lievito e il colorante rosso. Da parte montate l'albume a neve ferma e unitelo al composto precedentemente ottenuto con una spatola, con movimenti delicati dal basso verso l'alto.

Versate il composto in una teglia dalle dimensioni 18x25 precedentemente imburrata e infarinata.
Infornate a forno già caldo a 175° per 15-20 minuti (fate sempre la prova stecchino). Sfornate e lasciate raffreddare completamente.

Una volta che il biscuit sarà freddo ricavate i cuori con un taglia biscotti sfruttando lo spazio al meglio per ottenerne quanti più possibile.

* A seconda del tipo di colorante scelto e della quantità che andrete ad inserire nell'impasto cambierà il colore. Coloranti in pasta o in polvere colorano di più rispetto un colorante liquido. In questo caso io ho utilizzato un colorante rosso in polvere di origine vegetale,  e il colore dopo la cottura risulta un rosa chiaro. Per ottenere colori più intensi vi consiglio i coloranti in pasta che sono i migliori.

per il plum-cake

260g di farina 00
150g di burro morbido
80g di zucchero semolato
60g di zucchero di canna
3 uova grandi 
60g di cacao amaro in polvere
200g di latte
una bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
un cucchiaio di estratto di vaniglia

Con le fruste elettriche - io in planetaria - lavorate il burro morbido con i due tipi di zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. A questo punto aggiungete una alla volta le uova e l'estratto di vaniglia.
Unite a questo punto la farina, il cacao e il lievito setacciati insieme, alternandoli al latte.

Imburrate e infarinate lo stampo da plum-cake e trasferitevi 1/3 dell'impasto al cacao. Disponete al centro della teglia, in fila, i cuoricini uno dopo l'altro senza lasciare spazi e spingendoli leggermente nell'impasto poiché nel corso della cottura, con la lievitazione tendono un po' a spostarsi. Coprite il tutto con il resto del composto, livellandone bene la superficie.


Infornate a 180° per 40-45 minuti circa (ogni forno è diverso quindi verificate sempre la cottura con uno stecchino).
Sfornate, lasciate raffreddare completamente e completatelo con una spolverata di zucchero a velo.


Buon San Valentino a tutti gli innamorati.😍

martedì 6 febbraio 2018

IL GIAPPONE NEL CUORE: RAMEN

Tokyo, Kyoto, Kanazawa, Shirakawa. In un'unica parola: Giappone.
Ci tornerei domani, magari con un biglietto di sola andata.

Il Giappone è un paese che mi ha sempre suscitato molta curiosità. Totalmente diverso dalla nostra concezione di vita e da come concepiamo noi l'organizzazione e le regole sociali.
Per questo quando ci siamo trovati a scegliere delle mete per il nostro viaggio di nozze il Giappone è stato la nostra prima scelta.
E siccome un'immagine vale più di cento parole, vi lascio qualche scatto di quei giorni.

Tokyo
Il Monte Fuji sulla baia di Shizuoka

Una piantagione di tè verde

Il villaggio di Shirakawa-Go, nel distretto di Ōno, con le sue gasshō-zukuri, dal tetto interamente realizzato in paglia. E' patrimonio UNESCO ed è gemellato con Alberobello.

Due giardinieri all'opera per togliere le foglie cadute durante la notte. La cura che i giapponesi hanno del verde pubblico è quasi maniacale, le aiuole sono curatissime, fiorite, ordinate. I viali spazzati ogni mattina. Inutile dire poi che trovare dello sporco a terra è impossibile e vi rivelo una curiosità: non ci sono cestini per la spazzatura in strada. Sono predisposti dei punti per la raccolta differenziata accanto alla maggior parte dei distributori automatici presenti lungo le strada e nessuno si sognerebbe mai di gettare della cartacce in terra.

Dimenticatevi le classiche transenne in Giappone. Queste sono deliziose!

Kinkaku-ji detto anche Padiglione d'oro a Kyoto, i cui piani superiori sono interamente ricoperti di foglia d'oro. Circondato da un giardino giapponese meraviglioso e una piccola foresta di bambù.

Bonsai e kokedama, delle piccole meraviglie. Peccato non aver potuto portare con noi una di queste piante in miniatura

Tipica "macchina" giapponese. In Giappone per acquistare un'automobile bisogna dimostrare di possedere un parcheggio o comunque un posto in cui tenere la macchina quando non la si utilizza. Infatti vedere una macchina parcheggiata lungo la strada è impossibile. 

Mochi, normali e al tè matcha, ripieni di marmellata anko. Questi anche se confezionati erano deliziosi!
I "panini di riso" come li ha ribattezzati Alessandro: gli Onigiri. Costano 100-150 yen (circa 1 €) e hanno i ripieni più disparati. Troppo buoni!

Takoyaki, un tipico street food giapponese: sono a base di pastella e cotte in una speciale piastra. Al loro interno spezie, polipo a tocchetti, briciole di tempura, zenzero sottaceto e cipollotto. Condito con salsa takoyaki, maionese e katsuobushi. Una bomba calorica, ma troppo troppo buona! 

Per festeggiare il compleanno di Alessandro siamo andati ad assaggiare il manzo di Kobe in un particolare tipo di ristorante dove ti vengono messi a disposizione gli ingredienti crudi, una vasta gamma di condimenti e contorni e puoi cucinare il tutto direttamente al tuo tavolo. Un'esperienza molto particolare.

Un gelato al tè matcha. Delizioso!

Korokke, un altro tipico street food giapponese: crocchette di patate, disponibili in moltissime varianti. Buonissime!

Non poteva mancare: sushi! Ne abbiamo fatto delle memorabili scorpacciate! A differenza del sushi il rapporto riso/pesce è inverso, poco riso e molto pesce. Ovunque lo abbiamo mangiato era sempre freschissimo e buonissimo. 

Un dessert tradizionale. Era composto da una specie di aspic al pompelmo dal retrogusto marcatamente amaro, con dei pezzetti di frutta al suo interno e sormontato da mezza fragola. La frutta in Giappone costa tantissimo. Una mela può arrivare a costare l'equivalente di 2 euro, mentre un melone anche oltre 100€.

Daifuku mochi ad Asakusa, ovvero un mochi ripieno di marmellata anko e una fragolona enorme. Buonissimo!

Tempura mista, accompagnata da daikon e zenzero grattugiato.

Un pranzo tradizionale giapponese, quello che da noi sarebbe un pranzo per le occasioni speciali. Tutto davvero buonissimo. C'era del sashimi, zuppa di miso, tempura, tofu, sottaceti, riso bianco, verdure. 
Insomma, tanti volti, tanti posti, tanto cibo.
Sushi, tempura, takoyaki, mochi, tayaki, zuppa di miso, karagee, korokke, dango.
Un piatto tra gli altri mi è rimasto particolarmente caro: il ramen. Di origini cinesi, è diventato negli anni il piatto nazionale giapponese.

Eccomi davanti una ciotola di Ramen.
Esiste una grande varietà di ramen in Giappone, con differenze sia geografiche sia specifiche del venditore, persino in varietà che hanno lo stesso nome. I tipi di ramen possono essere categorizzati secondo i suoi due ingredienti principali, ovvero le tagliatelle e il brodo; ne troviamo principalmente quattro tipologie:

Shio ("sale"): il ramen Shio è probabilmente il più vecchio dei quattro ed è un brodo pallido, chiaro, giallognolo fatto con molto sale e una qualche combinazione di pollo, verdure, pesce e alghe marine. La consistenza e lo spessore delle tagliatelle nei ramen shio è variabile, ma di solito sono dritte piuttosto che ricce.

Tonkotsu ( "osso di maiale"; da non confondersi con tonkatsu, che è la cotoletta di maiale panata alla giapponese) : il ramen tonkotsu ha di solito un brodo color bianco nuvola. Ha un brodo spesso, fatto bollendo ossa di maiale, grasso e collagene su un fuoco alto per molte ore, che soffonde il brodo con forte sapore di maiale e una consistenza cremosa che sembra latte. Le tagliatelle sono sottili e dritte, e questo ramen è spesso servito con beni shoga (ovvero lo zenzero sott'aceto).

Shōyu ("salsa di soia") : il ramen Shōyu ha tipicamente un brodo di color marrone e chiaro, a base di brodo ristretto di pollo e verdure (o a volte pesce o manzo) con aggiunta di molta salsa di soia che porta a una zuppa che è intensa, salata, saporita ma tuttavia ancora abbastanza leggera al palato. Il ramen Shōyu ha di solito tagliatelle ricce piuttosto che quelle dritte, ma non sempre. È spesso adornato da germogli di bambù marinati, nori (alghe di mare, quelle con cui si serve il sushi), uova bollite, germogli di fagioli e/o pepe nero.

Miso: il ramen miso è unicamente giapponese. è stato sviluppato in Hokkaidō, è caratterizzato da un brodo che combina una gran quantità di miso ed è mischiata con pollo unto o brodo di pesce - e a volte con tonkotsu o lardo - per creare una zuppa densa, fragrante, leggermente dolce e molto vigorosa. Il brodo del ramen miso tende ad avere un sapore robusto, intenso, perciò si combina con una varietà di guarnizioni in cima saporite. Le tagliatelle sono tipicamente spesse, ricce e leggermente mollicce.
Le ricette delle zuppe e i metodi di preparazione tendono a essere segreti accuratamente custoditi.

La ricetta che vi propongo oggi l'ho presa dal canale youtube "Tommaso in Giappone", curato da un ragazzo toscano trapiantato in giappone; il brodo a base di porro con i tagliolini all'uovo, insieme alla pancetta di maiale - chashu - , all'uovo mezzo cotto - hanjuku tamago - completato con l'alga nori tostata, i germogli di soia e il cipollotto fresco, danno vita a un piatto straordinario.

Siccome l'hanjuku e il chashu devono riposare una notte, vi consiglio di preparare tutto con un giorno di anticipo.

Ramen


per 4 persone

2 porri
4 fette di pancetta di maiale
150g di sakè
4 cm di radice di zenzero
acqua q.b.
2 spicchi d'aglio
2 cucchiai di mirin
1 cucchiaio di olio di sesamo
3 cucchiai di salsa di soia
pepe q.b.
sale q.b.

in più ci serviranno

250g di pasta fresca all'uovo, tipo tagliolini
1 foglio di alga nori arrostita diviso in quattro
100g di germogli di soia lessati - si trovano anche in scatola
1 cipollotto fresco affettato sottilmente

In una padella rosoliamo la pancetta - nel video aggiungono olio vegetale, ma essendo già un taglio grasso di carne, io l'ho omesso e ho fatto rosolare la pancetta con il suo grasso - fino a doratura.
Trasferite la carne nella pentola a pressione, aggiungete il sakè, lo zenzero pelato e tagliato a fettine, e i porri, tagliati grossolanamente. Coprite a filo con acqua fredda, chiudete la pentola e ponete su fiamma alta finchè inizia a fischiare; da quel momento abbassate il gas al minimo e proseguite la cottura per 15 minuti.

Spegnete e lasciate uscire il vapore prima di aprire la pentola. Togliete la carne da dentro il brodo e tenetela da parte.
Aggiungete l'aglio, il mirin, l'olio di sesamo, la salsa di soia ed aggiustate di sale e pepe.
Richiudete la pentola a pressione e riaccendete il gas al massimo. Cuocete per 15-20 minuti dal fischio - i porri dovranno disfarsi completamente. Assaggiate il brodo ed eventualmente aggiustate di sale. Ha un sapore molto deciso, quindi potrebbe risultare troppo "intenso" per alcune persone; se così fosse, allungatelo con dell'acqua bollente poco prima di comporre il piatto.

per l'hanjuku tamago

4 uova
6 cucchiai di salsa di soia
4 cucchiai di sake
3 cucchiai di mirin

Lessate le uova per 6-7 minuti, quindi trasferitele in una ciotola con acqua fredda. Spellate le uova e conditele con la salsa di soia, il sake e il mirin. Lasciate le uova ad insaporire con la salsa per una notte in una ciotola ben coperta da pellicola.

per il chashu

la carne di maiale messa da parte in precedenza
3 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di sake
4 cucchiai d'acqua 
2 cucchiai di mirin

Ponete la carne di maiale con cui abbiamo fatto il brodo in una padella con tutti i condimenti, e fate rosolare, girandola di tanto in tanto, finchè il condimento si sarà ridotto ad una salsa densa.
Trasferite in una ciotola coperta da pellicola e lasciate riposare per una notte.

Come va servito

Scaldate il brodo di porro ed eventualmente allungatelo. 
Da parte lessate i tagliolini seguendo i tempi di cottura indicati, quindi scolateli bene e teneteli da parte.
Disponete in ogni ciotola due o tre mestoli di brodo e una porzione di tagliolini. Completate il piatto aggiungendo una fetta di chashu, i germogli di soia, l'uovo tagliato a metà, il cipollotto e l'alga nori.


Servite immediatamente.

martedì 30 gennaio 2018

MERINGHE CON LA PANNA DI IGINIO MASSARI

Ricordo perfettamente il vassoio di paste che papà portava a casa ogni domenica mattina, poco prima di pranzo. La carta in cui era avvolto era bianca con ritrattata la facciata del palazzo dove si trovava il bar-pasticceria in oro, come anche il nastro che chiudeva il pacchetto con un ricciolo. 
Quando l'involucro di carta bianca e oro veniva aperto scoprivamo le dieci paste che aveva scelto papà per quella domenica..

C'erano sempre, tra le altre paste, due diplomatici, un cannoncino alla crema pasticcera e uno al cioccolato, una tartelletta alla frutta, e una meringa con la panna.
La meringa era quella che preferivo.
Il guscio era dolce e croccante, la panna fresca e morbida, e c'erano delle decorazioni con il cioccolato fondente. Deliziosa.

Così quando siamo stati invitati un paio di settimane fa a casa di mio cognato ho pensato di portare questo dolce un po' retrò ma che mette d'accordo veramente tutti - anche il fratello celiaco della fidanzata di mio cognato.


Sono semplicissime da realizzare, e la ricetta è del maestro Iginio Massari quindi di sicura riuscita.
Le potete cuocere con il metodo del forno spento, e potete anche preparare i gusci con largo anticipo per poi farcirle poco prima di servirle.

Meringhe con panna montata

per le meringhe, ricetta di Iginio Massari

115g di albumi a t.a.
335g di zucchero (1)
150g di zucchero (2)

Nella ciotola della planetaria montare a neve l'albume con la prima parte di zucchero semolato, versando inizialmente 100g circa e poi la rimanenza un po' alla volta mentre monta. Incorporare con una spatola e mescolando con delicatezza la seconda parte di zucchero. Modellate quindi la meringa a piacere con una sac-à-poche su una teglia rivestita da carta forno - io ho utilizzato la bocchetta tonda liscia. 
Cuocere a 160° per 10 minuti, quindi abbassare la temperatura del forno a 120° per 2 ore con lo sportello del forno lasciato appena aperto - potete anche farle con il metodo a forno spento, dopo i primi 10 minuti a 160°.

per la farcitura e la decorazione

500g di panna fresca da montare
pirottini da muffin
cioccolato fondente fuso

Montate la panna e trasferitela in una sac-à-poche con bocchetta a stella chiusa. Farcite le meringhe, accoppiandole due a due, scegliendo quelle che sono della stessa misura. Sistemate ogni meringa farcita in un pirottino.
Quando avrete farcito tutte le meringhe fondete il cioccolato a bagnomaria e aiutandovi con una forchetta fate cadere in maniera irregolare sulla loro sommità dei fili di cioccolato.
Riponete in frigo fino a poco prima di servire.

Siccome la panna andrà ad inumidire la meringa, facendola leggermente sciogliere nel punto di contatto, vi consiglio di farcire le meringhe non più di 2-3 ore prima di servirle.



giovedì 25 gennaio 2018

MOJITO ENTREMET PER LA SFIDA MTC N.69

Mi tirerò dietro tutte gli anatemi del MTChallenge, lo so.
Non amo molto i drink. L'unico che mi piace è il Mojito. 

Indovinate un po' qual è il cocktail che ho scelto di reinterpretare per la sfida di questo mese?
Già.
Avevo in un primo momento anche pensato di saltare la sfida, per tutta una serie di ragioni, compreso il fatto di aver dovuto rifare le preparazioni due volte a causa dei dosaggi sbagliati, ed ultima ma non ultima il fatto di non amare i cocktail.
Poi però la voglia di affogare i cattivi pensieri nell'alcool stare ai fornelli ha vinto, e spero che la community tutta, terzo giudice in primis, mi perdoneranno per la mia scelta scontata. 

Per preparare un VERO mojito sono necessari:

4 cl di rhum bianco cubano
3 cl succo fresco di lime
6 foglie di menta
2 cucchiaini di zucchero bianco
acqua tonica

A volte è troppo dolce, altre troppo alcolico. Solo 3 o 4 volte ho bevuto dei Mojito veramente ben fatti! Quindi, per prima cosa, un sorso di Mojito per iniziare bene.


Quindi, visualizziamo il dolce.
Una base di biscuit, il cui impasto si arricchisce di menta fresca tritata e bagnato con il rhum in purezza.
Sopra di esso strati alternati di panna cotta al lime e gelatina alla menta.
Come decorazione un crumble di foglie di menta e zucchero di canna oltre a due cilindretti di meringa, da sentire scrocchiare sotto i denti come quando con la cannuccia di succhia lo zucchero sul fondo del bicchiere.
Infine, per appagare ulteriormente la gola, due sfoglie di cioccolato bianco.

Mojito entremet

Per il biscuit alla menta


80g di farina per torte, setacciata (io Garofalo 170W)
un pizzico di sale
3 uova grandi intere + 2 tuorli grandi
115g di zucchero
60g di burro, fuso e fatto completamente raffreddare
4 cucchiaini di menta fresca tritata

Per prima cosa riscaldate il forno a 230°, con la griglia sistemata nella parte bassa. Ungete una placca da forno con il bordo da 32 x 44,5 cm con lo spray staccante. Rivestitela di carta forno e spruzzate anche questa. Infarinatela e picchiettatela per eliminare la farina in eccesso.

Mescolate la farina e il sale in una ciotola.
Portate a sobbollire 5 cm di acqua in una casseruola. Ponete una ciotola sopra l'acqua - non dentro - e mettete al suo interno le uova, i tuorli e lo zucchero, sbattendo il composto con la fusta finché lo zucchero si è sciolto completamente e il composto è caldo. A questo punto lavorate per 2 minuti il composto con le fruste elettriche a velocità medio-alta; io ho tolto dalla pentola e ho utilizzato la planetaria a velocità 3. Quindi aumentate la velocità  - io a velocità 6 - e montate il composto per altri 4 minuti fin quando risulterà chiaro e denso.

Setacciate la farina sul composto di uova incorporandola in 3-4 volte con una spatola di gomma grande. Alternate  la farina con il burro fuso, colandolo sulla parete della ciotola. Infine aggiungete la menta tritata sempre mescolando delicatamente.

 Stendete il composto, che dovrà risultare denso, e non liquido, sulla placca preparata in precedenza con una spatola angolare. Infornate per 6-7 minuti, dovrà risultare dorato. 
Sfornate e lasciate raffreddare. Quindi coppate il biscuit ricavando 8 basi rettangolari 9x5 e teneteli da parte coprendoli con della pellicola per alimenti.

per la bagna 

Rhum q.b.

La base dei dolci in generale non mi piace particolarmente zuppa, ma in questo caso siate generosi. Il segreto per una perfetta inzuppitura è guardare la parte inferiore della base. Quando sollevando la base iniziate a vedere il liquido formare delle chiazze, fermatevi. Il vostro biscuit è perfettamente bagnato.

per il gelée di menta

50g di foglie di menta
8g di gelatina
110g di zucchero
250g di acqua

Pulite le foglie di menta e mettetele in una brocca - io ho utilizzato il bicchiere del minipimer. Ammollate la gelatina in acqua fredda per almeno 15 minuti. Portare quasi a bollore l'acqua, quindi versatela sulle foglie di menta e lasciate in infusione per 10 minuti.
Trascorso il tempo di riposo filtrate il liquido direttamente in un casseruolino, unite lo zucchero e scaldate il composto. Appena lo sciroppo è sciolto spegnete e aggiungete la gelatina strizzata, mescolando finché risulta ben sciolta. 

per la panna cotta al lime

350ml di panna 
250ml di latte intero
100g di zucchero
8g di colla di pesce
le zeste di due lime

Portate a bollore in un tegame, la panna, il latte, lo zucchero di canna e le zeste di lime. Lasciate quindi in infusione per 10 minuti.
Nel frattempo mettete la colla di pesce a bagno in acqua fredda.
Filtrate il composto con la panna e prelevatene 50 gr in cui scioglieremo la gelatina precedentemente ammollata e strizzata. Scaldate il composto, senza farlo bollire e aggiungete la gelatina.
Riunite il composto con la gelatina al resto del composto. Stratificate e mettete a solidificare per almeno 3 ore in frigo.

per le meringhe, ricetta di Iginio Massari

115g di albumi a t.a.
335g di zucchero (1)
150g di zucchero (2)

Nella ciotola della planetaria montare a neve l'albume con la prima parte di zucchero semolato, versando inizialmente 100g circa e poi la rimanenza un po' alla volta mentre monta. Incorporare con una spatola e mescolando con delicatezza la seconda parte di zucchero. Modellate quindi la meringa a piacere con una sac-à-poche su una teglia rivestita da carta forno. In questo caso con la bocchetta tonda liscia ho modellato dei cilindretti.
Cuocere a 160° per 10 minuti, quindi abbassare la temperatura del forno a 120° per 2 ore con lo sportello del forno lasciato appena aperto - potete anche farle con il metodo a forno spento, dopo i primi 10 minuti a 160°.

per il crumble 

20 foglie di menta già pulite
2 cucchiai di zucchero di canna

Tritate a punta di coltello la menta e lo zucchero fino ad ottenere un crumble piuttosto sottile, ma ancora granuloso.

per le sfoglie di cioccolato bianco

100g di cioccolato bianco
fogli di acetato

Fate fondere a bagnomaria il cioccolato bianco. Versatelo tra due fogli di acetato e ponete in frigorifero a solidificare.
Con un coltello a lama liscia ricavate dalla sfoglia di cioccolato dei rettangoli da posare al lato dell'entremet.

Il montaggio del dolce va fatto al contrario, quindi partendo dalla preparazione che poi troveremo sulla sommità, e via via fino ad arrivare al biscuit.
Rivestite il fondo dello stampo e i lati esterni con un unico foglio di pellicola per alimenti e per praticità poneteli tutti su una teglia in modo che quando dovrete metterli in frigo non avrete difficoltà a spostarli. Dopo ogni strato il dolce va in frigo per almeno 30 minuti. Io per velocizzare l'ho messo in freezer per 10 minuti dopo ogni aggiunta.

L'ordine degli strati da seguire è - dal basso:
gelée di menta
panna cotta al lime
gelée di menta
panna cotta al lime
biscuit bagnato al rhum

Dopo l'aggiunta del biscuit lasciate solidificare per un paio di ore in frigo prima di sformare.
Capovolgete direttamente sul piatto di portata ognuno dei dessert, passando la lama di un coltello sul bordi se trovate difficoltà a farlo scendere.


Decorate il dolce con il crumble, le meringhe, le sfoglie di cioccolato bianco e un ciuffetto di menta fresca.
Accompagnate con un buon Mojito.



Con questo dessert partecipo alla sfida del MTChallenge n.69.



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